Tre volte campione del Mondo, Alessio Chiodi è uno dei miti del Cross, l’italiano più titolato prima dell’arrivo del marziano Antonio Cairoli. Ora Chicco insegna l’arte del Cross ma non ha smesso di andare in pista, e tantomeno di correre.

A quarantotto anni è un esempio per tanti: preparazione fisica impeccabile e ancora un passo invidiabile, tanto da lottare con i migliori nel campionato italiano Prestige. “Da un paio di anni – racconta – la mia attività principale è seguire i piloti; lo faccio per il Team Ceres 71. Mi occupo della parte tecnica e sportiva. Abbiamo Nancy Van de Ven ed Elisa Galvagno nel mondiale femminile WMX, che dovrebbe partire quest’anno a Loket a fine luglio, e il giovane Mattia Dusi, che corre nell’italiano MX2. La Van de Ven, olandese, l’anno scorso ha perso il titolo mondiale finendo a pari punti con la Duncan, per la discriminante delle vittorie. Quest’anno ci riproverà”.

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Inarrestabile


E ogni tanto, fai ancora il pilota.

“Anche lo scorso inverno, come tutti gli anni, dico: ‘basta, non corro più…’. Però, proprio in quei mesi d’inverno, mi piace girare, allenarmi in moto e alla fine penso ‘va bene, facciamo una garetta...’ e puntualmente ci ‘casco’, finendo per ritrovarmi dietro al cancelletto! C’è poco da fare, il Cross è sempre la mia passione e mi diverte; se non vado in moto non sono contento. Alla fine, anche la preparazione fisica che svolgo è finalizzata ad andare in moto, e disputare qualche gara, pur senza un calendario stabilito, comunque è una motivazione in più, che mi porta a mettermi lì con impegno, come nelle altre cose che faccio”.

Nell’ultima prova dell’Italiano Prestige, a Montevarchi, ti sei difeso molto bene: quinto tempo, una bella rimonta nella prima manche, nono posto in Gara 2.

“A Montevarchi c’erano ragazzi che fanno il Mondiale... Gente come il campione MXGP Tim Gajser, poi Coldenhoff, Lupino e Ostlund, quindi ho ottenuto buoni risultati. Con due partenze migliori avrei potuto fare di più ma sono molto soddisfatto; quello che conta è che mi sono divertito su un tracciato bello ma impegnativo e selettivo”.

Hai sempre corso per vincere: a quarantotto anni cosa cambia?

Nel mio caso, il risultato non è l’obiettivo fondamentale, anche perché, pur non sentendomi sento addosso quarantotto anni, se pensassi a dover vincere come una volta, forse smetterei di correre perché non sarei mai soddisfatto... Però è anche vero che le motivazioni per passare il pilota che ti precede ci sono ancora e alla fine è il bello della gara, della competizione. Avrebbe ancora meno senso rischiare; non ho mai rischiato, anche quando avevo venticinque anni. Ora ti rendi conto che, soprattutto in certe condizioni di pista, c’è qualcosa che inconsciamente ti frena, ti rende un po’ più guardingo”.

Quest’anno hai scelto la 450, anche se sei sempre stato amante delle piccole cilindrate.

“Sì, però mi piace anche la 450. È vero che richiede un po’ di impegno in più, poi dipende sempre da quali aspettative hai”.

Fisicamente sei davvero a posto, viste anche le rimonte.

“Pratico questo sport per divertimento ma, guardandomi intorno, mi sembra di essere preparato meglio di qualcuno che corre per cercare il risultato o addirittura per mestiere...”.

Philippaerts, Gajser e Lupino


C’è anche David Philippaerts, che a trentasette anni sta facendo benissimo: quarto assoluto a Montevarchi ed è terzo nella MX1.

“David è ancora a un ottimo livello e anche nei risultati si vede; gli faccio i complimenti. Anche lui lavora insegnando ai ragazzi, resta nel suo mondo e ama ancora andare in moto e correre. Ha voglia di gareggiare e si diverte: fa bene, un po’ come me. Secondo la mia esperienza, dai ventisette ai trentasette anni, se stai bene fisicamente, non cambia tantissimo. È a quarantotto che hai salito un bello scalino...”. 

Hai corso assieme al campione del Mondo della MXGP, Gajser. Che impressione ti ha fatto?

“Mi ha impressionato positivamente. A Maggiora c’erano condizioni particolari, tanto fango, ma soprattutto a Montevarchi è entrato in pista in ogni sessione come se fosse al Mondiale, spingendo fortissimo. D’altronde, se ti stai preparando per il Mondiale, il metodo è quello: Tim non viene certo all’italiano Prestige per prendere la coppa a fine giornata, ma per allenarsi nel modo giusto. E il modo giusto è spingere forte. Penso proprio che sia pronto per la stagione iridata”

Parliamo anche degli altri protagonisti Mondiale: cosa pensi di Alessandro Lupino, l’attuale leader del campionato italiano Prestige?

“Ho girato in allenamento con lui diverse volte quest’anno. Secondo me è cresciuto molto nel feeling con la moto. All’inizio dell’anno lo vedevo un po’ rigido ma adesso sta andando molto bene. L’anno scorso, al Mondiale, in qualche GP è stato con i migliori e penso che quest’anno potrà fare anche meglio, se troverà continuità su tutti i terreni”.

I piloti su cui puntare nel prossimo futuro


C’è qualche giovane italiano della MX1 che promette bene?

“Si sta mettendo in luce Simone Croci. È un ragazzo che ha buona velocità, è in crescita e quest’anno mi sembra anche più consistente. A Mantova ha sfiorato il podio; a Montevarchi siamo stati vicini nelle due manche e abbiamo battagliato un po’. L’ho visto guidare bene”.

Difatti Croci è quarto in campionato davanti a Jimmy Clochet, con la Beta, che correrà il Mondiale.

Anche lui è giovane. Nell’Italiano Prestige riesce a macinare quei chilometri utili con la Beta, che ho visto in azione anche con Van Horebeek. Era un’incognita ma penso che ormai abbiano una buona base. Stanno lavorando bene”.

Se parliamo di MX2 iridata, quali sono i valori?

Tra gli italiani c’è Lapucci che sta andando molto forte: la condizione fisica è al top ed è un tutt’uno con la moto; è uno spettacolo osservarlo. È un ragazzo che ha sempre avuto ottima velocità ma faceva tanti ‘disastri’ e raramente terminava una manche. Arrivato da Corrado Maddii, forse ha trovato l’ambiente perfetto per lavorare al meglio. Seguito bene e soprattutto con un programma ben definito e collaudato, con obiettivi mirati, è cresciuto, è maturato ed è diventato più determinato. Me l’aspetto tra i protagonisti all’Europeo, può fare una grande stagione. La 250 due tempi Fantic, di base Yamaha, è una moto datata ma certo ancora di gran livello; su qualche terreno può avere anche qualche vantaggio. È leggera e i cavalli non mancano; devi saperla guidare ma è una bella moto e abbiamo visto che è competitiva”.

Nicolas ha vinto Gara 2 a Montevarchi, riscattando la caduta di Gara 1, ed è secondo in campionato: assente Fernandez, il nuovo leader è il norvegese Horgmo. L’Assoluta MX2 in Toscana è andata al tedesco Simon Langenfelder. Che ne pensi?

“Non conoscevo Langenfelder; sembra un pilota solido e ha una guida lineare: inoltre lo sta seguendo Joel Smets e questa è una garanzia. Horgmo, invece, l’avevo incontrato un paio di volte in allenamento e secondo me ha buone caratteristiche e ottima tecnica. Mi piace molto anche Andrea Adamo, secondo assoluto a Montevarchi e terzo in campionato. È molto giovane e arriva da un infortunio ma fa grossi passi avanti. Alla fine, per il futuro dei colori azzurri, penso si debba puntare su di lui. Al momento non ce ne sono tanti con il suo potenziale”.

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