Quest’anno, per la prima volta da quando esiste il mondiale Cross, si affrontano tre dei 10 piloti più vincenti di tutti i tempi: nella classifica assoluta dei GP conquistati, infatti, Antonio Cairoli occupa il secondo posto con 92 successi, Jeffrey Herlings  il terzo con 90 e Jorge Prado il decimo (grazie ai tre successi dell’anno scorso al debutto in top class) con 34. In totale, il terzetto della KTM somma la bellezza di 216 GP vinti, un valore esagerato che dimostra il ruolo che specialmente i primi due hanno avuto nel Motocross del Terzo Millennio.

Curiosamente il campione della MXGP Tim Gajser ha soltanto 30 GP vinti, pochi in relazione ai suoi quattro titoli. Quasi trenta GP, 29, Cairoli e Herlings li hanno conquistati soltanto in MXGP, categoria che nel 2014 ha preso il posto della MX1. In quest’ultima il siciliano è primatista in solitaria con 39 trionfi, 10 in più di Sua Maestà Stefan Everts. Il belga guarda però tutti dall’alto forte dei 101 GP vinti e dei 10 titoli iridati e, anche se non lo confesserà mai, confida in una spartizione della posta tra i due inseguitori, così che non riescano a raggiungerlo. Meglio ancora per lui sarebbe una serie di successi di Prado anche se la sua età, appena 20 anni e cinque mesi, potrebbe portarlo, con un ritmo di sei GP vinti a stagione, poco sotto quota 90 vittorie prima dei 30 anni. Prado è già diventato il più forte pilota spagnolo di tutti i tempi, grazie anche ai due titoli nella MX2. L’unico suo connazionale in cima al Mondo era stato Carlos Campano nel 2010, nella non certo irresistibile MX3 pensionata a fine 2013.

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Herlings, quanti successi in MX2


Herlings è invece vicino ai 27 anni – li compirà a fine settembre – e deve oltre due terzi del suo bottino alla MX2. Nonostante i 90 successi, l’olandese ha in bacheca appena quattro titoli iridati, di cui soltanto uno in top class, l’unico che ha vinto nell’ultimo quadriennio, e ne ha conquistati soltanto un paio nelle ultime sette stagioni. Jeffrey ha infatti letteralmente gettato alle ortiche l’alloro del 2014, quando vinse 12 dei primi tredici GP grazie al successo in 18 manche di fila prima di rompersi il femore in un evento di beneficienza. Pur conquistando appena due GP e tre manche Jordi Tixier riuscì a scavalcarlo per soltanto quattro punti. Nella spazzatura Herlings buttò pure il titolo del 2015, saltando gli ultimi sette GP per l’operazione all’anca: delle 21 manche disputate prima di finire sotto i ferri ne aveva vinte 14. Il vizio non l’ha perso nemmeno nella classe regina perché dopo un 2018 quasi perfetto, con 15 GP vinti su 18 ottenendo addirittura 933 punti, nell’ultimo biennio a causa di vari malanni ha saltato più GP di quanti non ne abbia disputati.

Ultimamente gli infortuni hanno bersagliato anche Cairoli, fermo a nove titoli dal 2017, ma da quando corre nella massima serie soltanto nel 2015 e nel 2019 ha dovuto saltare più di due GP stagionali. In ogni caso Tonino è riuscito a vincere almeno un GP all’anno in tutte le ultime 17 stagioni. Una continuità di rendimento impressionante che l’ha proiettato quattordici volte sul podio conclusivo, vedendosela quindi con piloti di almeno tre generazioni differenti.

Desalle e Paulin out


Quest’anno Cairoli non incontra più sul suo cammino due dei suoi rivali storici, Clement Desalle e Gautier Paulin, che hanno appeso il casco al chiodo: il belga ha vinto 23 GP, l’ultimo nel 2018, il transalpino 12. In Trentino lo scorso 1° novembre Desalle è riuscito a mettersi tutti dietro nella seconda manche per la 35ª volta in carriera ma nel Mondiale si è dovuto accontentare del 7° posto finale. Invece nel 2010, 2012 e 2013 fu vice campione mentre nel 2009, 2011 e 2018 si piazzò terzo. Meno ricco, a livello individuale, il palmares di Paulin, anch’egli capace di conquistare una manche l’anno scorso, nel GP Fiandre a Lommel. Il suo miglior piazzamento è stato il secondo posto del 2015, seguito dai terzi del 2009 (MX2), 2012 e 2017. Grandi soddisfazioni invece il francese se l’è tolte nel Cross delle Nazioni, vinto per cinque edizioni di fila dal 2014 al 2018. Il loro addio fa sì che restino sei piloti in attività in doppia cifra di GP vinti, da Cairoli a Herlings, da Prado a Pauls Jonass, da Romain Febvre a Gajser, che con i suoi 30 GP conquistati a fronte di quattro Mondiali testimonia come per vincere le guerre non serva conquistare tutte le battaglie.

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