DOUGLAS - Se lo scorso anno le scuole di pensiero dei tifosi delle corse su strada erano divise, al termine del TT 2014 c'è piena concordia: Michael Dunlop è il nuovo re del Circuito di Montagna. Venerdì scorso ha dominato anche la gara più importante, la Senior, con la Bmw, dopo che s'era aggiudicato anche la Superbike, la Superstock, sempre su Bmw, e la seconda gara Supersport, in sella a una Honda autogestita. Mai un errore, mai una sbavatura o il dubbio che uno dei trionfi potesse sfuggirgli. E per far restare il suo ruolino di marcia immacolato il pilota dell'Ulster il venerdì mattina ha rinunciato a prendere il via alla Lightweight nella quale aveva girato in prova in sella alla Kawa di McAdoo, non all'altezza delle più agguerrite rivali. Alla fine della settimana di gare, Michael Dunlop esce aggiudicandosi anche di netto il Joey Dunlop Trophy, riconoscimento che con una speciale classifica a punti premia il pilota complessivamente più efficace nelle principali corse del TT, avendo portato a 11 lo score dei suoi successi sull'evento più importante dell'Isola di Man. Dopo aver scavalcato Giacomo Agostini, fermo (si fa per dire) a 10, il prossimo anno il 25enne figlio del compianto Robert e nipote del mitico Joey potrebbe puntare a impensierire le 14 vittorie di Mike Hailwood. L'altro re della Montagna, John McGuinness, quello che quest'anno ha abdicato, stavolta poco ha potuto. Si è aggiudicato la gara delle moto elettriche portando a 21 i suoi centri al TT, riuscendo a battere il compagno di squadra Anstey in sella alla avveniristica Mugen, ma il suo infortunio alla mano destra l'ha ridotto a comprimario in tutte le altre corse, privandolo della possibilità di difendere il suo regno ormai (per ora) perduto. Poco successo anche per Guy Martin, il pilota più amato, dopo dieci anni ancora alla ricerca del primo successo al TT, che non s'è certo consolato con un 2° e un 3° posto ottenuto nelle due corse delle Superbike, insella alla Suzuki-Tas. Anche il 45enne Bruce Anstey è rimasto a secco di successi, malgrado abbia superato la barriera dei 30 podii in carriera e soprattutto quella delle 132 miglia di media in corsa, nuovo primato assoluto ufficiale del circuito, ottenuto nell'ultimo giro della prima corsa più Superbike con la Honda Padgett's e da lì alla fine della settimana insuperato. È anche stato il TT dell'orgoglio britannico, grazie al successo di Gary Johnson su Triumph nella prima gara delle Supersport, anche se il ventilato e attesissimo ritorno della Norton nelle Superbike s'è rivelato una delusione, con il valido Cameron Donald costretto al ritiro in entrambe le corse, dopo neanche metà della distanza prevista. Bella anche la storia di Conrad e Dean Harrison, padre e figlio, che sono saliti sul gradino più alto del podio rispettivamente nei sidecar e nella Lightweight. Quanto agli italiani, è stato l'anno del cinque. Il bravissimo Stefano Bonetti con le sue Kawa autogestite ha ottenuto una mitragliata di piazzamenti, tutti nella top twenty (ottimo il 17° posto nella Superstock), nelle cinque classi a cui ha partecipato, girando a 125 miglia orarie di media con la 1000 e migliorando il record assoluto sul giro per i piloti italiani. Il tutto complessivamente gli è valso il dignitosissimo 5° posto finale nella classifica riservata ai piloti privati, vinta da Ivan Lintin. Infine, note positive anche per la Vercarmoto di Carlo Gelmi, che, condotta dall'americano Mark Miller, si è aggiudicata il 5° posto finale tra le elettriche, eguagliando il risultato ottenuto lo scorso anno. Mario Donnini