L’avventura di Luca Scassa, alla 8 Ore di Sepang, è iniziata con un paio di giorni di febbre alta, che però non hanno scalfito il talento di Arezzo nella prima edizione di questa gara di durata. Affiancato dai compagni di squadra Luca Vitali e Christopher Kemmer, nel No Limits Motor Team, Scassa ha chiuso in diciannovesima posizione questa seconda prova della stagione FIM EWC e ci ha raccontato, in esclusiva, come l’ha vissuta.

Che ambiente hai trovato a Sepang?

“Lo stesso delle altre gare di endurance. C’è un po’ più di attenzione rispetto al solito perché ci sono team giapponesi che partecipano per qualificarsi alla 8 Ore di Suzuka, e quindi è più eterogenea. È figo!”

Che tipo di esperienza è l’Endurance rispetto al mondo della velocità dal quale provieni?

“È più coinvolgente rispetto ai team e ai piloti. Con i compagni di squadra c’è collaborazione, quindi ci possiamo aiutare tra di noi guardando le telemetrie e trovando il modo di essere tutti più veloci. Se nelle gare di velocità tutti sono avversari, qui due piloti sono tuoi compagni e quindi devi sperare che anche loro vadano il più veloce possibile. È la media che fa tutto, sia in qualifica sia in gara. Devi anche cercare, durante i turni, di trovare insieme la soluzione ai problemi che ognuno di noi può avere. Se ne parla sempre, si guardano le traiettorie, le modalità di apertura gas, le frenate, le posizioni sulla moto. Inoltre, è più coinvolgente a livello umano”.

Con che spirito affronti una gara di questo tipo?

“Ormai la otto ore è diventata una cosa abbastanza semplice. Otto ore per chi inizia sono quattro stint da un’ora, è come fare una gara della MotoGP più altri 10, 15 minuti. Non è molto diverso rispetto a quando correvo in Superbike, quando c’erano due gare nella stessa giornata”.

È stata la tua terza volta sul circuito di Sepang, cosa richiede questa pista?

“Non bisogna guidare in maniera troppo aggressiva, bisogna far scorrere la moto, bisogna essere “rotondi” come al Mugello. Però ci sono un paio di tornantini a curve strette che richiedono delle belle staccate. Diciamo che ci vuole una guida abbastanza completa. È una pista molto tecnica che tira fuori la parte buona dei piloti veloci. Ci vuole anche tanto motore, ci sono dei rettilinei e delle accelerazioni molto importanti. Un pilota completo qui riesce a fare bella figura, perché bisogna adattarsi ad aspetti diversi”.

Rispetto alle gare che durano 24 ore, che paragone puoi fare?

“L’aspetto che mi piace meno è che se la 24 ore ti lascia più sensazioni addosso, questo tipo di gara no. La cosa positiva è che si avvicina alle “sprint race”, alle gare normali di velocità, quindi hai modo anche fisicamente di poter spingere di più e costantemente, rispetto alla 24 ore in cui c’è più strategia”.

Come ti sei trovato con i tuoi compagni di squadra?

“Come si può vedere da Instagram, mi sono trovato molto bene. Sono due ragazzi giovani, rispetto a me, sono contento di aver lavorato con loro. Luca Vitali è un pilota molto veloce, di cui ti puoi fidare tanto a livello di prestazioni rispetto a rischio di cadute. È veloce, ma cosciente di quello che fa. Christopher Kemmer è stato scelto per le sue prestazioni sulla carta, è un ragazzo che ha molta voglia di imparare e mi ha chiesto anche tanti consigli. Mi fa piacere, a livello di guida è ancora un po’ acerbo e tramite i dati della telemetria siamo riusciti a farlo migliorare. Per lui era tutto nuovo, non c’è stato tanto tempo per girare. È un ottimo pilota da avere in squadra”.

Cosa ti manca del mondo delle gare sprint?

“Nulla in particolare. Lì è tutto più estremizzato, conta molto di più la moto, il mezzo, la parte elettronica. Uno cerca di cucirsi addosso la moto in base alle sue sensazioni, quindi vai a cercare di rifinire la messa a punto. Qui è il contrario: c’è una moto per tre piloti e devi adattarti tu. Mi piace molto questo approccio, metti sempre in discussione te stesso e mai la moto. Cerchi sempre di sfruttare al massimo quello che hai. La grande differenza rispetto alla velocità è che là si faticava un quinto rispetto a queste gare, ma sinceramente il paddock è bello, ci sono tantissime persone a vedere le gare, a Le Mans ci sono quasi gli stessi numeri della MotoGP. È un ambiente molto genuino e sano. È ancora molto “francesizzato”, la maggior parte delle persone sono francesi, i breefing li fanno in francese, le comunicazioni anche. Piano piano sta diventando più internazionale, anche come tipologia di gara. Mi manca un po’ correre in Italia, fare almeno una gara nel nostro paese sarebbe veramente bello, e credo che Misano in notturna nel mese di luglio potrebbe essere un qualcosa di speciale”.