Vedendo gli scenari vergini e incontaminati che vengono attraversati dai concorrenti della Dakar è inevitabile interrogarsi sull’impatto in termini di inquinamento dei veicoli in tali contesti e ASO si sta muovendo rapidamente in questo senso. Tutta l’industria dell’automotive sta andando nella direzione delle basse emissioni, e una gara difficile e aspra come la Dakar è il banco di prova ideale per lo sviluppo di nuove tecnologie.

“Dakar Future” è il piano di transizione energetica che è stato presentato a Neom (quella che dai Sauditi viene chiamata “la città del futuro” perchè dovrebbe nascere completamente autosufficiente dal punto energetico), che prevede importanti innovazioni principalmente in due sensi: la motorizzazione dei veicoli in gara e l’alimentazione della logistica del rally, bivacchi in primis. Rispetto al primo punto, c’è una strada con tappe già ben marcate: dal 2022 ci sarà una specifica categoria per i veicoli ibridi ed elettrici, dal 2026 tutti i veicoli della categoria Élite dovranno essere a basse emissioni e dal 2030 questa regola verrà estesa a tutti i veicoli in gara. “Vogliamo diventare il primo rally totalmente sostenibile, con il 2030 come obiettivo” ha dichiarato David Castera, direttore della gara. “Per i veicoli ibridi dobbiamo riuscire ad ottenere un’autonomia di 500 km di speciale più 200 km di trasferimento, mentre per quelli ad idrogeno 250 + 200 km. Stiamo trovando un partner eccellente nell’Arabia Saudita, perchè sebbene la loro economia sia ancora basata molto sul petrolio hanno ben chiaro che devono iniziare a muoversi subito per prepararsi a reggere un futuro con altre fonti di energia più pulite”.

Già a partire da questa edizione 2021 si sono mossi i primi passi in entrambe le direzioni. Cyril Despres è in gara al fianco di Mike Horn su un prototipo su base Peugeot alimentato a idrogeno, mentre il bivacco di Neom (dove la carovana è stata per due notti) è stato alimentato in parte con energia solare, grazie a un progetto pilota del gruppo GCK (Green Corp Konnection). Mike Horn è un esploratore e pioniere che ha spostato l’asticella del limite umano già molte volte in passato e si è buttato in questa nuova impresa andando contro corrente. “Quando ho iniziato a parlare della mia idea della Dakar ho ricevuto molte critiche: come può uno che ha vissuto la natura così intensamente come te impegnarsi in una competizione che inquina? Beh, lo faccio perchè voglio dare il mio contributo per cambiare la mobilità da dentro. La Dakar è un ambiente straordinario che assomiglia a una grande famiglia, ebbene è ora che questa famiglia cambi passo. Cyril ed io abbiamo iniziato quest’anno con il progetto Gen-Z per raccogliere dati e sviluppare la macchina, nel 2023 vogliamo partecipare con un veicolo alimentato al 100% da idrogeno, a sua volta generato al 100% da fonti di energia rinnovabile”.

Pioniere e imprenditore di note capacità, Kees Koolen è il fondatore di booking.com e concorrente nella Dakar 2021 nella categoria Veicoli Leggeri con il numero 416, che è la sua 12° in carriera. Ha corso (e terminato almeno una volta) con tutte le tipologie di veicoli e sta cullando ora il suo prossimo sogno: ho terminato almeno una volta la Dakar in ognuna delle categorie di veicoli, adesso voglio farlo con un veicolo alimentato ad energia alternativa. L’idrogeno è una delle possibilità, ma ce ne sono anche altre come ad esempio l’ammoniaca, che non è ancora sviluppata al punto di poter essere utilizzabile ma potrebbe esserlo in futuro”.

Nel 2022 il gruppo Gaussin ha in programma di partecipare e terminare la Dakar con un camion alimentato a idrogeno ed Christophe Gaussin, CEO del Gruppo Gaussin, si è mosso da un dato evidente: “il 2020 è stato l’anno più caldo della storia e noi vogliamo capire esattamente quali sono i fattori che hanno determinato questo riscaldamento e come si può - e deve- fare per porvi rimedio. Crediamo nell’idrogeno come fonte di energia e siamo determinati nel dimostrare che è un carburante adatto sia per avere prestazioni e autonomia ma anche per essere rifornito in sicurezza. L’Arabia Saudita è una fonte incredibile di energia grazie al sole e al vento, la Dakar è un banco di prova eccezionale e siamo contenti di essere affiancati da altre aziende che concorrono con noi in questo sogno. Da parte nostra crediamo che la condivisione delle informazioni sia il motore giusto per accelerare un cambiamento che ormai è inevitabile”.

Green Corp Konnection raggruppa un microcosmo di aziende che si occupano su diversi fronti di alimentazione alternativa e il suo CEO Eric Boudot ha le idee molto chiare in merito: “lavoriamo non solo sui motori ma anche sulle fonti di approvvigionamento, perchè non avrebbe senso sviluppare un motore elettrico per poi alimentarlo da fonti non rinnovabili. Nel 2023 vogliamo schierare alla Dakar la prima auto completamente elettrica sviluppata dalla divisione automotive di GCK”.

C’è anche un altro grosso gruppo automotive che non sta certo alla finestra a guardare i tempi che cambiano, è il gruppo Audi attraverso la divisione Q-Motorsport. Il CEO Sven Quandt dichiara: “È necessario aprire nuovi scenari per la mobilità di tutta l’umanità. Nel breve periodo le nuove tipologie di alimentazione potranno già concludere una Dakar e magari vincere qualche tappa. In Audi abbiamo come target di competere e finire un rally con un veicolo elettrico già nel 2022, perchè per noi non è tanto una questione di pubblicità o marketing quanto di necessario sviluppo tecnologico”.

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