Dall’inglese all’italiano: Price, ovvero, prezzo. Per andare forte e vincere alla Dakar bisogna pagare un certo prezzo, cioè, dare gas, mettendoci coraggio, evitando di perdersi. Smarrito un po’ nelle ultime tappe, Toby ritrova il senso di marcia, tornando al successo, ripetendo l’impresa della prima giornata sulle cinque consumate in Arabia Saudita, posto nuovo per tutti ed assolutamente spettacolare.

La quinta tappa

Tre ore, cinquantasette minuti e trentatré secondi: questo il tempo dell’australiano, che ha portato nuovamene in alto la KTM, moto candidata al numero 1 finale, Honda di Brabec permettendo.

È vero, l’americano non è riuscito ad entrare nei migliori tre, ma Ricky mantiene la vetta della classifica; prima di lui sono arrivate le Husqvarna del cileno Quintanilla e dell’altro statunitense, Andrew Short. Il team Rockstar Energy ha perciò festeggiato la tappa da Al - Ula ad Ha’Il, - sperando di aver scritto i nomi delle due località correttamente - a suon di musica, ma la vera sinfonia era nella squadra arancione di Price, vero dominatore della contesa di oggi,

Ritiri di spessore

In una competizione che miete ritiri dai nomi pesanti, al francese Van Beveren fa “compagnia”, anche Sunderland. Sam sventola bandiera bianca, dopo una caduta piuttosto rovinosa, conclusasi con colpi a schiena a spalla sinistra. De Soultrait, lo abbiamo già detto, ha abbandonato la carovana, Daniel Alberto Puig è vicino a farlo.

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Gli "azzurri"

Nel gelo mattutino, si è fatto largo da subito l’italiano Jacopo Cerutti, eccellente diciannovesimo di tappa. Niente male nemmeno il compagno di tenda, Maurizio Gerini. Per il team Solaris il quinto stage della manifestazione è risultato più che positivo.