Niccolò Canepa è molto bravo ed attento in tutte le mansioni da lui ricoperte, diverse tra loro ma assolutamente complementari. Il trentadueenne genovese, essendo collaudatore Yamaha, funge da coach per i piloti del team SBK e, lo sappiamo, corre con successo nell’Endurance, ovviamente difendendo i colori della Casa di Iwata.

Chiacchierandoci, è venuta fuori una intervista; Nic è sempre disponibile ed accurato e spiega bene ogni concetto:Il Mondiale SBK e quello Endurance sono entrambi impegnativi - svela - sebbene differenti per concezione. Nel primo caso, le moto sono preparate con specifiche essenziali, ovvero, il minimo indispensabile per gare di velocità, quasi manche sprint se paragonate alle tappe di durata. La R1 di Razgatlioglu e Locatelli è personalizzata a Toprak e Andrea, con posizione in sella, pedane, semimanubri a loro dedicati. La R1 del team YART, invece, deve accogliere tre compagni di squadra, spesso dissimili per altezza, peso e misure. In quel caso, bisogna trovare un compromesso”.

Ci si adatta, insomma.

Sì, diciamo che non sia una tragedia farlo, ma occorre abituarsi. Oltretutto, le R1 sono diverse anche in alcuni dettagli tecnici. Per esempio, nei serbatoio, il radiatore e, giustamente, la versione Endurance monta i fanali, dato che le gare sono da affrontare pure con il buio. Quando la SBK corre in Qatar, lo fa con l'ausilio di un impianto di illuminazione, che fa sembrare la notte il giorno".

Ti ha mai spaventato la notte?

Spaventato no, ma occorre... farci l’occhio. A volte ci si rende conto di quanto si viaggi forte leggendo i dati sul cruscotto, altrimenti sembra tutto ovattato, irreale. A meno che, non si stia sorpassando una moto molto più lenta. I fasci di luce che si intrecciano sono micidiali ed allora ci si accorge delle velocità toccate, sia in rettilineo che in curva".

Più competitiva la SBK o l'Endurance?


Avranno rivolto a Canepa la seguente domanda migliaia di volte, adesso tocca a noi: Non si possono fare reali paragoni - il suo punto di vista -  in effetti. Entrambe le specialità sono di altissimo livello. I piloti, ovviamente, ma anche i team. Le strutture impegnate nella durata non hanno niente da invidiare ai top team SBK, anzi. Alcune squadre Endurance, specialmente quelle giapponesi viste alla 8 Ore di Suzuka, non invidiano niente a nessun team del motosport. Comunque, il livello dell’Endurance è salito molto negli ultimi anni, lo confermano i tempi sul giro”.

Il motivo quale è?

Credo che sia ‘merito’, se così posso definirlo, dei velocisti. Nelle recenti stagioni, l’Endurance ha accolto piloti provenienti da Superbike, Supersport e Motomondiale. Ognuno di loro ha dovuto abituarsi, ma la competizione ha alzato l’asticella più di una volta. Ricordiamo le presenze di Rea, Van Der Mark, Alex Lowes, Pol Espargarò, Roberto Rolfo e... me. Insomma, credo che noi, dotati di background decisamente spinti, abbiamo contribuito a far salire il valore dell’Endurance, campionato in cui ci sono sempre fortissimi specialisti".

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