Jonathan Rea è tornato in gara alla 8 Ore di Suzuka, che si corre domenica 27 luglio, dopo aver vinto l’edizione 2012. Rea ama questa corsa. “Io ho corso in diversi campionati e per molti anni. Eppure trovo che nessuna gara sia come Suzuka. Nelle altre corse, quando parti sai di essere solo, tu con la tua moto. Invece in questa gara sono coinvolte molte altre persone. I tuoi compagni di squadra, quelli che dividono la moto con te. E poi c’è un rapporto molto stretto anche con  chi lavora ai box, dato che si sono i pit stop, e sono molto importanti. E poi quando vinci è un’emozione unica, e se invece la vittoria di sfugge, la delusione è molto più grande rispetto a quella che provi nelle altre gare. Perché qui, appunto, ci sono tante persone coinvolte, e i tuoi sentimenti li dividi con loro. Era una gara che ti chiede una grande impegno a livello fisico e mentale”. Il clima, specie quest’anno, è caldo e umido. C’è un modo particolare di prepararsi? “Il mio compagno di squadra nel team FCC TSR Honda, il giapponese Akiyoshi, dice che la cosa migliore è fare tante saune per abituarsi. Ma io in realtà non ne ho bisogno. Corro il mondiale Superbike, e quindi sono ben preparato fisicamente”. Una cosa che distingue molto la 8 Ore di Suzuka dal Mondiale Superbike è il numero delle moto in gara, che nella corsa giapponese arriva a 70. Come si affronta un traffico simile? “Sì, questo è uno degli aspetti più importanti. Bisogna tener conto che siamo in tanti, e questo s capisce veramente solo con l’esperienza. Io la prima volta che ho corso qui diventavo impaziente cercando di superare quelli davanti a me e entravo nel panico quando vedevo tanti che mi stavano attaccati dietro. E poi bisogna tener conto del fatto che non ti quelli che corrono qui sono piloti professionisti. Molti corrono la 8 Ore come una sorta di hobby, un fatto occasionale. Ma noi dobbiamo rispettare tutti, anche quelli che non hanno veramente esperienza. Perché anche questo fa parte dello spirito di questa gara. La moto che usi per la 8 Ore non è la CBR 1000RR del mondiale. “Sì, è una moto diversa. Meno veloce, è una moto pensata per la durata. A Suzuka, la squadra gode del sostegno diretto della Honda, mentre non è così per il Mondiale Superbike. Ma il realtà il feeling che mi trasmette la moto non è poi tanto diverso.La differenza maggiore è nelle gomme. Al Mondiale Superbike usiamo le Pirelli, qui le Bridgestone. Ma in questo caso mi viene in aiuto l’esperienza che ho avuto correndo nella MotoGP". La 8 Ore di Suzuka ha un grane seguito di pubblico. “Sì, è un pubblico di persone molto educate, probabilmente i migliori sotto questo punto di vista. Ti potano piccoli regali, cibo giapponese. Il livello della passione tra giapponesi ed europei è più o meno lo stesso, ma qui sono tutti molto più educati. Non si vedrà mai qualcuno spingere per farsi fare un autografo. Ma non pensiamo che siano freddi, questo proprio no. Quando ho vinto nel 2012 e sono salito sul podio, beh, mi sentivo come un divo durante un concerto rock!”.