Al termine della stagione, si ritirerà dalla MXGP Tony Cairoli, il volto per più un decennio del motocross mondiale. L’annuncio del campione siciliano segue quello di Valentino Rossi, e segna di fatto, il termine di un periodo aureo per il motociclismo italiano e difficilmente ripetibile. I due fenomeni hanno segnato record su record, appassionato fan in tutto il mondo e hanno portato ad un livello mediatico e tecnico i loro rispettivi campi di azione. È emblematico che sia successo nello stesso anno. Sembra quasi destino.

Il decimo titolo mancato, ma non è ancora finita


Del resto, anche le carriere dei due campioni italiani sono state ricche di analogie, a partire dalle statistiche. 9 titoli mondiali per entrambi, 115 vittorie per Valentino Rossi e 93 per Cairoli, tutti e due al secondo posto all-time per mondiali e vittorie, alle spalle rispettivamente di Giacomo Agostini e Stefan Everts. Proprio la rincorsa al decimo titolo ha rappresentato il comun denominatore dell’ultima fase di carriera per i due italiani, che in tutti i modi hanno cercato di raggiungere la doppia cifra. Rincorsa che per il pilota siciliano non è ancora finita, visto che al momento si trova al terzo posto in classifica generale, in piena corsa.

Andando sempre oltre le avversità, le critiche, gli infortuni e gli avversari. Un obiettivo che più passavano gli anni più diventava difficile da realizzare, e adesso, con l'annuncio del ritiro resta un'ultima occasione per tentare l'impresa, altrimenti, come successo per il campione della MotoGP, il decimo titolo resterà solamente un sogno. Eppure, la ricerca di questo ambito traguardo, non è mai sfociata in ossessione, ma è sempre stata sottomessa alla passione, la vera freccia letale nell’arco dei due piloti, che hanno costruito una carriera e di conseguenza i loro successi su quella che Michael Jordan chiamava: “Love of the game”, la semplice e pure passione.

Per Cairoli il decimo titolo vorrebbe dire eguagliare Stefan Everts ed essere definitivamente indicato come il più grande pilota di Motocross di tutti i tempi. Discorso simile per Valentino Rossi, per il quale il decimo titolo avrebbe messo un punto sui dibattiti tra lui e Agostini. Ma, con campioni di questo calibro, ad un certo punto i numeri non fanno altro che sminuire un valore molto più assoluto. Con Rossi e Cairoli non è stato importante quanto hanno vinto bensì il modo, le emozioni che hanno trasmesso, quello che hanno lasciato a tifosi e addetti ai lavori; e quello vale molto più di un altro titolo in bacheca.

MXGP, Cairoli: “La mia carriera da pilota non finisce oggi”