Per la seconda volta è il Team F.C.C. TSR Honda France a trionfare nella 24 Ore di Le Mans, grazie a un successo netto costruito da Josh Hook, Freddy Foray e Mike di Meglio nella fase iniziale della corsa.

Con un buono spunto Gregg Black aveva portato al comando il Suzuki Endurance Racing Team, per poi cedere la posizione a Mike di Meglio, che a sua volta si era dovuto arrendere alla R1 di Niccolò Canepa, scattata dalla pole position.

Ma dopo sole 2 ore e 30 dal via della gara, il team YART Yamaha è incappato in una caduta che ha costretto il pilota ligure e i compagni di squadra, Karel Hanika e Marvin Fritz, a inseguire il gruppo di testa, chiudendo la gara in quarta posizione, a cinque giri dai vincitori.

Al secondo posto la Ninja #1 del team Webike SRC Kawasaki France Trickstar, pilotata da Jérémy Guarnoni, Erwan Nigon e David Checa, che ha chiuso con un giro di vantaggio sull'equipaggio SERT composto da Etienne Masson, Gregg Black e Xavier Simeon, che mantiene la leadership in Campionato, grazie al terzo posto al Bugatti Circuit.

Sale invece al secondo posto della classifica iridata la compagine vincitrice della gara, che approfitta del dramma sportivo vissuto dal Team BMW Motorrad World Endurance Team, che non è riuscito a tagliare il traguardo dopo la caduta di Ilya Mykhalchyk a 10 minuti dalla fine, mentre occupava la quinta posizione, ereditata dall'equipaggio VRD Igol Pierret Experiences.

Tragedia sfiorata


Quello vissuto da Mykhalchyk e dal team ufficiale BMW, tuttavia, non è stato l'unico grande brivido a cui si è assistitito durante la 24 Ore di Le Mans. Buio, stanchezza e condizioni mutevoli del tracciato, dovute anche a qualche scroscio di pioggia, hanno messo a dura prova i piloti, incappati in diversi problemi e incidenti durante la estenuante maratona.

Ma tra gli episodi che hanno condizionato la corsa c'è una caduta che poteva avere un gran brutto epilogo ed è quella che sabato ha avuto come protagoniste la Honda del RAC41 Chromeburnen e la Fireblade gemella dell'Atlantic Racing Team.

Un'imprudenza del rider della #70, incredulo accanto alla sua moto, che poteva costare cara al pilota del team Atlantic, mancato dal collega per pochi centimetri