Enduro, Enrico Rinaldi: "Mi manda papà"

Enduro, Enrico Rinaldi: "Mi manda papà"

"Faccio i conti con un’eredità non semplice: il mio cognome impone risultati importanti. Dopo il recupero dall’infortunio al ginocchio e il ritorno all’enduro classico, il 2021 è iniziato bene: nel Mondiale voglio piazzarmi nella top 5 della Junior 2"

Dario Agrati

15 giugno

Il papà e il figlio. Il papà, “el pàder” (come nel dialetto della sua Brescia) è Mario Rinaldi, 55 anni. Il figlio, “el fiöl” (sempre in dialetto), è Enrico, 20 anni compiuti lo scorso 4 gennaio, giovane pilota del progetto Pata Talenti Azzurri FMI Enduro. Papà e figlio concordano, però, nel sostenere come l’età sia soltanto un numero. “El pàder”, sulle moto da enduro che usa come responsabile FMI da diversi anni dei percorsi delle gare dei campionati italiani, si sente giovane. “El fiöl”, sulla sua GASGAS EC 350F 4T si comporta, come uno dei giovani più maturi e promettenti dell’enduro azzurro. Due anni fa, Enrico ha abbandonato l’enduro estremo, dove si era infortunato seriamente ai legamenti del ginocchio destro, con conseguente operazione, che lo ha tenuto fermo praticamente per tutto il 2019. Rinaldi, nel 2020, ha deciso di ritornare alle gare di enduro classico, nella speranza di seguire le orme di papà Mario.

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Le vittorie di papà Mario


Dobbiamo però ricordare chi è Mario Rinaldi. Già, perché il papà di Enrico è uno dei piloti che hanno fatto la storia dell’enduro italiano degli anni Novanta, vincendo quattro campionati del mondo, nel 1992 (KTM 300 2T), 1994-1997-2000 (KTM 400 4T), e altrettante vittorie indossando la Maglia Azzurra della Nazionale italiana alle Sei Giorni 1992 (Australia, Cessnock), 1994 (Stati Uniti, Tulsa), 1997 (Italia, Lumezzane) e 2000 (Spagna, Granada). Mario è stato cinque volte vice iridato, distanziato nel 1995 e 1996 di un solo punto dallo svedese Anders Eriksson. Mario, inoltre, nel 1999, aveva addirittura concluso il mondiale a pari punti con il compagno di team, Giovanni Sala.

Il titolo non venne però assegnato ex aequo ai due piloti, che avevano ottenuto lo stesso numero di prime posizioni, secondi e terzi, perché il regolamento FIM diede la vittoria del mondiale a Giovanni Sala, che fece registrare il miglior tempo nell’ultima prova speciale del Gran Premio finale. Sono 11 i titoli italiani vinti da Mario: quattro consecutivi nella classe 350 4T e cinque nella 400 4T, tutti su KTM-Farioli. Il decimo tricolore della 450 4T lo ha vinto nel 2001, con il Team Ufo-Yamaha, e nel 2002 è stato campione della 500 4T.

Padre e figlio sono nati e cresciuti nella zona della Franciacorta. Mario, che ancora oggi è grinta, tenacia e resistenza, considera la moto da enduro come una compagna di vita. Enrico, invece, considera la sua GASGAS più come uno strumento di lavoro e di giochi, dimostrando con i risultati ottenuti in questa prima parte della stagione tanta voglia di crescere. Mario, quando inizia a parlare, con smette più, perché ha voglia di comunicare. Enrico, quando inizia a dire qualcosa pesa le parole; è prudente e timido, poi sorride e regala battute formidabili, tipiche di chi è spontaneo e genuino. “El pàder” segue anche i giovani dell’enduro azzurro e lo fa sicuramente per trasmettere la sua esperienza di campione, mentre “el fiöl” vuole vincere, vedendosi, come in uno specchio dei desideri, vincente come “el pàder”.

Gli inizi di Enrico


Enrico, è scontato che a trasmetterti la passione per il Fuoristrada sia stato Mario, ma come hai iniziato a correre nell’enduro?

“Certo, la passione per l’enduro l’ho ereditata da papà, perché quando ero bambino vedevo tutte le videocassette delle sue gare. Comunque, a 12 anni lo seguivo con la mia minicross KTM tra le colline vicino a casa, insieme con gli altri ragazzi del Moto Club RS77, di cui faccio sempre parte. A 15 anni, nel 2016, ho preso parte alle prime gare Cadetti con una Valenti di 50 cm3. La mia prima vera moto è stata una KTM 200 2T perché ero già alto 185 cm e pesavo oltre 70 kg".

Hai gareggiato nell’enduro classico e nel WESS, divenuto nel 2021 mondiale hard. Cosa pensi delle due specialità e quali sono le differenze sostanziali?

“L’enduro hard a mio avviso è più simile al trial; per questo motivo sono ritornato all’enduro classico, fatto da un percorso impegnativo, che può avere controlli orari tirati, e da tre differenti tipologie di prove speciali. Vince chi totalizza la migliore somma dei tempi delle speciali. La cosa che mi piace del WESS è che si avvicina all’enduro degli anni ‘70 e ‘80, quando le gare erano caratterizzate da percorsi molto impegnativi. Nell’enduro classico del nuovo millennio queste tipologie di percorsi non esistono più, purtroppo”.

I quattro Mondiali vinti datuo padre Mario sono uno stimolo per i tuoi obiettivi, oppure l’eredità pesa?

“Le vittorie di mio padre sono uno stimolo ma anche un peso perché con il mio cognome le persone si aspettano determinati risultati. Non c’entrano i risultati ottenuti da mio padre; vivo questa situazione serenamente”.

Hai appena compiuto 20 anni e nel 2021 sei entrato a far parte dei giovani del Progetto Pata Talenti Azzurri, inizialmente per prendere parte all’Europeo ma dopo la tue eccellenti prestazioni prenderai parte anche ai primi due GP del Mondiale. Quali saranno obiettivi e speranze?

“Il 2021 è partito molto bene, grazie all’aiuto della FMI, perché il programma iniziale era quello di correre gli Assoluti d’Italia, l’Under 23 e l’Europeo. Nelle prime sei giornate di gara degli Assoluti ho ottenuto degli ottimi risultati nella 450 4T, con tre podi e due secondi posti a Passirano, nella gara di casa. In Sicilia ho fatto più fatica con un quarto e quinto. A Piediluco è arrivato un altro podio, con una terza posizione, mentre a Fabriano la gara è stata più complicata e ho concluso sesto. Nell’italiano Under 23 ho iniziato con una seconda posizione, per soltanto otto secondi, mentre le altre due prove le ho sempre vinte e anche all’Europeo a Colle di Tora ho vinto le due giornate della Junior 4T, perché l’obiettivo, per me e la FMI, è di portare a termine un bel campionato continentale, anche se nei restanti tre round sarà sicuramente più dura, per le differenti tipologie di terreno. Ora, grazie al mio Moto Club e al Progetto Pata Talenti Azzurri FMI, prenderò parte anche ai primi due GP del Mondiale in Portogallo e a Edolo. L’obiettivo è la Top 5 della Junior 2. Sarà difficile, perché ci sono avversari tosti”.

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Il ritorno all'enduro classico


Nel 2019 eri partito per disputare il mondiale indoor super enduro e il WESS, divenuto nel 2021 mondiale enduro estremo. Cosa ti ha convinto a ritornare all’enduro classico?

“Ho corso alcune tappe del mondiale WESS e del SuperEnduro nel 2019. Ho raccolto bei risultati nel SuperEnduro indoor, con ostacoli artificiali. Ho però capito che la mia guida era più concreta e fluida sui tracciati dell’enduro classico e non era proprio adatta all’enduro estremo, dove i tracciati sono caratterizzati da ostacoli da trial e allora serve una tecnica di guida completamente diversa dalla mia. Inoltre, in Italia ha più valore un risultato nell’enduro classico che in quelli estremi”.

Hai anche subìto un brutto infortunio ai legamenti del ginocchio destro e sei dovuto restare fermo a lungo.

“Purtroppo, nel 2019, in allenamento, su un tracciato di enduro estremo, mi sono infortunato seriamente al legamento crociato anteriore del ginocchio destro, poi ho rimandato l’intervento chirurgico perché avevo alcune gare. L’operazione è stata posticipata, anche a causa della pandemia, fino all’inverno. Sono stato fermo alcuni mesi, senza però mai bloccare la preparazione fisica”.

Dopo l’infortunio, come hai ripreso a gareggiare?

“La mia riabilitazione è stata abbastanza buona e assieme a papà Mario ho iniziato con molta cautela ad allenarmi in moto, anche sulla pista da cross. Quando ho visto che il ginocchio teneva bene anche dal punto di vista dei movimenti, ho deciso di abbandonare l’allenamento muscolare per continuare con la moto, riuscendo a recuperare bene”.

In passato hai fatto i conti anche con la regola secondo la quale non potevi prendere punti nelle classifiche del campionato, in quanto figlio di Mario Rinaldi, responsabile FMI per i percorsi delle gare di enduro. Poi questa regola è stata tolta, grazie a Franco Gualdi.

“Sì, c’era quella regola che il gruppo dell’enduro guidato da Franco Gualdi ha tolto, ritenendo opportuno decidere che non potevo avere nessun vantaggio dal lavoro di mio padre, perché a parlare sono sempre stati i miei risultati sportivi. Dentro di me, però, ero già contento, anche senza prendere punti in classifica. Conoscevo bene il mio valore”.

I programmi per il 2021 e i sogni per il futuro


Parliamo del 2021, con il tuo passaggio alla GASGAS FE 350 4T, con cui stai brillando tra i giovani dell’enduro azzurro.

"Sono felicissimo di avere scelto la GASGAS, grazie al supporto della concessionaria GTG Motogamma di Castegnato, che rappresenta i brand KTM, GASGAS e Husqvarna. Ho scelto la FE 350 4T perché nel 2020 ho usato la Husqvarna FE 450 4T, faticando a trovare il giusto feeling di guida. Mi aiutano molto anche il Moto Club RS77, il bar Enjoy Sky di Passirano e alcuni amici della Franciacorta”.

Meglio le moto a due tempi o quelle a quattro tempi?

“Ho corso con 2T e 4T ma preferisco le 4T per il mio stile di guida, perché è più regolare, meno brusco e molto progressivo ai bassi regimi. Ho una guida rapida e costante, non aggressiva e la GASGAS FE 350 è perfetta”.

Quali sono i percorsi sui quali preferisci correre?

“Preferisco i tracciati bagnati, scavati e il fango. Sono abituato a girare su terreni morbidi delle nostre zone, a Brescia e dintorni”.

Ti stai costruendo il futuro tutto da solo, oppure sfruttando con i consigli di papà Mario e dei vari tecnici della FederMoto guidati da Cristian Rossi?

“Papà mi dà molti consigli sull’assetto della moto, sullo stile di guida e sull’allenamento. Non soltanto; ovviamente mi dà anche consigli di vita. A livello di preparazione atletica mi assistono i tecnici FMI Cristian Rossi, Andrea Balboni e Alex Zanni. Negli allenamenti dello scorso inverno ci hanno dato tutti preziosi suggerimenti”

Sogni di essere chiamato a fare parte della squadra dell’Italia in Maglia Azzurra alla Sei Giorni dell’Oltrepò pavese e Alessandrino di quest’anno?

“Certamente! Non posso dire io se sarò pronto per indossare la Maglia Azzurra; saranno i miei risultati e i tecnici FMI a deciderlo”.

Chi è il tuo idolo come pilota?

“È sempre stato l’australiano Matthew Phillips, per il suo stile di guida e per l’approccio alle gare. Lui si è sempre divertito a guidare la moto rappresentando il migliore compromesso tra la passione per l’enduro e il fisico massiccio, che, contro ogni aspettativa, l’ha portato a vincere alcuni mondiali. Vedo in lui la mia stessa passione e la volontà nell’allenamento”.

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