Motocross: Stefan Everts, nel nome del padre

Motocross: Stefan Everts, nel nome del padre

Dieci anni dopo l’ultimo titolo di papà Harry, Stefan Everts conquistò il Mondiale della 125 con la Suzuki. Per l’allora diciottenne belga fu l’inizio dell’epopea da record dei dieci trionfi iridati: "A loro devo tantissimo: quando Sylvain Geboers mi segnalò che avevo 14 anni, dal Giappone mi presero immediatamente e poco dopo mi lanciarono sul palcoscenico più importante"

2 settembre

Se con Alex Puzar e il Team Rinaldi) la Suzuki tornò a vincere il titolo 250, il 15 luglio 1990, soltanto due settimane dopo arrivò a Wohlen, in Svizzera, anche il titolo 125. Dove la Casa di Hamamatsu non prevaleva dal 1984, l’anno di Rinaldi. La Suzuki aveva deciso di abbandonare il Mondiale in forma ufficiale a fine 1983, ma aveva continuato a fornire materiale speciale al team di Rinaldi e poi dal 1989 al team gestito da Sylvain Geboers, fratello di Eric, che aveva organizzato una squadra (Team Bieffe Suzuki) assieme a Giuseppe Luongo schierando Dave Strijbos, Pedro Tragter e un giovanissimo Stefan Everts. L’anno successivo, arrivò nel team lo statunitense Donny Schmit, che al primo anno in Europa vinse subito il titolo 125.

Due anni più tardi, Schmit conquistò il titolo 250 con la Yamaha di Rinaldi, e purtroppo ci ha lasciati a soltanto ventinove anni per una leucemia, lui che era tornato negli USA a fine ‘94. Dal Minnesota, il biondo Donny era arrivato in Suzuki in quel 1990 come un outsider, ma all’esordio iridato a Montevarchi il 22 aprile 1990 si presentò con una splendida doppietta. Dominò l’intera stagione rifilando al connazionale Bob Moore più di 70 punti di distacco; terzo, il diciassettenne Everts.

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Figlio d'arte


Prima di approdare al Mondiale, Stefan Everts non era certo uno sconosciuto, essendo figlio di Harry Everts, quatto volte iridato e anche lui personaggio di spicco nell’albo d’oro Suzuki. Il primo titolo, nel 1975, Harry lo vinse con la mitica austriaca Puch 250 con due carburatori, ma poi regalò alla Casa giapponese tre Mondiali 125 conse cutivi: 1979, 1980 e 1981. A raccontarci il passaggio di consegne in casa Suzuki tra gli Everts è proprio Stefan, recordman con 10 titoli mondiali. Il quale torna al 1987, quando a 14 anni era un pilota della categoria junior 125 in Belgio.

“Era inverno, mi stavo allenando con una Honda 125 sulla pista di Balen (Hondapark), Sylvain Geboers mi vide e restò impressionato dalla mia guida”.

Sylvain Geboers da pilota aveva corso nei primi anni ’70 lottando al vertice in 250 da ufficiale Suzuki e poi da team manager per la Suzuki aveva vinto nel periodo ’82-’83 due titoli in 125 con il fratello Eric e uno in 250 con Geoges Jobé.

“Sì, un grande personaggio. Quella sera stessa, Sylvain chiamò mio padre: ‘Harry, faccio qualche telefonata – gli disse – voglio cercare una Suzuki per tuo figlio’. Sylvain era ancora in stretto contatto con il quartier generale Suzuki, ma il suo non era più team ufficiale perché la Suzuki aveva fermato nel 1983 il programma relativo al Mondiale e per il 1988 non c’era intenzione di rientrare, ma accettarono di supportarmi e mi inviarono dal Giappone due moto e i ricambi per la stagione. Il materiale e l moto arrivarono due giorni prima della mia prima gara in Belgio e fino ad allora mi ero allenato con una Honda 125”.

Come andò?

“Partecipai alla gara del campionato belga con alle spalle soltanto un giorno di allenamento con la Suzuki e fu un disastro... non avevo esperienza con quella moto e feci due partenze pessime Nel corso di quell’anno Sylvain Geboers e Giuseppe Luongo stavano organizzando un nuovo team per il 1989, con il supporto della Casa madre Suzuki, con cui Sylvain aveva sempre buoni rapporti, mentre Luongo aveva ottimi contatti con sponsor italiani; così nacque il Team Bieffe Suzuki. Venni selezionato come terzo pilota accanto a Strijbos e Tragter”.

Era il rilancio della Suzuki in 125.

“Sì, io però nel 1989 avevo soltanto 16 anni, ero lì per imparare e fare esperienza. Il primo anno ebbi qualche infortunio e finalmente a metà stagione firmai il primo podio, terzo a Dalecin in Cecoslovacchia. Anche il 1990 non andò molto bene ma verso fine stagione salii sul podio in Svizzera a Wohlen, quando il mio compagno Schmit vinse il titolo. Era un debuttante in Europa, non sapevamo chi fosse, ma vinse subito al primo anno!”.

Le vittorie


Poi arrivò il 1991, con il primo titolo.

“Ho grandi ricordi: vinsi la prima manche stagionale ad Arco di Trento: su quel terreno particolare, ghiaioso, ero velocissimo. In quel GP compresi di essere pronto per lottare per il titolo. Nei due GP successivi Schmit fu primo e io secondo, poi a Kaposvar (Ungheria) non mi aspettavo molto e invece firmai la pole e vinsi le due manche. Schmit si sentì sotto pressione e fece un errore in gara 2 e si infortunò a un polso e compromise la stagione. C’era un altro statunitense, Moore sulla KTM, con cui combattere per il titolo, ma fui io a prevalere. Avevo 18 anni, ero il più giovane pilota ad aver vinto un Mondiale”.

Per il 1992 ci furono tanti cambiamenti.

“Rinaldi passò alla Yamaha, il Team Suzuki 125 si fermò e la struttura di Sylvain Geboers passò alla 250 e rinnovai con loro per due anni. In quel 1992 c’era la formula delle tre manche ed era fondamentale la partenza. Vinsi il primo GP a Valkenswaard ma non mi ero ancora adattato a gestire la potenza della 250 in partenza. Restai in testa al campionato fino alla brutta caduta in Germania, dove in ospedale mi asportarono la milza. Anche nel 1993 continuarono i problemi nelle partenze e per questo discutevo con il team, alla fine persi tranquillità e fiducia in me stesso. Quando devi combattere con un Greg Albertyn che nel 90% delle partenze è in testa è davvero dura e dopo continue discussioni con Sylvain decisi che non avrei continuato con loro, era il secondo anno che mancavo il titolo e quello fu il mio ultimo anno con Suzuki: a metà stagione 1993 parlai con il team manager Alec Wright e optai per il passaggio alla Kawasaki per l’anno successivo”.

Nel frattempo in quel 1993 la Suzuki vinse il titolo con l’olandese Tragter in 125 e nel Team Suzuki di Sylvain Geboers, nel 1994, arrivò il titolo 250 con il sudafricano Albertyn, al terzo trionfo iridato. Resta nella storia di Stefan Everts quel 1991 in Suzuki con il proprio primo titolo mondiale.

“Vincere il primo titolo è sempre qualcosa di speciale. Il mio apprezzamento per la chance che Sylvain mi diede è sempre altissimo. È lui che mi vide girare quel giorno e mi portò al Mondiale, e la Suzuki è una parte speciale della mia storia: ho visto mio padre vincere l’ultimo suo titolo (nel 1981) con la Suzuki e io dieci anni dopo ho vinto con la stessa Casa! Una splendida storia. Nel team di Sylvain ero come un figlio, per loro, ma a un certo punto era giusto trovare la mia strada”.

Anni dopo, con dieci Mondiali da pilota e sette come manager del team KTM ufficiale MX2 (dal 2008 al 2015) sei tornato in Suzuki.

“A fine anno 2015 con Sylvain ci siamo riavvicinati nel paddock. La relazione con la KTM non era al top, certo non c’era niente contro Pit (Beirer) o la dirigenza ma a un certo momento con il team e il pilota non c’era più il feeling. Parlai a lungo con Sylvain e lui aveva bisogno di un team manager, eravamo felici di fare questa avventura insieme. È durata soltanto due anni e poi la Suzuki ha deciso di smettere. Sì, è stata una cosa praticamente improvvisa. La mia visione di guidare un team e di arrivare i risultati era piuttosto diversa rispetto al management giapponese; noi volevamo i risultati, e non essere lì soltanto fare presenza. Nello sviluppo della moto in Giappone erano molto conservativi, ma nelle corse devi prenderti dei rischi, devi provarci e in quegli anni non lo hanno fatto. Quando hai una sfida devi combattere e spingere per il risultato… forse in quel momento non era il loro obiettivo”.

È certo che si sente la mancanza di Suzuki nel Mondiale Motocross.

“Quello che so è che già a fine 1983 avevano smesso di correre senza preavviso e io ero lì, vidi la reazione di mio padre, che si ritrovò a piedi. Poi a me è capitato lo stesso e ho vissuto un periodo molto difficile. Avevamo lavorato giorno e notte per il team. Non so se e quando rientreranno... negli anni ’90 tornarono ma adesso non so cosa accadrà”.

In quei due anni c’erano stati anche ottimi risultati con Jeremy Seewer in MX2 (due volte secondo nella classifica finale MX2 con cinque vittorie di GP), e in MXGP il GP Belgio vinto da Kevin Strijbos.

“Aggiungerei anche il primo podio di Jasikonis in Portogallo nel 2017, perché Arminas non lo conosceva nessuno, per me è stata una grande soddisfazione. Nel giorno del successo di Strijbos a Lommel, Seewer fu secondo sul podio MX2 e Bas Vaessen primo nella gara dell’europeo EMX2. Tre categorie e tre podi, un weekend fantastico... quel giorno avevamo il ‘retro look 1992’ la livrea striata delle Suzuki di quell’anno. Per me il lavoro stava soltanto partendo, con l’obiettivo dei risultati, per il team qualcosa stava cambiando...”.

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