Da Neom a.. Neom! Il carnet di viaggio parlava chiaro: da qui si parte e sempre qui si finisce. In pratica, un girotondo nel deserto, costituito da 59% di sabbia, 20% di pietre, 14% di terra, con il 7% dell’itinerario segnato da una sorta di strada, priva di dune o scollinamenti importanti.

La terza tappa della Dakar 2020 aveva una durata di 491 chilometri, con 427 di Prova Speciale: questo “circuito” ha sfiorato la Giordania, per poi tornare al punto di inizio. La Super Maratona - così l’hanno soprannominata gli organizzatori - è ad appannaggio dell’americano Ricky Brabec, capace di portare la sua Honda Monster Energy in prima posizione al traguardo, infliggendo oltre cinque minuti al secondo arrivato, il cileno Cornejo Florimo su medesima cavalcatura.

PROBLEMI CON IL GPS - La giornata è stata caratterizzata da molte “beghe”, come verrebbero definite in Romagna. I sistemi GPS di alcuni piloti sono letteralmente andati in tilt, lasciando i corridori nel panico di dover improvvisare, evitando di perdersi.

Vittime illustri di tutto ciò, due protagonisti della manifestazione: Price, il vincitore della prima uscita, Sunderland, cioè, colui che guidava il computo parziale della contesa.

I “vecchi” leoni della Dakar hanno così ironizzato: “Ah, questi giovani. Ai miei tempi, altro che GPS! Mi toccava guardare le cartine e chiedere informazioni. Quando tutto andava storto, ci si orientava coi venti, seguendo i guadi e le stelle. Nessuna tecnologia, se non quella prettamente naturale”.

Avranno ragioni i decani della specialità, ma non viviamo nei tempi di Fred Flistone, perciò, quando qualcosa si guasta, sono dolori. La mancata segnalazione di una waypoint ha mandato tutti in confusione e, un conto è perdersi a Manhattan, tra cartelli, passanti e tassisti utili ai suggerimenti, un altro è smarrire la retta via in mezzo al nulla.

BENAVIDES NEL TRIS HONDA - Ma le Honda hanno le ali (dorate) e questa stage è stata quindi dominata: completa il tris l’argentino Kevin Benavides, ricollocato in posizione da podio dopo l’intervento dei commissari, che hanno rivisto la classifica, inficiata da quanto accaduto e valida per 389 dei 427 chilometri totali previsti.

E Price, dove è finito? Tutto sommato, con un quinto posto, l’australiano limita i danni, tenendo con le unghie la rincorsa al successo finale.

Se le Honda dominano, le KTM tengono il passo e le Yamaha soffrono. La prima moto di Iwata è ottava grazie a De Soultrait ma, da quelle parti, attendevano Van Beveren, autore di un incidente nei primissimi momenti della tappa. Per il francese, una spalla rotta e tante imprecazioni.

GLI ITALIANI - Per i colori azzurri non si è trattata di una prova facile, anzi. Ieri, Cerutti è stato tra lo stoico e l’eroico; Jacopo ha completato il tragitto senza la gomma posteriore, guidando la sua Husqvarna sul cerchio posteriore che toccava il terreno. Oggi, il comasco ha chiuso trentaduesimo, il migliore dei nostri in Arabia Saudita. Il pilota del team Solaris, non scoraggiato dall’errore dell’organizzazione (la stesura del roadbook era errata e fuorviante) ha recuperato 16 posizioni, finendo trentatreesimo.