EnduroGP: l'intervista ad Albin Norrbin, vincitore del Mondiale Youth 2021

EnduroGP: l'intervista ad Albin Norrbin, vincitore del Mondiale Youth 2021

"In Italia, con la Fantic e D’Arpa Racing, ho trovato una seconda famiglia. Gli Assoluti, con tracciati così veloci, sono stati un eccellente allenamento per il Mondiale. Dopo il titolo Youth, nel 2022 correrò nella Junior"

Dario Agrati

5 dicembre

Più che una storia, quella di Albin Norrbin è una favola ambientata tra le foreste della Svezia, dove d’inverno, la neve e il ghiaccio ricoprono muschi e licheni tra infinite pinete dove puoi intravvedere le ombre dei vetter, le fantasiose creature del bosco appartenenti all’immaginazione della cultura popolare dei Paesi nordici.

La favola ha inizio a sei anni, quando Albin riceve in regalo da papà Nicklas (che correva nel Cross) una piccola KTM da Minicross, e dopo averla mangiata con gli occhi, ci sale in sella, la mette in moto e inizia a guidarla nel giardino di casa. Da lì al 2021 c’è sempre stata una moto da Fuoristrada nella vita e nella carriera di Albin Norrbin. Il quale, lo scorso 10 ottobre a Santiago do Cacem in Portogallo, ha illuminato la sua carriera di pilota del Nuovo Millennio vincendo con un GP d’anticipo il campionato mondiale FIM EnduroGP della classe Youth, portando sul gradino più alto del podio la Fantic XE 125 2T. Norrbin ha riportato la Svezia a vincere un titolo iridato interrompendo un digiuno che durava da ben 18 anni. Ovvero dagli ultimi due Mondiali conquistati nel 2003 da Peter Bergvall con la Yamaha 250 4T e da Anders Eriksson con l’Husqvarna 400 4T.

Quando hai debuttato nell’Enduro?

“Ho debuttato nel 2014 alle Winter Series in Svezia, ma avevo già corso qualche anno prima alcune gare a livello amatoriale".

Hai però iniziato con il Cross.

"Si, la mia prima gara di Cross l’ho corsa a sei anni".

Il tuo curriculum agonistico quando ha conosciuto la svolta?

"Nel 2018-2019 ho corso nell’Enduro con l’Husqvarna 125 2T, poi nel 2020 con una Sherco 300 2T. Nel 2018 ha vinto il campionato giovanile svedese, nel 2019 sono stato vice campione europeo U21 e sempre secondo in Svezia nella J1”.

Come ti sei avvicinato all’Enduro?

“Vicino a casa avevo un piccolo percorso da Enduro nel quale giravo con la mia Minicross 65 cm³. Poi nel 2014 ho preso parte alla prima gara di Enduro che ho praticato definitivamente dal 2019. Anche mio padre aveva corso nel Cross per poi passare all’Enduro".

Hai avuto un’infanzia da pilota off-road, molto diversa rispetto ai tuoi coetanei perché parliamo di specialità in cui occorre lavorare molto.

"Sicuramente è stato difficile organizzare tutto per correre nell’Enduro; soprattutto trovare il tempo per allenarsi molto e conciliare gli impegni con la scuola. Certo, i miei amici in Svezia hanno avuto una vita più convenzionale. Però ho sempre desiderato diventare un pilota e sono consapevole della scelta di vita che ho fatto grazie anche alla mia famiglia”.

Come sei riuscito ad abbinare l’Enduro e lo studio?

“Ho frequentato la scuola superiore per tre anni. Ogni mattina mi allenavo e al pomeriggio andavo a scuola. Questo abbinamento ha funzionato molto bene, sono stato in grado di allenarmi adeguatamente”.

Sei l’ultimo rappresentante della nuova generazione di campioni dell’Enduro svedese in una specialità che ha visto ciclicamente protagonisti piloti di altre Nazioni.

“Ho sempre seguito l’evoluzione dei campioni dell’Enduro. Da quando eravamo noi svedesi a vincere, poi sono arrivati gli italiani, i finlandesi, gli spagnoli, i francesi e ora gli inglesi. Spero che assieme a me anche Max Ahlin e alcuni altri giovani svedesi possano riportare in alto il nostro Paese nell’Enduro”.

Dalla Svezia sei venuto a correre in Italia con il Fantic D’Arpa Racing Team guidato da Marco D’Arpa, imprenditore di Palermo nell’impiantistica di aspirazione, mentre la base tecnica è a Seregno, in Brianza. Come è nata questa collaborazione?

“Abbiamo iniziato a parlarci nel 2019 ma avevo già firmato con il distributore Sherco in Svezia. Poi D’Arpa ha commentato alcuni miei post sui social e a ottobre 2020 mi ha scritto per chiedermi se fossi interessato a guidare la Fantic XE 125. Volevo però capire chi fossero gli altri componenti della squadra: ho conosciuto il ds Diego Morganti, il tecnico Roberto Cesana e il minder Giuliano Mancuso, nel corso di un test privato a metà novembre. Provata la moto ho subito scelto di andare con loro con l’unico obiettivo però di avere un po’ di tempo per crescere. Invece abbiamo vinto subito il Mondiale!”.

Com’è stata l’accoglienza della squadra?

“Mi hanno accolto in modo molto caloroso: sono arrivato in Italia con il mio furgone accompagnato da mia mamma per incontrarmi con Morganti, che mi ha portato a Desio, nell’appartamento dove ho vissuto nel 2021. Inizialmente ho faticato un po’ per individuare dove trovare supermercati, ristoranti e anche le piste per allenarmi. Poi è stato tutto molto più semplice perché volevo soltanto allenarmi bene per essere tra i protagonisti della Youth al Mondiale”.

Come descriveresti il tuo team?

“La squadra è come una famiglia, in cui tutti siamo coinvolti in ogni situazione. Facciamo di tutto per far funzionare le cose al 110% all’interno del team. Stare con Jed Etchells, Kevin Cristino, lo stesso Mancuso e con i tecnici è come vivere in famiglia”.

Tra presente e futuro


Come ti sei preparato per affrontare il 2021?

“A dicembre ho iniziato ad allenarmi ma dopo tre settimane mi sono ammalato, rimanendo fermo due mesi. È stato un inverno difficile perché sono tornato a guidare la Fantic XE 125 a soltanto due settimane dalla prima gara, ma poi la situazione è subito migliorata”.

Parlando dell’Italia, nel 2021 hai conosciuto la realtà degli Assoluti prima di partire per il Mondiale. Com’è stato il tuo periodo di adattamento alla nostra mentalità, piuttosto lontana rispetto a quella svedese?

“I percorsi degli Assoluti d’Italia sono molto diversi da quelli del campionato svedese. Da voi ci sono molte più rocce, pietre, e il terreno è molto compatto; quindi tracciati più veloci rispetto alla Svezia. Gli Assoluti d’Italia sono come l’EnduroGP, e un pilota ambizioso può allenarsi molto bene per il Mondiale”.

Pensando all’esperienza acquisita nel 2021 in Italia, è stato tutto perfetto o avresti voluto fare anche meglio?

“Avrei voluto arrivare alle gare più preparato, come ho detto sono stato ammalato per circa due mesi e non mi sono potuto allenare bene”.

Nel Mondiale Youth ti sei trovato come avversari quattro piloti di altri due team con la tua stessa Fantic XE 125 2T.

“Penso che la Fantic abbia fatto un’ottima scelta schierando tre team e cinque piloti per il mondiale Youth: con me, Edmondson, Cristino, Fabris e Delbono. La Fantic ha dato un’ottima opportunità a tutti noi per crescere”.

Il 2021 ha rappresentato la tua prima volta in un team ufficiale della Youth, cos’è cambiato rispetto alle tue precedenti esperienze in Svezia?

“Gli Assoluti d’Italia sono più impegnativi rispetto al campionato svedese. È stato molto più difficile iniziare con le gare in Italia, perché bisogna sempre avere una buona velocità su ogni tipo di terreno. Questa caratteristica però mi ha anche aiutato a crescere e ora so di poter essere protagonista in ogni condizione”.

A livello di guida dove pensi di essere migliorato quest’anno?

“Penso al terreno compatto, però ho sempre amato gareggiare sul terreno sabbioso che resta il mio preferito”.

Il trionfo nel mondiale Youth è stato perentorio: in Portogallo e Italia sei stato sempre secondo e primo, poi in Estonia e Svezia due doppie vittorie e gran finale con altre quattro vittorie tra Francia e Portogallo.

“Penso di essere stato il pilota più costante. All’inizio mi sentivo come se avessi già molta esperienza; in realtà ne avevo poca e ho soltanto cercato di non andare oltre i limiti. Dopo la prima gara in Portogallo ho capito di avere buone possibilità. Dopo il GP Italia sono tornato in Svezia per allenarmi e questo mi ha aiutato molto per le restanti gare”.

In Estonia e Svezia sei stato praticamente imbattibile.

“Sì, in Estonia e Svezia il terreno era il mio preferito così sono sempre stato molto veloce. Certamente la squadra mi ha aiutato molto, rendendo tutto perfetto".

Qual è il tuo pilota preferito?

"Attualmente Brad Freeman, prima era Matthew Phillips. Brad ha uno stile di guida sciolto e vederlo guidare è un piacere: mi motiva a superare i miei limiti per essere più veloce”.

Qual è stato l’avversario più difficile da battere quest’anno?

“Harry Edmondson è stato il più difficile nonostante qualche sua difficoltà in alcune gare. Ma è stato pericoloso fino all’ultimo”.

Quale gara ti è piaciuta di più tra i sei Gran Premi disputati?

“Tutte le gare sono state belle e combattute. Comunque il primo GP in Portogallo, a giugno, è stato difficile perché ero al mio debutto nel Mondiale; un momento speciale nella mia carriera”.

A chi vorresti dedicare la vittoria del tuo titolo Youth?

“Alla mia famiglia che mi ha sempre supportato in questi miei 14 anni di gare. Alla squadra e al mio meccanico Fabio Poli. Fabio ha la mia stessa età e si occupa della mia moto come se fosse un meccanico con 10 anni di esperienza. E invece il 2021 ha rappresentato la sua prima stagione di gare”.

Cosa farai nel 2022?

“Correrò sempre con il Fantic D’Arpa Racing Team nel mondiale Junior”.

Alla Sei Giorni, con la Nazionale svedese hai chiuso sul terzo gradino del podio della Junior dietro Italia e Francia. Troppo forte la nostra squadra?

“Per noi svedesi è stata una buona Sei Giorni anche se io con la 125 2T ho rallentato un po’ la squadra del Trofeo Junior. Eravamo consapevoli delle potenzialità della Francia, mentre l’Italia è stata davvero imbattibile”.

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