Davide Stirpe è uno dei piloti candidati al titolo italiano Supersport 600. Lo dice il suo curriculum - campionato di categoria vinto nel 2017 con la MV Agusta - lo conferma il rendimento espresso lo scorso anno, malgrado una partenza in salita: “Il 2019 non era l’anno nostro - spiega - nei primi round abbiamo accusato noie, perdendo punti preziosi. Siamo tornati veloci ad Imola, ma un piccolo componente difettoso ci ha rallentato. La vittoria di Misano, sfuggita per un secondo di penalità patito, è sfumata... insomma, l’anno scorso sono successe tante cose. Mi sono riscattato nel finale di stagione, vincendo tre volte e risollevano una classifica conclusa al terzo posto. Io ed il team Extreme Racing Bardhal siamo stati un po’ sfortunati, ma questo non toglie meriti a Gabellini e Gomma Racing. So come vadano le corse, a volte anche soli 5 millesimi possono fare la differenza, come è successo a me con Roccoli al Santerno. Il titolo ci è sfuggito, ma ci vogliamo riprovare”.

Ci riproverai appena si ripartirà.

“Sicuramente. Resto nella stessa squadra e sulla MV 675 F3. Avevamo già svolto dei testi preparativi a Cartagena, tra gennaio e febbraio. In quella occasione ho girato con le coperture Pirelli slick, non trovando grossi cambiamenti rispetto alle gomme intagliate. È anche vero che su quella pista non avevo mai guidato una Supersport, quindi, dovrò approfondire il lavoro nei tracciati italiani. Sarà interessante verificare i relativi assetti da approntare alla moto e se, eventualmente, adattare lo stile di guida. Speriamo di poter effettuare un test prima che la stagione parta, perché l’obiettivo è il numero 1”.

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Numero che hai già conquistato e portato in gara.

Sì, dopo aver vinto il campionato 2017. anche in quell’annata, ero con il team Extreme Racing Service e la tre cilindri varesina. Fu una stagione eccellente, coronata dal successo finale. Il titolo conquistato mi regalò il numero 1 e io, contrariamente da quanto fatto da altri piloti, nel 2018 lo sfoggiai con grande soddisfazione. Correre un anno con il meritato e sudato numero 1 è il sogno di ogni corridore, io mi sono tolto quella soddisfazione e spero di ripetermi. Ce la metterò tutta”.

Al via del CIV 2020 potrebbero esserci diverse wild card iscritte anche al mondiale.

Sarebbe una cosa fantastica per il CIV! Se queste wild card dovessero presentarsi con moto aderenti al regolamento tecnico italiano, ben vengano! Chiaramente, la sfida salirebbe di livello che, va detto, nei confini nazionali è già alto”.

Pensa se tu dovessi battere piloti come Mahias, Oettl, Locatelli.

Per me sarebbe una soddisfazione maggiore, sarebbe bello riuscirci ancora. Ricordo una presenza di Anthony West nel CIV 2017. L’australiano andava fortissimo nel mondiale ma... io ero riuscito a batterlo per ben due volte a Vallelunga. La cosa bella fu che, poi, West andò sul podio del mondiale a Jerez. Insomma, il round di Campagnano dimostrò a tutti che il valore del CIV Supersport è indiscutibile. E non parlo solo del sottoscritto, il discorso vale per tutti i miei colleghi del paddock”.

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Ti senti un pilota “fisso” da mondiale?

Perché no? Aver fatto meglio dei vari Roccoli, West e Okubo mi suggerisce che il mondiale lo meriti pure io. E torniamo a prima: il livello della Supersport tricolore è il migliore in Europa. Qui da noi si cresce, si imparano le piste, ci si confronta con squadre e piloti dalla grande esperienza. Prendiamo Gabellini, per esempio. Con una buona moto, Lorenzo figurerebbe bene anche nel mondiale”.

La quarantena è finita, come l’hai passata?

"Ho affrontato la quarantena dedicando tempo alle mie diverse attività. Mi ha sempre appassionato il discorso legato alla psicologia dello sport: penso che un approfondimento mi risulterà utile nei corsi che faccio coi piccoli. Avendo fatto io il corso da tecnico federale, ho voluto apprendere più nozioni.

Con la Federazione seguo i Talenti Azzurri del CIV Junior, una esperienza fantastica. Inoltre, collaboro alla scuola di avviamento all’attività, che comprende i bimbi da 6 a 12 anni. Dedichiamo il nostro lavoro ai piccoli che non sono mai saliti in moto, quindi, bisognosi di tutte le indicazioni del caso.

Abbiamo già fatto due date a Viterbo, nelle quali è stato registrato un ottimo numero di adesioni. Lavorare coi bimbi è molto più bello che farlo con gli adulti. I fanciulli apprendono nozioni come se fossero ‘spugne’, infatti, a fine giornata si nota in ognuno di loro il miglioramento compiuto. É troppo bello, credimi”.

Pure tu hai il viso di bambino.

Eh, magari (ride). Sono prossimo ai 28 anni! Però è vero, mi dicono che io sembri più giovane... mah, sarà perché non mi cresce la barba. Il mio viso è liscio, pulito. Sarebbe bello avere la barba, perché oggi va di moda e piace pure al gentil sesso. Io guido le moto di grossa cilindrata e ho il viso da minimoto ma... va benissimo così".

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Come hai iniziato a correre?

"Con le minimoto, passo dopo passo. Ero giovanissimo e senza aiuti reali perché, ai tempi miei, non esistevano scuole federali, academy e tutto il resto. La mia famiglia ha fatto tutto il meglio che poteva, però nessuno di loro aveva mai corso in pista. Ho dovuto conoscere asfalto e persone del settore, dandomi da fare e accumulando esperienza, sino ad arrivare a impiegare tutta la giornata alle due ruote”

 Anche perché prima vivevi una doppia professionalità.

Fino ad un anno e mezzo fa lavoravo in cantiere con mio papà. La nostra ditta edile produce intonaci. Ricordo che l’anno del titolo italiano Supersport 600 vinto - nel 2017 - mi svegliavo alle cinque del mattino, andavo a lavorare, poi mi allenavo. Nei weekend di gara, partivo e mi dedicavo solo alla moto. Non era facile, ho tenuto duro per mesi e mesi. Adesso la mia quotidianità è altrettanto impegnativa, ma più dedicata allo sport che amo. Collaboro con MV, faccio i corsi in pista, gareggio. La via intrapresa è quella che mi piace”.

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