Non solo Emilia Romagna e Marche. Anche la provincia di Milano sa proporre bravi piloti, lo conferma Tony Arbolino, nativo di Garbagnate e quest’anno ad un soffio dal titolo iridato Moto3, lo spiega Roberto Jason Sarchi, originario di San Donato Milanese, cittadine satellite del capoluogo lombardo.

Il biondo diciottenne è simpatico, si esprime con entusiasmo ed appartiene ad una stirpe di appassoniati del motosport:Mio nonno aveva una officina sul Naviglio Pavese - racconta - e, contestualmente, aveva fondato un team a quattro ruote. Perciò, mio papà poteva gareggiare, quando era ragazzo. Una volta smesso di competere, mi è stata da lui regalata una minimoto. Da San Donato andavamo a correre sulla pista di Codogno, molto bella ed utile per potersi allenare. Col tempo, conoscendo Lucrezia Cremonesi, abbiamo potuto avere una competitiva Blata, rivelatasi davvero ottima. Col team MPR abbiamo fatto bene, sino ad arrivare alle gare serie, si in Italia che in Svizzera”.

Perciò, per i ragazzi di San Donato è possibile fare strada.

Eccome se lo è! Ho sempre vissuto a San Donato e ritengo che sia un posto favorevole a chi voglia praticare il motociclismo. Come tutta l’area di Milano, del resto. Abbiamo molti spazi ove potersi allenare, allo stesso tempo esistono strutture e palestre pe i corsi indoor. Non solo: i kartodromi e le piste sono tante e tutte molto vicine. Ho visto ragazzi dover macinare chilometri per raggiungere gli impianti, per me è tutto parecchio semplice”.

Quali sono state le tue esperienze recenti?

In famiglia avevamo deciso di smettere con le minimoto. Anche perché, nel frattempo, ero cresciuto in altezza e peso. Adesso sono alto un metro e settantotto e, dapprima, già pensavo che le ruote da 17 pollici ed i circuiti da adulti faccessero per me. Da un test fatto tempo fa sulla PreMoto3, avevo intuito che si trattasse del giusto momento per cambiare, per evolvere. Dai kartodromi era ora di passare agli autodromi e, comprando una Aprilia RS 125SP avevo capito che fosse la scelta giusta. Ricordo di aver affrontato una wild card a Varano, schierandomi dal team Guerreri. Nelle prove sono partito ottenuto il primo tempo, la gara andò meno bene, ma capii di essere cresciuto”.

Una interessante evoluzione.

“Sì, spero che lo sia (ride). Nel Moto Estate ho sfiorato il titolo 125, risultando il primo dei debuttanti. In quel 2018 avevo conosciuto il titolare del Fast Racin Team, che aveva realizzato in proprio una PreMoto3. Avevo doppio impegno: gare con la 125 e sviluppo della PreMoto3. Giovanni Alberghini e la sua squadra mi hanno iscritto nella Supersport 300 del Moto Estate, correndo con una Yamaha R3. Il campionato è andato bene, infatti, alcuni team mi hanno chiamato per disputare addirittura il CEV Moto2”.

Sarebbe stato un bel salto.

Certo, ma non mi sentro pronto. Farò certi passi uno alla volta, con metodo e senso. Infatti, nel 2021 parteciperò ancora allo Yamaha R3 Cup, che affianca i round della Coppa Italia. Mi voglio preparare bene, per arrivare pronto ad una possibilità che porti all’Europeo della stessa serie. Mi piacerebbe presentarmi ad una wild card, dividendo il paddock coi professionisti del Mondiale SBK”.

Iannone, Diggia e Donald Duck


Roberto Jason, giustamente, frequenta ancora la scuola. È giovane e vuole diplomarsi:Quest’anno sono in quinta superiore, ho la maturità. Devo studiare, non solo allenarmi. Non è semplice conciliare libri e sessioni, ma è stimolante, mi completa. Le mie giornate sono organizzate bene, tutte le attività hanno orari e posti precisi da rispettare, perché ho intenzone di ottenere soddisfacenti risultati nello studio e sulla moto".

Qualcuno segue la tua preparazione atletica?

Si chiama Stefano Ledda, preparatore che ha seguito Andrea Iannone. Con lui mi alleno a Milano e a San Giuliano; come dicevo, qui non manca nulla. Abbiamo formato, tra piloti, un gruppo di allenamento nei kartodromi. Ci scambiamo le moto e ci divertiamo, sperando tutti di poter entrare nel professionismo motociclistico”.

Hai un esempio da emulare?

Mi piace tantissimo Di Giannantonio, perché a me Fabio sembra davvero un ragazzo solare, spontaneo, vero. Si vede che vada in moto per passione, lo dimostra pienamente in sella e pure nelle interviste. Apprezzo questa sua caretteristica e pure lo stile di guida del Diggia”.

Il tuo stile come è?

“Io prediligo la velocità di percorrenza in curva. La 125 mi ha insegnato a fare così, cioè, essere rapido in piena piega, con traiettorie rotonde. Ho migliorato anche la fase di frenata, provo a completarmi. In più, uso molto la testa: per voltare uso lo sguardo. Puntando gli occhi sulla traiettoria ideale, favoreggio l’uscita e sono pronto all’accelerazione con la mia moto numero 313”.

A sensazione, diremmo di averlo già visto da qualche parte.

Di sicuro (ride), bè, il mio preferito sarebbe il 3, ma solo quello mi sembrava banale. Ho pensato al 33, però l’aveva già Melandri, non volevo toccarglielo. Preferivo un numero mio, personale Scartando il 333, rindondante, si è deciso di inserire l’uno tra i due tre. Ammiro la macchina di Paperino, targata 313 e... ecco il mio numero di gara. Spero di tenerlo il più possibile”.

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