Tempo di Dakar e tempo di riflessioni su questa gara ‘magica’, che ogni anno catalizza centinaia di partecipanti e ormai milioni di followers, considerando la diffusione sui media.

Vi ricordate i gloriosi anni Novanta? E chi dominava allora? C’era un ‘certo’ Edi Orioli, che di Dakar ne ha vinte ben quattro: la prima nel 1988, poi si è riconfermato nel 1990, nel 1994 e nel 1996. Nel 2000 ha smesso di correre in moto ed è passato alle auto e nel 2007 si è piazzato diciassettesimo assoluto alla Dakar, ma primo della categoria Pick-up diesel.

La diatriba

Abbiamo raggiunto Edi Orioli e gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo pensiero a proposito della Dakar di oggi e dell'Africa Eco Race.

“La cosa che non è piacevole un po’ per tutti secondo me è il fatto che si corrano due gare nello stesso periodo, perché c’è la vecchia diatriba degli organizzatori che hanno messo in piedi la Eco Race perché penso non vadano molto d’accordo con gli altri", ci ha detto Edi Orioli. "E’ ovvio che la Dakar è più seguita perché ha gli sponsor, le case ufficiali, e quindi è più ‘importante’ della Eco Race. Però faccio un plauso agli organizzatori della Eco Race perché hanno avuto il coraggio di continuare a farla in Africa nonostante i problemi dei Paesi attraversati, che poi magari si riversano sulla corsa. Nel 2007, che è stata anche la mia ultima partecipazione, la Dakar si è trasferita in America del Sud per motivi politici.

“Sarebbe bello che le due gare si unissero e si ritornasse a fare una corsa dove partecipano tutti”.

Il bivacco e la tecnologia

Cosa pensi della Dakar di quest’anno?

“Sicuramente sono molto felice che la Dakar sia tornata vicino al continente africano, in Arabia Saudita. Cedo che stiano facendo una bella gara, ho visto i percorsi, i chilometri che fanno, anche i trasferimenti lunghi che fanno parte un po’ di queste corse, così all’avventura. Certo, da quando correvo io il mondo intero si è evoluto, la tecnologia anche, ma a me fa specie quando vedo i piloti all’arrivo in un camper superattrezzato con aria condizionata, internet, Facebook e Instagram, e i piloti fanno feste ogni sera con pastasciutta e champagne.

"Certo, negli Emirati Arabi gli sceicchi sponsorizzano questa gara, l’Arabia stessa avrà messo a disposizione dei soldi, ce i sono dei bivacchi pazzeschi, manca solo che ci sia la piscina! Questa cosa mi fa un po’ male su questa gara che secondo me doveva mantenere quello spirito di avventura… Io quando arrivavo al bivacco ero sconvolto ogni sera, e aspettavo semplicemente le 5 del mattino per ripartire per la tappa del giorno dopo”.

La Dakar

E della Dakar come gara in sé cosa pensi?

“E’ sempre lunga, e sei là da solo in mezzo al deserto e devi percorrere 500 km… Essendo poi un po’ fuori dalla corsa non ho capito bene con che grado di difficoltà viene usato il GPS. So però che viene dato il roadbook ai piloti alla mattina, perché così nessuno può fare modifiche, e questa è una bella iniziativa.

"Poi vedo che i paesaggi sono molto vari. L’Arabia Saudita sta facendo vedere dei paesaggi lunari bellissimi che ricordano molto l’Africa”.

Fra Dakar e Africa Eco Race cosa ti sarebbe piaciuto fare?

“Mi sarebbe piaciuta la Dakar di quest’anno, anche perché è in un Paese nuovo. Con una macchina ufficiale come quella di Peterhansel l’avrei fatta volentieri!”