Yoshimura esce dal campionato americano ma Suzuki resta. La storica struttura giapponese, con base in California, non supporterà più i team USA impegnati con la GSX-R 1000, lasciando l’impegno dopo lustri di successi. L’albo d’oro delle competizioni motociclistiche d’Oltreoceano conta tantissime vittorie marcate dal costruttore di Hamamatsu; lo spettacolare Wes Cooley fu il primo a trionfare su una Suzuki, con le doppiette AMA nel biennio 1979-1980.

Bisogna fare un salto di qualche anno per rivedere un rappresentante della moto samurai in vetta alle classifiche: Jamie James fa suo il campionato 1989, con una 750 a carburatori. Arrivato dal Motomondiale e ambientatosi bene, l’australiano Mat Mladin fa incetta di titoli, con una striscia che parte dal 1999 e arriva sino a 2005, interrotta da Nicky Hayden su Honda nel 2002. Per Mladin tante le Suzuki portate in gara, dallo “SRAD” settemmezzo visto in SBK alla “K5” 1000 alimentata ad iniezione, ereditata poi da Ben Spies, vincitore nel 2006. Con la versione aggiornata - la 2007 - il texano ripete l’obiettivo, aggiungendo l’affermazione 2008. Dopo averle prese di santa ragione e con il passaggio di Texas Terror alla Yamaha mondiale, Mladin torna Re della categoria nel 2009.

Da lì in poi, tante cose sono cambiate. L’AMA ha lasciato il posto al MotoAmerica e, nel secondo anno di storia del campionato voluto da Wayne Rainey, Toni Elias riporta una Suzuki al vertice, battendo la R1 di Cameron Beuabier. Per Pop Yoshimura ed eredi è stata quella l’ultima gioia. Nel 2020 sarà il team Hammer a seguire il progetto, con assistenza diretta dal Giappone. Probabilmente le moto avranno ottime performance, ma ai nostalgici mancherà tanto il logo visto per decenni sulle GSX-R da gara.