Non deve essere stata un’estate particolarmente rilassante per Simone Folgori. Il responsabile FMI per il Campionato Italiano Velocità ha dovuto convivere circa un mese con un punto di domanda piuttosto pesante: quello relativo a un’eventuale squalifica da infliggere al pilota più famoso del campionato, quel Michele Pirro che oltre ad essere collaudatore della Ducati MotoGP (e anche wild-card dalle buone presentazioni, in alcuni round mondiali) è stato, fino a ieri, anche il leader della classifica generale della classe Superbike del CIV.
Un episodio che, se da un lato conferma l’assoluta trasparenza da parte degli organizzatori e dei commissari nell’applicare il regolamento (anche il leader non è intoccabile), dall’altra potrebbe avere spiacevoli strascichi. Un capoclassifica squalificato, per giunta nella classe “regina” del CIV, non è mai un bel trofeo da mostrare. Ne abbiamo parlato proprio con Folgori, appena diffusa la nota ufficiale del Giudice Sportivo.

- La squalifica di Pirro è un segnale importante sulla “neutralità” del CIV ma a livello sportivo non è un bell’episodio. Concorda?
“Assolutamente. E’ stata una decisione difficile a livello sportivo e umano ma lo sport è fatto innanzitutto di regole ed è nostro dovere rispettarle e fare rispettare. Poi c’è il lato umano: mi dispiace molto per il pilota e il suo team che hanno sempre creduto tanto nel nostro campionato”.

- Nella nota c’è scritto che è certo l’utilizzo del motore irregolare da parte di Pirro e del suo team anche nelle prime quattro tappe della stagione. Tecnicamente com’è stato possibile verificarlo?
“Ogni pilota può utilizzare al massimo tre motori per tutto il campionato. Dall’inizio della stagione e fino al round di Misano, Pirro però ha utilizzato sempre lo stesso come abbiamo potuto verificare dall’analisi dei sigilli posti sui motori. Il giudice, quindi, ha esteso la squalifica a tutti i round”.

- Non è strano che nella fiche d’omologazione non siano indicate le specifiche e le misure del pezzo incriminato?
“Assolutamente no, niente di strano. E’ prassi consolidata. Ci sono alcune misure che non vengono indicate dalle industrie per vari motivi. Per esempio ci sono alcune quote millimetriche di componenti che uscendo da linee di produzione industriale non è possibile certificare con esattezza. Ed è per questo che poi si usano i cosiddetti pezzi master per le verifiche. Questi pezzi sono depositati presso la Federazione Internazionale e per questo i tempi delle verifiche si sono purtroppo allungati. Abbiamo dovuto attendere il loro arrivo, così come quello dei pezzi forniti dalla Ducati, in un periodo di ferie generali”.

- Da parte della Federazione Internazionale, del Barni Racing Team e soprattutto della Ducati c’è stata massima collaborazione e disponibilità?
“In maniera assoluta e trasparente. Tutte le parti in causa, Team Barni, Team Motocorsa, la Federazione Internazionale e la Ducati hanno fornito la massima collaborazione in tutte le fasi, permettendo le migliori verifiche possibili. E voglio ringraziarli pubblicamente”.