Era il 24 gennaio del 1986 quando Giampaolo Marinoni ci ha lasciati: pilota e poliziotto delle Fiamme Oro, correva con una Cagiva Ufficiale e di lì a poco avrebbe compiuto 31 anni. Era stato campione italiano di Enduro 125 con la Cagiva nel 1981 e tra le sue vittorie la più prestigiosa fu forse quella nel Rally dell’Atlas del 1984. L’anno successivo aveva partecipato alla sua prima Parigi-Dakar, ritirandosi per una caduta nella quale si era procurato la frattura di un piede.

Nel 1986 prese di nuovo parte alla Parigi-Dakar, sempre in sella ad una Cagiva Elefant, della quale era anche collaudatore, vincendo una tappe (la decima Dirkou-Agadem). Era in squadra con Hubert Auriol e Gilles Picard. Ma quella Dakar gli fu fatale, anche se riuscì a completarla, in tredicesima posizione, con una mano e alcune costole fratturate e, soprattutto, con una lesione al fegato che gli costò la vita due giorni dopo. 

 

La cronaca dell’epoca


A circa 20 km dalla partenza dell'ultima tappa, la Sali Portudal-Dakar, Giampaolo Marinoni cadde in un percorso quasi del tutto sabbioso. Chiese aiuto per tornare in sella e eroicamente decise di ripartire.

Gilles Picard lo scortava e ogni 10 chilometri gli urla quanto mancava all’arrivo.

“Con lui, Gianpaolo Marinoni taglia il traguardo in moto”, scrive Motosprint all’epoca. “Quindi smonta, si adagia accanto ad una automobile. Parla con gli amici della sua cattiva sorte. Si sente male, ma soprattutto respira male. Passa mezz’ora e di lui si occupano i medici dell’Ambassat. Diasgnosticano le due fratture e provvedono al ricovero presso l’ospedale di Dakar. E’ ormai la sera del 22 quando a Giampaolo, che accusa ora dolori dietro la schiena, viene diagnosticata una emorragia interna. Si parla di un litro di sangue perso, di una lesione al fegato. I medici vogliono operarlo subito.

“Marinoni vorrebbe essere portato in Italia, ma è molto debole e viene convinto a farsi operare. E’ il dotto. Veilard, un medico francese, a farlo. L’intervento appare subito complesso, dura quasi tre ore, ma il fisico del pilota lo sopporta benissimo", scrive ancora Motosprint.

All’indomani, assorbito il trauma, Giampaolo si sveglia. I medici sono fiduciosi, parlano di dimettere il corridore entro il 4 febbraio. Il 24 alle 16.00 i dottori confermano l’esito positivo del decorso. Alle 18.00 l’Ing Alberti (che guidava l’assistenza Cagiva insieme a Savoldelli, nde) telefona in ospedale per informarsi e per sapere se Giampaolo puà ricevere visite. Gli comunicano l’improvviso aggravarsi. 'E’ gravissimo, venite'.

"Due ore dopo, dopo 45 minuti di massaggio cardiaco, aGiampaolo Marinoni cessa di vivere. Il referto medico parla di shock settico, infezione insomma. Si chiamano in causa le condizione igieniche non certo stupende dell’ospedale, ma uno dei medici dell’Amnassat getta acqua sul fuoco spiegando che l’infezione può essere stata causata da un miscuglio bile-sangue dovuto allo sforzo compiuto da Marinoni per portare la sua moto sino al traguardo.

“Mentre la tragedia si compiva, i fratelli Castiglioni, avvisati fin dal pomeriggio dell’improvviso peggioramento delle condizioni del loro pilota-collaudatore, stavano organizzando un aereo-ambulanza per portare d’urgenza Giampaolo in Italia", conclude Motosprint.

Oggi ancora tanti amici e supports di Giampaolo Marinoni si chiedono se la sua sia stata una "morte inutile" e se si sarebbe potuto salvare.

Per la cronaca, la Dakar del 1986 la vinse Cyril Neveu su Honda, davanti a Gilles Lalay, anche lui su Honda. Al terzo posto si piazzò l'italiano Andrea Balestrieri, per un podio tutto Honda. Ciro De Petri chiuse quinto davanti a Edi Orioli, Franco Picco si piazzò diecimo alle spalle di Giampiero Findanno.

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