Tiziano Internò ha affrontato quest’anno la sua prima Dakar, nella classifica Original Motul, riservata ai piloti privi di assistenza. La sua gara si è interrotta nel Day 3, per una caduta della quale non ricorda niente, ma quando lo raggiungiamo telefonicamente, al bivacco di Al Quaisumah, il pilota bresciano ci confida che il suo sogno si è realizzato. Certo, la delusione di non poter continuare la gara è forte, comunque Tiziano continuerà a seguire la gara, con l’aiuto dell’organizzazione, per monitorare soprattutto gli altri italiani.

La Dakar in un anno


“L’idea era quello di raccontare una sorta di diario di viaggio di un anno, per dimostrare che chiunque può raggiungere l’obiettivo di partecipare alla Dakar”, ci dice Tiziano. “Infatti ho realizzato una serie di video che inizialmente erano impersonali, girati in POV (tecnica che usa il punto di vista dello spettatore)”.

Com’è nata la tua passione?

“Quando avevo 6 anni mio padre mi ha regalato una moto ma non mi ha mai portato a girare. A 14 anni ho preso il cinquantino, a 16 ho fatto di nascosto la prima licenza e ho corso nell’enduro per 11 anni. Nel 2015 ho iniziato a lavorare e ho smesso di fare gare, perché facevo 30 o 40 gare all’anno, dall’italiano all’europeo e al mondiale, viaggiando in moto su strada. L’anno scorso, tornando da un viaggio in bicicletta a Capo Nord mi sono posto l’obiettivo di fare la Dakar.

“Per distogliermi dall’aspetto agonistico mi sono inventato Rally POV, i video appunto, che vogliono essere qualcosa di ispirazionale per avvicinare il più persone possibile a questo modo e nel contempo vivere anche io questa esperienza”.

L'incidente


Cosa ti è successo nella terza tappa?

“Nel prologo sono partito con il coltello fra i denti, nel Day 1 l’ho messo nella custodia, nel Day 2 l’ho lasciato proprio al paddock e Day 3 stavo andando con un passo conservativo, godendomi i paesaggi, che sono qualcosa di incredibile. Poi non so cosa sia successo.

"Giovanni Stigliano mi ha raccontato di avermi trovato sotto una duna svenuto con il sangue alla bocca e dopo avermi rianimato è stato con me 45 minuti io gli ho detto di andare. In realtà io ho ripreso coscienza circa 40 km dopo, mentre stavo andando in moto a 100 all’ora, e mi sono chiesto che giorno era e in che tappa ero…

"La mia testardaggine mi ha fatto andare avanti, dopo altri 30 km sono ricaduto, ma ero completamente spaesato per il trauma cranico che avevo riportato. Ho ritirato su la moto, sono ripartito e ho raggiunto la neutralizzazione, cioè la metà speciale dove si arriva a far rifornimento. Lì sono svenuto un’altra volta e mi hanno portato via in elicottero”.

Cosa ti sei fatto?

“Mi sono fratturato lo scafoide e ho picchiato forte il petto, ho un po’ di ematomi… Ma quello lo metti  il dolore più grande è stato al cuore, nel vedere sfumare tanta preparazione".

Cosa fai nella vita?

"Ho due aziende, una di marketing e una che produce antiforatura per bicicletta. Diciamo che mi diverto a creare aziende e trovargli il loro giusto vestito.

Pensando al futuro


Continuerai a seguire la Dakar anche dopo esserti ritirato?

“Avevo fatto una campagna di crowfunding per pagare i diritti televisivi, che l’organizzazione mi aveva chiesto per mettere online questi video giornalieri. Mi hanno dato la disponibilità per trasportarmi di bivacco in bivacco in aereo, e quindi ora sono a raccontare non più la mia gara ma quella degli altri italiani”.

E l’anno prossimo rifarai la Dakar?

"Sarò ancora qui, con più rispetto della gara. Oa che sono qui capisco tante dinamiche. Sei nel deserto a 140 all’ora e la bussola sei tu…"

Farai altre gare quest'anno?

"Sto pensando di andare a correre l’europeo rally partendo in moto da casa, senza assistenza”.

"Franco Picco è inossidabile"

Cosa pensi di Franco Picco?

“E’ inossidabile. Arriva la sera tranquillo, ti dà l’aria di serenità. Può essere anche stanco nell’animo e nel fisico, ma fa vedere calma piatta e completo dominio della situazione”.

E di Maurizio Gerini?

“Penso che abbia obiettivo ben chiaro: vincere la Original Motul e credo che possa farlo, perché sta andando più piano, quindi vuol dire che ha capito che non deve rischiare: ha lasciato le velleità di classifica assoluta e sta puntando su questa categoria, che poi è veramente impegnativa: gli altri arrivano, fanno la doccia e vanno a dormire. Noi ieri sera alle 10.30 stavamo ancora aiutando Gerini a sistemare la moto, e alle quattro e mezzo si è svegliato per partire…“ conclude Tiziano Internò.

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