Di fronte alla notizia di un incendio nell’ambito della MotoE, le immagini di Jerez sono inevitabilmente tornate alla mente. Del resto, quando si parla di fuoco nei pressi di un paddock affollato come quello della MotoGP, lo spavento e il rischio psicosi sono conseguenze dirette. Rispetto a quanto accadde nei test invernali, però, in Austria non è stata differente soltanto l’origine dell’incendio: a Jerez la causa fu legata a un cortocircuito notturno mentre le Energica Ego Corsa non erano in ricarica, nel venerdì del Red Bull Ring il guaio è avvenuto durante la ricarica, e sarebbe stato causato dalla batteria della moto di Niki Tuuli. Fortunatamente è stata diversa la proporzione delle conseguenze.

DAL DISASTRO AL CONTENIMENTO - A Jerez moto e attrezzature erano andate perse, dato che un intero campionato era andato in fumo. In Austria, invece, dopo l’esplosione e il successivo incendio, l’intervento dei pompieri è stato non soltanto tempestivo, ma anche efficace, visto che il guaio è stato isolato e poi domato. È stata infatti utilizzata una procedura particolare, come richiesto dalle fiamme generate dalle batterie al litio, quindi con un telo particolare, un liquido refrigerante apposito e poi la moto è stata spostata con un mezzo specifico.
E nonostante la preoccupazione iniziale ben sintetizzata dall’interrogativo di Alex De Angelis («Dobbiamo sapere quali rischi corriamo»), il programma del secondo weekend di gara delle elettriche è andato avanti con tempi e modi previsti dopo una riunione convocata dal responsabile Nicolas Goubert. E al Red Bull Ring la MotoE ha fatto anche conoscenza con la prima gara bagnata.

SAVADORI E DE ANGELIS - I problemi di gioventù della categoria si sono materializzati in questi primi due GP. In Germania, per esempio, avevano colpito le conseguenze della caduta di Lorenzo Savadori, la cui moto – che pesa 260 kg a causa della batteria da oltre un quintale – aveva danneggiato le barriere air fence costringendo la Direzione Gara a concludere in anticipo la corsa, e così il primo epilogo di una gara di Coppa del Mondo della MotoE era arrivato con la bandiera rossa e non con quella a scacchi. E lo stesso De Angelis, mostrando i segni delle ruotate sulla propria tuta, aveva spiegato come l’assenza di rumore impedisse di capire l’esatta vicinanza di un inseguitore, aumentando così il rischio di contatti.
Di fatto, il 2019 è un anno di pura sperimentazione, con la speranza che di fuoco e di altri pericoli non si debba più sentir parlare. Anche se, fortunatamente, in Austria si è vista una gestione dei contrattempi all’altezza della situazione.