Look da moschettiere, stile impeccabile, modi cordiali ed esperienze lavorative nei paddock di tutto il Mondo. Massimiliano Damiani è stato scelto nel 2019 dalla Pirelli in rappresentanza della Casa milanese nel Campionato italiano Velocità che, a partire dal 2020, godrà per le classi Supersport 300, Supersport e Superbike della fornitura unica di pneumatici, proprio come avviene in ambito mondiale.

“Max” calca la scena motoristica da quasi tre decenni. Entrato nella famiglia Pirelli nel 1991, per lui tanti viaggi, aerei presi e analisi svolte, a quattro e due ruote, dalla Porsche Endurance alla Ferrari Formula 1, sino alla Panigale V4 R di Pirro, da lui ritenuto un vero campione: "Michele è un pilota che porta un valore aggiunto al campionato – conferma Damiani – da grande professionista quale è: serio, veloce e meticoloso. Il fatto che Pirro e il Team Barni vogliano ripetere quanto fatto in questi anni di vittorie, conferma che il livello del CIV è alto, ecco perché per la Pirelli è molto importante esserci".

Come si lavora nel CIV?

"In Italia avviene un travaso tecnologico con i prodotti portati al Mondiale. Nella Superbike tricolore abbiamo introdotto i cosiddetti 'gommoni' nel 2019; a inizio anno il 30% dei piloti in griglia aveva accolto la novità, poi siamo arrivati quasi all’unanimità a Vallelunga, dove abbiamo registrato record in qualifica e giro veloce in gara, poi replicato dalla Supersport 600. Questa soluzione ha portato un incremento delle prestazioni e un miglioramento della costanza di rendimento durante tutta la gara. I feedback si sono rivelati positivi, la copertura grande è piaciuta ai piloti Superbike, ma è stata positiva anche la soluzione V3 per i ragazzi della 600. Grandi riscontri anche nella griglia della 300, con tutte le moto equipaggiate da gomme Pirelli". 

La Pirelli equipaggia anche la Formula 1. Quali sono le principali differenze tra l’ambiente della massima espressione a quattro ruote e quello motociclistico?

"La Formula 1 conserva aspetti maniacali, schematici e 'fissi'. Nelle moto si ha un’apertura mentale che mi sta risultando utile nell’adattamento alle varie necessità e agli imprevisti da affrontare, questo accresce il mio lavoro di professionista. Mi ha impressionato il livello medio di piloti e squadre, sono rimasto colpito positivamente dal contatto professionale e umano che è possibile instaurare. Si lavora bene, con entusiasmo e divertimento. Anche nei momenti molto impegnativi, non mancano chiacchiere e sorrisi. Il paddock mi ha accolto bene".

In pista però i piloti non scherzano. 

"Tutt’altro. Oltre ad annoverare corridori velocissimi, nel CIV si possono trovare piloti molto tecnici. Ho avuto la fortuna di lavorare con campioni come Raikkonen e Massa: oltre a essere super veloci, Kimi e Felipe mostravano doti di collaudo e sensibilità fuori dal comune. Il finlandese e il brasiliano sapevano capire le gomme e trasmettere le sensazioni agli ingegneri, con impressionante dovizia di particolari. Nelle moto sono rimasto colpito da Alessando Gramigni e Lorenzo Zanetti: in loro ho riscontrato doti di velocità indiscutibili e un approccio naturale da veri tester: entrambi sanno dire perché una gomma va bene o male, con eventuali idee e soluzioni per migliorare ciò che non è ritenuto soddisfacente. Per chi si occupa dello sviluppo, l’atteggiamento di questi professionisti è fondamentale e vantaggioso".

Quali vantaggi apporterà il monogomma Pirelli?

"Economici. La 'Tyre War' costava migliaia di chilometri in termini di sviluppo e ricerca, con relativi costi, in una serie nazionale è meglio calmierare i budget. Avere la fornitura nel Mondiale e nel CIV crea un filone diretto tra i due campionati e le wild card si presenteranno con un lavoro di gomme già svolto e la possibilità di competere ad alto livello. Assieme alla Federazione ci sarà sinergia per la comunicazione dell’evento e per rimpolpare la griglia della Superbike, ma anche in ulteriori attività collegate al Mondiale. Vogliamo ripercorrere quanto fatto nelle auto, Ott Tänak è l’esempio: il neocampione del Mondo dei rally iniziò con la Pirelli e ora è il riferimento nella specialità. In pista, vogliamo fare la stessa cosa nel CIV, trattandosi di un serbatoio di piloti e squadre di livello internazionale. E nell’off-road vogliamo trovare il nuovo Tony Cairoli".

Tanta sostanza, come sempre.

"La Pirelli è un’azienda seria, A volte sono solo, in altri casi ci sono i ragazzi della ricerca e sviluppo, altre cinque persone. Il Service è composto da sei persone, impegnate in varie mansioni. Portiamo qualcosa come 2000 coperture a evento e rappresentiamo l’immagine della Casa. La divisa è fondamentale, in circuito ci si presenta a posto, puliti e ordinati. Forse è perché ho svolto il servizio militare, ma ci tengo, in questo aspetto Bernie Ecclestone era imbattibile: lui pretendeva che tutti i camion fossero parcheggiati con la motrice dallo stesso lato, in linea perfetta. Non arriverei a tanto, ma la pulizia e lo stile sono importanti, i box e le hospitality devono essere in ordine".

Cosa proporresti per migliorare il CIV?

"Ho trovato il format un po’ troppo 'classico'. Per i tradizionalisti è bello, ma sarebbe fantastico avere novità. Per esempio, il round in notturna a Misano: se n’è parlato, io penso che l’evento attirerebbe pubblico e contatti utili al nostro ambiente. Introdurrei il paddock show che già vediamo nel Mondiale: vedere i piloti che 'tagliano' la folla è come assistere a un eroe che condivide la gioia del successo in mezzo ai propri sostenitori. Questa cosa è bellissima. Introdurrei un settimo round, magari a Monza: il calendario farebbe un salto di qualità pazzesco, anche per la comunicazione e il prestigio. E per la Pirelli, sarebbe veramente la gara di casa".

Lorenzo Gabellini nel CIV con Honda Althea