Il campionato italiano Trial ha aperto i battenti nell’area chiusa del Pro Park di Ceranesi, alla periferia di Genova, con una gara tradizionale di un giorno, quello che viene indicato come format A, nel corso del weekend appena passato. Sviluppi Covid-19 permettendo, la kermesse proseguirà con altri cinque appuntamenti, in cui due utilizzeranno il format B di due gare separate, una sabato e una domenica.

L’uomo da battere è sempre lui, quel Matteo Grattarola forte di undici titoli nazionali Outdoor, dieci Indoor, due corone mondiali, tre titoli europei, conquistati con ben quattro Marche differenti. capace di affermarsi domenica scorsa nella categoria TR1.

A 33 anni non mostra segni di cedimento e continua a trovare motivazioni per vincere ancora. Nel Mondiale ritornerà nella categoria TrialGP. A lui chiediamo preziosi consigli per quel delicato momento di preparazione della moto, prima della competizione; la messa a punto di motore e sospensioni, che un tempo non venivano considerati importanti, perché la gara presentava una svariata tipologia di ostacoli: il muro in terra, il pietrone, le radici, le vertiginose salite, il viscido sottobosco.

A seconda della zona ci si sarebbe dovuti presentare con un settaggio specifico e questo non era materialmente possibile, quindi si optava per un ragionevole compromesso. Si agiva unicamente sulla carburazione, per gestire diverse
altitudini. Ai giorni nostri, vuoi per le restrizioni che impongono gli ambientasti ostili al Trial, vuoi per venire incontro alle esigenze del pubblico, poco propenso a inerpicarsi in luoghi sperduti per godersi lo spettacolo, le gare sono più caratterizzate da una omogenea tipologia di ostacoli. Sulla base dell’ispezione del giorno prima, il pilota, con l’aiuto del suo fido meccanico, sceglie come tarare le sospensioni, la mappatura per sprigionare la potenza del motore, la
pressione atmosferica delle gomme.

Trial: Emma Bristow, lady di ferro

I punti focali della messa a punto


Sei tu che ti adatti alla moto o la moto adatta la moto al tuo stile di guida?

«Ogni moto ha i suoi pregi e i suoi difetti. Io ho sempre cercato di sistemare sospensioni e prontezza del motore come piacciono a me, nel limite del possibile delle varie moto che ho utilizzato».

Prima di entrare nel merito delle singole gare del campionato italiano, c’è un tuo “settaggio” standard che ci puoi svelare?

"In genere, sull’ammortizzatore scelgo una via di mezzo, non troppo sfrenato ma neanche il contrario. Ora che mi alleno molto in Spagna, dove si usa 'palleggiare', tengo il retrotreno poco sfrenato per controllare meglio la moto".

Parliamo di motore.

"Quello non lo modifico quasi mai. Mi serve una frizione “on-off “ e una buona dose di potenza, in grado di darmi sicurezza sugli ostacoli alti".

E sulla potenza del motore?

"Non tocco nulla. Al massimo uso una marcia più alta, perché la moto reagisca meno aggressivamente. Tipo, invece che la seconda, la terza e su una rampa ci butto la quarta, per esempio".

Che pressione delle gomme usi?

"Nel fango al massimo scendo a 0,28 bar, mentre sull’asciutto sono in genere a 0,32 bar. Non di meno, perché si rischia di tagliare la gomma".

Seconda prova il 23 maggio a Gualdo Tadino, in Umbria. Lì come sarà il terreno?

"Normalmente più asciutto e roccioso. Nell’ispezione alle zone vedrò se ci sono muri alti o no. In tal caso, chiederò di avere un ammortizzatore più sfrenato e la gomma un po’ più dura".

Chi ti prepara i settaggi, il solito “mago” Andrea Tron?

"Non più: con lui ho lavorato sette anni, quando correvo per la GASGAS. Ci sentiamo regolarmente per confrontarci, ora mi aiuta il reparto corse Beta".

La terza prova sarà su due giorni, alla frazione Montoso del comune di Bagnolo Piemonte, in provincia di Cuneo, nel weekend del 19 e 20 giugno, in alta montagna...

"Lì siamo a 1500 metri di altitudine. In questo caso si dovrà anche lavorare sul motore. Andrò ad allenarmi a quella altitudine per provare la carburazione. Può essere anche che si debba abbassare la testa o modificare lo scarico e il
volano, cercando il giusto compromesso".

Ancora due giorni di gare il 24 e 25 luglio, nell’off-road Park di Pietramurata, a Trento, dove ti sei laureato campione mondiale Trial2 nel 2018. Ti piace quel posto?

"È un terreno particolare; se piove cambia parecchio. A me non dispiace. Come altitudine, non richiede particolari attenzioni; siamo sui 500 metri, quindi penso opterò per un 'settaggio' tradizionale".

Si riprende il 5 settembre, a Ponte di Legno, in provincia di Brescia. Cosa ti aspetterà là?

"Un vero Trial Outdoor, con salitoni, curve su radici, anche se ci sarà di sicuro una zona indoor. Una bella gara. Non credo di dover fare nulla di particolare".

Conclusione vicino a casa tua, a Oggiono, nei pressi di Lecco, il 17 ottobre. Che terreno troverai?

"Quello della Due Giorni della Brianza. Quando è asciutto e polveroso, c’è un’ottima aderenza. Invece, se piove, non 'attacca' da nessuna parte".

Io guido da sola: Paola Dolci, tra polvere e fornelli