“It’s been a long wait but BSB is back” scrivono i social media manager del BSB sugli account del campionato: dopo ben 147 giorni di stop dal test collettivo di Jerez, team e piloti si sono ritrovati oggi in una deserta Donington Park, per disputare una giornata di collaudi in vista della partenza del campionato, che scatterà nel weekend del 7-9 agosto.

Dopo continui rinvii e cancellazioni di tappa, infatti, il BSB è finalmente pronto a partire, prendendo le mosse dopo illusti campionati nazionali ed internazionali, come il CIV, il CEV e la MotoGP, che hanno riacceso i motori già da parecchio.

Per riprendere automatismi e confidenze con le proprie moto in vista del triple header sul Donington Park National, le squadre al completo, hanno avuto a disposizione quattro sessioni di 40’, al termine delle quali Lee Jackson ha regalato la vetta al team Massingberd-Mundy. Ma i più in palla di giornata, sono parsi sicuramente Honda e i fratelli Irwin, insieme a Danny Buchan. Più attardata la Ducati, che dovrà ritrovare il bandolo della matassa in vista del Round 1 del BSB.

Vediamo nel dettaglio come è andata la giornata.

Prima sessione


Alle 9 del mattino, orario inglese, la pit lane del National di Donington Park si è aperta con i 27 piloti scesi in pista tutti insieme per saggiare sin da subito le condizioni dell’asfalto che ospiterà il triple header di settimana prossima.

40’ nei quali i piloti hanno potuto portare in pista le moto con livrea finalmente definitiva e con novità importanti portate dalle case madri, come il nuovo scarico fornito da Yoshimura, che ha sfoggiato Buildbase Suzuki.

Pronti, via e prima bandiera rossa per il crash di Ryan Vickers. Rider ok ma nessun tempo per il pilota del team RAF Kawasaki, così come per Jack Kennedy. La prima sessione ha visto in grande spolvero le Honda dei fratelli Irwin: Andrew 1° in 1’07”079 e Glenn 3° a quasi mezzo secondo, in mezzo la Kawasaki di Danny Buchan a 127 millesimi da Andrew. Lontane le Ducati: Brookes 9°, 14° Iddon e 15° Bridewell

Seconda sessione


Alle 11.30, dopo aver sciolto la tensione del rientro, tutti di nuovo in pista per la seconda sessione, in cui si inizia a fare sul serio, come dimostrano i 12 piloti racchiusi in 1”.

I primi tre consolidano le posizioni, abbassando i loro tempi: Andrew abbassa il limite a 1’06”663, mentre Danny Buchan e Glenn Irwin fermano rispettivamente il cronometro sui tempi di 1’06”813 e 1’06”899. Grazie an buon cambio di set up, fanno un bel passo avanti anche Peter Hickman e Josh Brookes. Con quest'ultimo che si rivela la migliore delle Ducati, firmando il 5° tempo (1’07”203) proprio alle spalle della BMW di Hickman. Bene anche Iddon, che porta il VisionTrack Ducati in P9, mentre Bridewell rimane ancorato alla P14.

Terza sessione


Dopo la pausa pranzo, cambia il vertice della classifica: i fratelli Irwin si scambiano la posizione con Glenn primo a fine turno in 1’06”640 e Andrew terzo, separati sempre da Danny Buchan a poca distanza dal pilota Honda. La sessione, infatti, si rivela ancora più serrata della precedente, con 14 piloti in meno di 1”. E’ Barberà a chiudere idealmente la top 14 a 934 millesimi da Glenn Irwin.

Cambio di ruoli anche in Ducati, con Bridewell che si prende la palma di migliore, 7°, tra le moto di Borgo Panigale, mentre Iddon è 11° e Brookes addirittura 17° ma con soli 8 giri completati. Forse problemi tecnici alla base dei soli 8 giri disputati dal pilota australiano chiamato a raccogliere il testimone di Scott Redding.

Quarta sessione


Nell'ultimo turno del test collettivo a Donington Park, cambiano ancora gli equilibri in cima alla classifica perchè Lee Jackson, team mate di Danny Buchan, stampa il tempo di 1’06”587 che lo porta in prima posizione, e in vetta alla classifica combinata delle 4 sessioni, davanti a Jason O’Halloran ed Hector Barberà.

P4 e P5 per i fratelli Irwin, che precedono Buchan e Brookes, migliore Ducati nel combinato. A chiudere una classifica serratissima, che vede 18 piloti in meno di 1”, è Iddon 18° a oltre 7 decimi da Jackson.

La classifica combinata


Glenn Irwin racconta la sua battaglia: “Ero in lotta con me stesso”