Tre campionati vinti nella classe Superbike e la voglia di provarci ancora: Matteo Baiocco è l’unico pilota ad aver interrotto l’egemonia di Re Pirro, centrando il titolo nel 2016. In quella stagione fu determinante la squalifica per irregolarità tecniche comminata alla Panigale V2 gommata Michelin del pugliese del Team Barni, ma il marchigiano meritò comunque il tris nazionale, con la bicilindrica Ducati Motocorsa e pneumatici Pirelli. 

Proprio una Rossa, questa volta V4 R, sarà portata in gara da Baiox nel 2020: "Dopo stagioni da protagonista e i titoli, ho tanta voglia di correre e allenarmi ancora – spiega il trentacinquenne di Osimo – e avrò tutto ciò che serve per farlo in modo eccellente: una moto competitiva e i ragazzi del team ZPM Racing, ovvero, persone con la mia stessa ambizione".

Nella categoria è prevista la fornitura unica Pirelli accompagnata dall’introduzione della centralina MoTec: come accogli queste novità?

"In passato vivevamo la battaglia tra i vari fornitori di coperture, ora è meglio avere un monogomma. Spero soltanto che vengano accantonati i pneumatici da qualifica: quando le cose sono uguali per tutti è meglio, perché si hanno più piloti in grado di vincere. Stessa cosa per la centralina MoTec: noi affronteremo il 2020 usando la Marelli, ma penso che l’anno di transizione sia giusto. Per i team che hanno una gestione elettronica meno raffinata e con supporti inferiori da parte della Casa, l’utilizzo della MoTec è un’opzione intelligente. Le novità proposte favoriranno la crescita della serie". 

Come definiresti il livello del CIV per quanto riguarda la Superbike?

"La caratura dei piloti è fuori discussione. Se prendiamo in considerazione il curriculum di ogni corridore, troviamo nomi che hanno vinto titoli, gare, campionati europei. Ognuno di noi detiene un buon blasone. Anche le squadre sono davvero preparate e competitive. Nei nostri confini possiamo annoverare almeno un team che rappresenta ciascuna delle Case costruttrici più importanti e ogni struttura ha le carte in regola per ben figurare. Degli altri campionati nazionali ci affascina il marketing e il lavoro a livello di immagine, ma la realtà è nella sostanza: di nomi buoni all’estero se ne trovano pochi, sicuramente meno di quanti se ne possono vedere in Italia. Chi viene a correre da noi, trova pane per i propri denti". 

Per un pilota italiano è difficile affrontare il salto rappresentato da una wild card mondiale?

"Quello sì, perché la preparazione di una moto della Superbike tricolore prevede modifiche e costi relativi, quella del Mondiale comporta costi superiori. Per i team non è facile sostenere tali spese e presentarsi competitivi al via. In passato era più semplice, le moto erano molto simili in Italia, Inghilterra, Spagna, Francia, Germania e Stati Uniti. Sarebbe bello trovare un equilibrio tecnico e prestazionale in tutti i campionati nazionali importanti. Ne gioverebbe lo spettacolo e vedremmo tante wild card farsi largo. In Supersport 300, Moto3 e Supersport assistiamo a gare livellate e combattute, la Superbike deve copiare lo spirito di quelle classi, accessibili e con griglie nutrite".

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