Alessandro Botturi guarderà la prossima Dakar dalla televisione. Dopo 9 anni consecutivi, 7 Dakar e 2 Africa Race quest'anno non sarò alla partenza a nessuno dei due Rally”, annuncia il ‘Bottu’, che lo scorso anno ha vinto l’Africa Eco Race. “Gare con fascino unico...”, aggiunge con un pizzico di rammarico.

"Peccato non correre alla Dakar"


Ma cosa ha fermato il ‘gigante buono’? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui.

“Avrei dovuto fare l’Africa Eco Race, ma due mesi fa è arrivata l’ufficializzazione che è stata annullata per la pandemia, e non ho avuto il tempo materiale per organizzare la Dakar”.

Ti sarebbe piaciuto partecipare alla Dakar?

“Sì, sono gare sulle quali veramente ci lasci il cuore. A saperlo prima la mia preparazione sarebbe stata diversa, ci avrei dedicato il tempo gusto. L’Africa Race è più facile, e la partenza da Monaco ti consente di spedire tutto all’ultimo momento, invece per la Dakar il 20 novembre devi essere già completamente pronto. Quando è saltata l’Africa Eco Race c’erano 15 giorni per organizzarsi, per me è stato impossibile, anche fisicamente”.

Cosa pensi della Daar di quest’anno?
Mi sembra molto tosta: con 8.000 km in 12 tappe più il prologo sarà molto impegnativa sul lato fisico e poi poi non ci sono riferimento, perché nessuno ha corso durante l’anno. E' stato fatto solo un Rally in Andalusia, che però ha dato poco i valori in campo. I piloti saranno tutti agitati, perché nessuno sa a che livello è il proprio avversario, e secondo me quest’anno ci sono sette o otto piloti nelle moto che possono vincere”.

Chi sono i più accreditati secondo te?

“Ricky Brabec, che ha vinto l’anno scorso, Toby Price, Daniel Sanders e Matthias Walkner, ma anche Adrien Van Beveren e Kevin Benavies… però se dovessi scegliere un candidato ideale non riuscirei a dirti un nome, perché mai come quest’anno sono tanti i piloti che possono vincere”.

Dunque tu la Dakar seguirai da casa?

Sì, perché mi piace e perché ho tanti amici che corrono. Più di tutti Van Beveren, che è stato mio compagno di squadra in Yamaha e l’ho seguito un po’ negli allenamenti, gli ho preparato il roadbook mentre si allenava, e poi Maurizio Gerini, che nella classe Original Motul può fare veramente bene. E poi i piloti italiani, li conosco tutti”.

Cosa ne pensi dell’impresa di Franco Picco, nella Original Motul a 65 anni?

Bravo Franco: la Dakar già è faticosa quando sei nel pieno della forma fisica e nell’età giusta, a 65 anni avere ancora solo la voglia di prepararsi per fare una gara come la Dakar e soprattutto senza assistenza… Penso che bisogna togliersi tutti il cappello e dire ‘bravo’. E’ un bel segnale che dà a tutti, soprattutto in questo anno un po’ particolare”.

"Una stagione sofferta"


Com’è stata la tua stagione 2020 dopo aver vinto l’Africa Eco Race?

“Ho fatto il Rally Transanatolia, dove mi sono piazzato quarto dietro a Van Beveren e ho vinto anche due prove speciali: mi sono sentito ancora competitivo. Poi ho fatto delle gare di italiano motorally ma è una stagione un po’ a singhiozzo, con le date che venivano spostate di continuo. Ho un po’ sofferto, devo dire la verità”.

E il prossimo anno cosa farai?

“Farò il Merzouga Rally a maggio e l’obiettivo è fare l’Africa Eco Race nel 2022 con la Teneré 700, una moto sulla quale Yamaha sta puntando tantissimo e io la porterò al debutto.

Nel frattempo ad aprile farò una cosa bella, che mi piace molto: un viaggio umanitario fino a Dakar, che si chiama ‘Route to Dakar’. Partiremo dalla Fiera di Verona il 2 aprile e poi arriveremo a Dakar e lasceremo i mezzi che avremo usato per l’avventura all’associazione Bambini nel Deserto, per dargli una piccola mano. Mi ha contattato Simone Zignoli delle Jene, e mi ha chiesto: ‘verresti con me? Ti do qualche giorno per pensarci’. E io gli ho risposto subito che non mi serviva tempo… ho deciso subito di sì”.

Come ti stai allenando nel frattempo?

“Fino a due giorni fa in bici in montagna dietro casa, ora da due giorni qui abbiamo tanta neve, e quindi mi alleno a casa sui rulli e sul tapis roulant, ma tra qualche giorno riprenderò ad andare in montagna, che a me piace moltissimo, sia in bici che a piedi”, conclude Alessandro Botturi.  

Thomas Oldrati e Andrea Verona: favole d'Italia