L'ultima battaglia combattuta da Glenn Irwin pilota del British Superbike è stata davvero dura. Questa volta però, il pilota che ha gareggiato anche all'Isola di Man non ha dovuto combattere contro gli avversari in pista ma contro se stesso per riuscire a sconfiggere i problemi di salute mentale che lo stavano affliggendo.

Irwin si è raccontato in un'intervista riportata da Top Gear dove ha detto di essere uscito dal tunnel e di stare finalmente bene.

“Una battaglia con me stesso”


“Quanto mi è successo - ha spiegato Glenn Irwin - non è qualcosa di cui parlare all'interno del paddock. Quando ci sei, vuoi solo mostrare la tua forza. Probabilmente accade in qualsiasi disciplina. Con che frequenza qualcuno ne discute? Come ci viene sempre detto al giorno d'oggi: 'va bene non stare bene'. Probabilmente quella che ho affrontato era più una battaglia con me stesso. Dove stavo andando? Stavo davvero facendo le cose giuste? Probabilmente no. Stavo seppellendo cose nella mia testa, che è la cosa peggiore che puoi fare”.

“Le persone a me vicine mi hanno aiutato”


Irwin prosegue raccontando delle persone che gli sono state vicine in questa battaglia:”Non direi che è stata una debolezza, ho appena attraversato un periodo difficile per alcuni anni. Con un certo tipo di aiuto le cose hanno iniziato a migliorare. Ho parlando con la mia famiglia e con il mio capo della Honda. Quando stavo parlando di firmare con la Honda, ho spiegato cosa mi fosse successo, ho pensato che se avevamo intenzione di costruire insieme un futuro di successo dovevamo essere totalmente onesti l'uno con l'altro fin dal primo giorno. Abbiamo avuto una buona conversazione ed è stato un altro peso che mi sono tolto dalle spalle. Penso che più parli, più aiuta, e per fortuna sono felice di parlarne perché ora ne sono fuori”.

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“Parlarne è la cosa migliore”


Il pilota BSB lancia poi la sua mano verso coloro che stanno affrontando quelli che sono stati i suoi stessi disturbi mentali: “Se hai un braccio rotto, - conclude - tutti possono vedere che hai un braccio rotto. 'Amico, devi andare in ospedale, sistemare quel braccio'. Ma la salute mentale è un po' più nascosta, quindi le persone possono nasconderlo e penso che sia la cosa peggiore da fare. Non direi che sono qualificato per dare qualche consiglio, ma se stai lottando, non nasconderlo. Certamente non aiuterà. Ci è voluto molto lavoro per uscirne, ma dopo un po' ti senti come se fossi diventato una persona diversa e non devi cercare deliberatamente di essere diverso, il che è una bella sensazione. Se qualcuno dovesse trovarsi a lottare questa battaglia, credo di sicuro che dovrebbe parlarne”.

“Le gare mi hanno aiutato”


Infine conclude parlando delle gare, di come le ha affrontate nei “momenti no”, ma anche della spinta che gli hanno dato per uscire dal tunnel: ”Le corse sono state ciò su cui sono stato più focalizzato. E in quelle occasioni c'era sempre abbastanza attenzione per essere competitivi. Quando non stavo bene, però, correvo ma la mia testa non era lì con me, soprattutto nelle sessioni di prova dicevo a me stesso 'smettila di pensarci!' e in quei momenti guidavo a 150 miglia all'ora. Per fortuna, correre mi ha dato tutto ciò di cui avevo bisogno per uscirne, ma in certe occasioni vedevo soltanto che il mio potenziale non stava emergendo, il che era frustrante".

"Adesso che sto bene mi guardo indietro e dico 'bene, quello era solo una parte del mio viaggio', mi sono rimasti ancora molti anni per realizzare il mio potenziale. E penso che avrò una grande storia da raccontare quando andrò in pensione, potrò parlare più apertamente e onestamente della mia carriera dal primo giorno fino all'ultimo".

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