Costruire da zero una moto da corsa all’interno di un’università, coinvolgendo i propri studenti ed ex studenti in un progetto inedito e persino anomalo. Tralasciare spesso la famiglia per spendere le ferie negli autodromi, raggiunti con il furgone avuto in prestito. Girovagare alla ricerca di fornitori di materiali a titolo gratuito, nel nome del sogno, per portare in pista delle PreMoto3 che, senza il volontariato e il contributo di tante aziende, avrebbe avuto costi proibitivi. Si chiama 2Wheels PoliTo l’avventura, che ha compiuto cinque anni (dieci se si considera il Motostudent, la competizione per università che fece scoccare la scintilla) che l’ingegner Lorenzo Peroni, Professore del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale al Politecnico di Torino, ha intrapreso nel segno del motto “Race Different”, che campeggia sulle carene. E che non è soltanto “corri diversamente”, è anche pensa, vivi, ragiona diversamente. Un messaggio lanciato agli studenti del Politecnico e a tutti i giovani. Condiviso, sul casco, anche dagli ex piloti di questa moto, ora impegnati altrove.

In effetti questi prototipi vanno davvero controcorrente. Innanzitutto per il telaio, molto strano a prima vista, piatto, quasi squadrato, perché costruito in alluminio incollato (quindi senza saldature né bulloni). Invisibile il segreto interno: all’interno dei gusci incollati c’è schiuma di alluminio, un materiale che garantisce le stesse reazioni allo stress in tutte le direzioni. Francesco Schembari, il “vice” di Peroni, spiega i teorici vantaggi garantiti dal telaio incollato. "A pari rigidezza è più leggero di quelli saldati. Poi la colla e la schiuma hanno una capacità smorzante delle vibrazioni. Inoltre è molto versatile: è facile usare diverse leghe o diversi spessori per ottenere telai con diverse caratteristiche. Gli svantaggi? Si possono ottenere soltanto forme semplici e, in caso di danni, non è facile da riparare".

La differenza è anche in molti altri dettagli, che non ci potevano essere svelati. Potremmo sospettare siano nella sospensione posteriore, con i leveraggi lineari non progressivi. Probabilmente sono stati studiati a lungo anche i sistemi di aspirazione e scarico, unica possibilità di incremento e curvatura della potenza, dato che in PreMoto3 vige il monomotore Yamaha uguale per tutti. Molti segreti li devono celare anche il monoammortizzatore e la forcella, concepiti grazie al lavoro degli ingegneri Niko Lusso e Fabio Gaia e appositamente realizzati dalla ZF Sachs.

Torino, sebbene abbia dato alle due ruote un iridato come Pecco Bagnaia, un vice campione del Mondo come Roberto Rolfo e un Rookie dell’Anno come Celestino Vietti Ramus, non ha grande cultura motociclistica, anzi è storicamente votata all’automobile. Anche questo fa parte del Race Different spiegato dal “capo del progetto” Lorenzo Peroni, un docente universitario che invece di starsene comodamente in sede a tenere le sue lezioni si è imbarcato in un’impresa senza compensi e apparentemente senza futuro. "È nato tutto con l’invito alla prima edizione di Motostudent, cui il il Rettore del Politecnico, Francesco Profumo, rispose positivamente affidando l’impegno al Dipartimento di Meccanica, e in particolare a uno dei più giovani, all’ultimo arrivato: il sottoscritto" dice Peroni. "Io non sono un motociclista, anzi. Mi occupo di adesivi per leghe metalliche e materiali cellulari, ma semplicemente ho studiato...".

Inevitabile la domanda: come si passa dal Motostudent al campionato italiano della Velocità? "Dopo aver vinto per due volte il premio come miglior progetto, su valutazione di una giuria, nel 2014 i miei collaboratori mi fecero notare come la moto di quell’anno rispettasse i vincoli regolamentari della PreMoto3 e che quindi si poteva tentare. Lo sviluppo, però, procede con grande difficoltà: nella categoria giovanile ed “entry level” del CIV ci sono molti vincoli. Non si possono usare molti sensori per la misurazione dei parametri, quindi non abbiamo dati oggettivi, ed è difficile stabilire una correlazione tra causa ed effetto quando apportiamo modifiche. Per gli stessi motivi è vietato variare la posizione del perno del forcellone e della forcella, e ciò si traduce in un limite progettuale".

Chiusa la stagione con il sesto posto a Vallelunga di Flavio Massimo Piccolo come miglior risultato, il futuro è da disegnare. Il progetto PreMoto3 ha vissuto cinque stagioni, con le vette dei successi in gara ottenuti nel 2017 da Thomas Brianti (nel 2019 campione della Supersport 300) e nel 2018 da Alberto Surra (nel 2019 vice campione Moto3), sempre a Misano.

"Per il 2020 - continua l’ingegner Peroni - vorremmo schierare una moto gestita direttamente da noi e due affidate a un team esterno. Molti ci chiedono di passare alla Moto3, e anche i miei ragazzi ogni tanto ci pensano, ma al momento non è possibile. Potrebbe diventare un’opzione per il 2021, con il monomotore, ma è troppo presto per dirlo. Di certo torneremo al Motostudent, con due nuovi modelli. Uno dei quali, per la prima volta, sarà della categoria motori elettrici".

E come ha reagito il mondo universitario? "Il progetto non ha avuto grande eco nelle università, e abbiamo una disponibilità economica per il Motostudent, ma non per il CIV. Però il nostro percorso ha spinto studenti di altri atenei a partecipare al Motostudent".

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