In questi ultimi anni i discorsi legati alla sicurezza nel mondo del motociclismo sono stati di grande attualità e i lavori per rendere lo sport il più sicuro possibile sono stati molteplici. Tuttavia, l'incidente fatale avvenuto nella Superbike brasiliana ci riporta alla dura verità: le corse in moto sono pericolose. La morte di Matheus Barbosa ad Interlagos, però, si poteva facilmente evitare.

Un campionato troppo pericoloso


Barbosa correva nella Superbike Brasil, uno dei campionati, purtroppo, più pericolosi al mondo. Nelle stagioni complete, il calendario della massima serie brasiliana annovera ben sette round su dieci a Interlagos, che negli ultimi tre anni è costato la vita a ben quattro piloti.

Uno dei pochissimi campionati al mondo a non essere sotto l'egida FIM, che nelle (poche) vie di fuga dei tracciati non ha gli air fence prima delle barriere che permettono di attutire i colpi e che non ha neanche uno standard minimo di sicurezza per tute e caschi. Un problema che ha fatto notare anche la giovanissima Arianna Barale, protagonista di un incidente simile al Mugello.

La sicurezza non è mai troppa


Come detto, il motociclismo è uno sport pericoloso e, per quanto si possa lavorare sulla sicurezza, una dose di rischio sarà sempre presente. Nel caso di Barbosa, forse gli air fence e l'airbag nella tuta non sarebbero bastati per salvarlo, ma è impossibile saperlo ora, che è troppo tardi.

Gli incidenti accadono ovunque e il rischio c'è sempre. Sepang, ad esempio, è uno dei circuiti con i più alti standard di sicurezza al mondo, ma si sono verificati diversi incidenti fatali. In un circuito come quello malese, però, non si smette mai di lavorare.

Anche nelle corse su strada si lavora per aumentare la sicurezza, come a Macau - da molti reputato il tracciato più pericoloso in assoluto - dove dopo la scomparsa di Daniel Hegarty è stato introdotto proprio un air fence alla curva Fisherman's Bend che ha salvato la vita a Ben Wylie l'anno successivo.

Ovunque, dagli incidenti si impara una lezione importante. In Brasile, al momento, no. E un autodromo che in due anni miete più vittime del Tourist Trophy è, semplicemente, inaccettabile.

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