Enduro, Macoritto: “Spero in una stagione memorabile”

Enduro, Macoritto: “Spero in una stagione memorabile”

"Il brutto infortunio al ginocchio del 2019 è ormai un ricordo: questa può essere una stagione da ricordare, con la TM-Boano voglio il titolo Junior. E poi c’è la Sei Giorni..." 

Dario Agrati

25 maggio

I giovani dell’Enduro italiano crescono e in questo primo scorcio del 2021, assieme allo scalpitante Andrea Verona e al ritrovato Matteo Cavallo, la pattuglia tricolore degli “Under 23” comprende Matteo Pavoni, il sammarinese Thomas Marini e i giovanissimi Manolo Morettini, Enrico Rinaldi, Enrico Zilli, Kevin Cristino, Daniele Delbono, Lorenzo Bernini, Riccardo Fabris, oltre a un altro pilota di buone speranze, che quest’anno potrebbe riservarci delle belle sorprese nel mondiale Junior. Parliamo di Lorenzo Macoritto.

Classe 1997, il “Maco”, fino a poco tempo fa faticava a camminare dopo un serio infortunio al ginocchio sinistro. Nel marzo 2019, mentre si stava allenando in condizioni fisiche precarie, nel tentativo di partecipare alla prima prova degli Assoluti d’Italia, le sue lesioni peggiorarono. Operato nel giugno 2019 ai legamenti crociati, anteriore e posteriore e ai due collaterali del ginocchio sinistro, Lorenzo è stato costretto a rimanere fermo per l’intera stagione, riprendendo timidamente ad andare in moto soltanto nel gennaio 2020.

Sfortuna addio? Neppure per sogno, perché il giovane pilota friulano è dovuto restare fermo altri due mesi, a primavera, a causa del lockdown. Finalmente, nel luglio scorso, la prima prova degli Assoluti d’Italia l’ha visto ritornare alle gare, dove è subito salito sul podio, ottenendo una terza e seconda posizione. Nel secondo round del campionato, Macoritto è stato nuovamente secondo e terzo. Alla terza, Lorenzo ha vinto le due giornate e nell’ultima prova, con un primo e un secondo posto ha fatto suo il titolo nazionale Junior, davanti a Matteo Pavoni, quest’ultimo amico e rivale, nonché suo compagno di squadra nel Team Boano. Oggi Macoritto ha un anno in più (sono 22), ha maturato ancora più sicurezza con la squadra di Jarno Boano e grazie anche al lavoro invernale con il gruppo dei giovani del progetto Pata Talenti Azzurri FMI. L’obiettivo del “Maco” è di essere nel 2021 tra i più veloci non soltanto negli Assoluti della 250 2T perché vuole puntare anche a un piazzamento di rilievo nella classifica generale dell’Italiano nel confronto con i vari top rider stranieri, mentre al Mondiale Junior saranno scintille con l’amico rivale Pavoni.

Quella (s)volta che: la Superlega dell'Enduro

Una passione nata da piccolo


Lorenzo, come ti sei avvicinato all’Enduro?

“Da bambino mi piaceva Superman, ma pensavo: non è come vorrei essere perché a me piacciono le moto. Si, perché a quattro anni mio padre Sandro e mia madre Paola mi portavano in giro con il camper a vedere le gare di Cross. Poi a Natale mio padre mi regalò una Malaguti 50 con cui iniziai a partecipare ad alcune lezioni di Minicross e fin da subito mi piacque il fuoristrada. Ho iniziato a partecipare alle prime gare di Minicross e successivamente sono passato al Minienduro. Dopo qualche anno ho corso nel campionato regionale Friuli di Minicross salendo di classe con la KTM nella 50 e 85. A 14 anni ho deciso di passare al Minienduro con la Valenti 50 disputando le prime gare. Ho preso parte a tutto il campionato italiano Minienduro dal 2007 al 2012, escludendo il 2010, quando sono stato costretto a un anno di stop dopo la frattura dell’omero destro per una caduta con la mia KTM 85 in gara alla Malpensa”.

Molti Enduristi sono lombardi, di Bergamo e dintorni. Tu sei friulano, come Edi Orioli, un campione dell’Enduro prima e della Dakar poi.

“Effettivamente è un po’ uno svantaggio perché nella nostra regione non ci sono molti percorsi su cui allenarsi a differenza invece di Bergamo, Brescia e dintorni. Ringrazio infinitamente la mia famiglia per i sacrifici che ha dovuto affrontare per permettermi di allenarmi sulle piste in Veneto e in Lombardia. Senza di loro non avrei potuto arrivare fino a qui”.

Nel tuo curriculum scrivi che la tua rivista preferita è Motosprint!

Sì, fin da bambino ho sempre trovato su Motosprint tutte le notizie di attualità delle gare; MotoGP, Cross con ampi servizi anche sull’Enduro, specialità che siete gli unici a seguire bene, come per le altre specialità del Fuoristrada perché sono un grande appassionato di tutto l’off-road”.

Come vivi la rivalità con Pavoni?

“Io e Matteo siamo sempre stati rivali fin dal Minienduro. Rivali in gara nel massimo del rispetto delle regole. Frequentandoci, il nostro rispetto è accresciuto come pure la relativa stima trasformando il nostro rapporto in amicizia. Viviamo praticamente insieme durante la settimana in allenamento nella sede del team a Caraglio. Ci siamo sempre confrontati in gara uno contro l’altro ma nel tempo siamo stati compagni di squadra e sempre amici. Quest’anno sarà un anno particolare perché pur essendo amici saremo avversari con l’obiettivo comune di vincere il Mondiale. Diciamo che nel Team Boano c’è un po’ di rivalità ma ci siamo sempre confrontati. Passiamo insieme anche i giorni pre-gara e sono contento di avere Pavoni compagno di team”.

Passato, presente e futuro


Dal 2019 sei al Team Boano, prima con la Beta, oggi con la TM. Hai avuto difficoltà in questo cambiamento tecnico e quali sono le differenze tra l’attuale moto e quella vecchia?

“Il passaggio alla TM è stato abbastanza significativo perché dopo tre anni molto positivi con la Beta, tralasciando l’anno in cui sono stato fermo per il brutto infortunio al ginocchio, passare a una moto nuova non è facile. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà nel trovare la migliore confidenza con la moto. Ora siamo riusciti a trovare il giusto set up per le mie esigenze di guida, anche se non dobbiamo smettere si lavorare e fare test. Mi trovo bene con telaio e ciclistica ma mi devo ulteriormente adattare al motore. Il potenziale della TM è evidente, poi per qualsiasi problema Jarno chiede e loro sono sempre più che disponibili. Sto comunque migliorando; ora attendiamo di continuare il trend positivo nelle prossime gare”.

Chi è il tuo mito?

“Il mio pilota di riferimento è sempre stato Ivan Cervantes per il suo stile di guida, la personalità, la velocità in tutte le tipologie di prove speciali, la simpatia e disponibilità con i tifosi. Cervantes è tutt’ora un esempio da seguire anche per come sta lavorando per l’Enduro in Spagna. Sta contribuendo alla crescita di alcuni giovani”.

Cosa ti aspetti dal futuro?

“L’Enduro è uno sport completo perché abitui alla fatica tutte le parti del corpo e la relativa muscolatura. Poi ci sono la tecnica di guida, le differenti tipologie di percorsi e la fatica perché le gare durano otto ore. È indispensabile un buon allenamento invernale, bisogna seguire una dieta equilibrata perché le riserve di energie durano poco. Non è come nel Cross che hai 30/40 minuti di manche e poi hai delle pause in cui puoi con recuperare le energie. Spero di migliorare nelle speciali estreme”.

Preferisci due o quattro tempi?

“Preferisco la 2T perché è la tipologia che ho sempre usato sin da bambino. Ho fatto soltanto una gara nel 2016 con la 4T. Avrò modo più avanti di provare la 4T”.

Pavoni a parte, chi temi maggiormente tra tuoi avversari per il Mondiale?

“Fra i piloti favoriti al titolo iridato Junior ci sono Kytonen, Navarro che nel 2020 ha vinto la Youth, Spanu. Ma non penso agli avversari, cerco di concentrarmi su me stesso, guidare bene de essere il più possibile veloce. Sarà una Junior molto combattuta”.

La FIM sarà Promoter pro tempore per il Mondiale 2021. Cosa ti aspetti dopo i problemi della specialità degli ultimi anni?

“Speriamo che con questa novità e con il risolversi della pandemia si riesca ad avere più concretezza dal punto di vista dell’immagine e soprattutto della presenza di pubblico alle gare, naturalmente Covid-19 permettendo”.

Cosa pensi della pace fatta tra FIM e WESS e del nuovo assetto che si è creato?

“Il campionato del Mondo Hard è completamente diverso rispetto al mondiale Enduro classico perché contempla tre tipologie di prove speciali, ma con ostacoli e percorsi estremi. Speriamo che con il rientro del Gruppo KTM nel mondiale Enduro ci siano dei miglioramenti di visibilità mediatica per la nostra specialità, che nel tempo possano fornire vantaggi anche dal punto di vista economico”.

Alla Sei Giorni, con la Maglia Azzurra hai già vinto tre volte tra i Club nel 2016 in Spagna, 2017 in Francia e 2018 in Cile. E ora...

“Quest’anno spero di poter fare parte della squadra italiana dopo che nel 2019 non ho potuto partecipare per l’infortunio al ginocchio. Sappiamo che la squadra USA sarà presente e mi auguro anche che possa partecipare l’Australia senza limitazioni di presenza di pubblico dovuti a problemi di pandemia”.

Il ritorno all'Enduro di Francesca Nocera

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