Gli anni '80 sono stati “governati” dai Rally, sinonimo di libertà e avventura, per merito del successo della Dakar, che negli anni ‘90 ha lasciato il trono alla Velocità e agli attori che si sono sfidati sul filo dei 300 km/h. In ogni epoca, il mercato delle moto di serie ha rispecchiato le passioni sportive degli appassionati di due ruote. Le monocilindriche e le bicilindriche adventure degli anni ‘80 sono diventate dei miti, successivamente trasformati in marchi di fabbrica. Vale lo stesso per le moto sportive, che però oggi non godono di buona salute.

Il mondo è cambiato tanto e in fretta e realmente, oggi, a differenza di ieri, il mercato non è un riflesso dalla Velocità, che, quindi, non è più che un sistema per produrre tecnologia o una dimensione nella quale vengono utilizzate le moto più desiderate del pubblico ma uno spettacolo che deve garantire utili, a chi la gestisce. Il mercato delle moto sportive è in caduta libera, da anni.

Ormai le SBK si potrebbero vendere porta a porta. Parlando con i concessionari, appare chiaro il loro stupore quando consegnano una maxi-sportiva. Eppure le corse continuano a essere monopolizzate dalle moto con i semimanubri. A mio avviso è assurdo che esista un mondiale Supersport, dedicato a delle moto, le 600 di serie, praticamente estinte, come è assurdo che ormai, a causa dell’assenza di una classe di mezzo a 4T, nascano categorie in cui vengono mischiate
le Supersport 600 con Superbike depotenziate.

Cose di Case: una 1290 Super Duke.. Bestiale!

Crossover


Oggi, le moto più desiderate sono quelle della categoria crossover, equipaggiate con motori potentissimi. Perché non farle correre? Per quale motivo non si può ricreare un link diretto tra attività sportiva e produzione di serie? Tecnicamente sarebbe possibile e anche interessante. In fondo, in America, coraggiosamente, hanno tentato un esperimento simile, anzi, addirittura più estremo! Nella classe King Of The Baggers, i piloti si sfidano in sella alle Indian e alle Harley-Davidson, con tanto di maxi cupolini da Route 66 e di valigie rigide, montate lateralmente. In America, le bagger sono molto amate e vendute (non a caso, i costruttori europei e giapponesi hanno tentato di proporre delle bagger dedicate agli USA), quindi, perché non farle gareggiare? Certo, non sono nate per essere guidate al limite a Laguna Seca, non saranno mai veloci come le SBK ma, in quel mercato, sono conosciute e apprezzate e in fondo, ossevandole danzare lentamente tra i cordoli di un circuito, non soltanto non sfigurano ma creano spettacolo!