Settencentocinquadue chilometri - da Jeddah a Al Waijh - un terreno misto sabbia e sassi, con tanti di torrenti e guadi, il tutto frazionato tra prima fase e prova speciale. Pronti, partenza, via! Le moto sono scattate alle quattro e mezza del mattino saudita, quando il sole stava per fare capolino dietro le imponenti dune desertiche. La prima tappa della Dakar 2020, l’edizione nuova, tutta da scoprire e come ha detto prima del via Jacopo Cerutti: “Iper tecnologica” è andata in scena mentre noi europei eravamo (quasi) tutti nel letto a dormire; l’australiano Toby Price - giovanotto del Queensland e portacolori KTM - si è imposto dopo aver cambiato nella Special Stage, nella quale ha messo sfruttato le proprie doti di esperienza ed intuito. Il campione 2019 - edizione corsasi in Sudamerica - ha seguito i tanti solchi lasciati dai viandanti di zona, arrivando a destinazione in 3 ore, 19 minuti e 33 secondi, nell’esultanza del team arancione, che già aveva visto arrivare alcune auto iscritte alla competizione, sperando di scorgere la prima moto austriaca - magari proprio quella di Price - giungere vincente al traguardo. Missione compiuta, per ora. Perché le tappe sono tante e le insidie molteplici. Ne sa qualcosa l’americano Ricky Brabec: il pilota Honda aveva la trasferta in pugno, sfuggitagli di mano durante al prova speciale. Per un nonnulla: due minuti e cinque secondi, paragonabili ad un battito di ciglio nelle gare su asfalto.

WALKNER TERZO - Il podio di giornata è stato completato dall’austriaco Mathias Walkner che, sulla moto connazionale, posto KTM come compagine da battere, anche perché nei primi dieci ci sono Sunderland al quinto posto e Benavides, ottavo. La miglior Husqvarna è sesta, grazie al cileno Pablo Quintanilla; ci si aspettava di più da Van Beveren, il francese è decimo con la Yamaha, una moto che punta al successo finale. Colori italiani in luce proprio con Cerutti: l’analisi degli azzurri presenti in Arabia Saudita sarà stilata a parte. Centodue i piloti che sono riusciti a finire la tratta, con nove ritiri, causati da rotture, incidenti ed infortuni. La Dakar è così: serve essere veloci e pure attenti, mai abbassare i livelli di attenzione e concentrazione. Adesso, per i protagonisti una breve “pausa”. Tra debriefing, riunioni tecniche e strategiche, bisognerà già pensare al prossimo briefing: domani c’è la seconda tappa di 393, considerata una super marathon, cioè, da percorrere sempre a gas spalancato.