Dopo la serie di vorticosi tornanti che partono da Sarche, la statale 237 raggiunge Tione di Trento in una manciata di chilometri. È da qui che, seguendo le indicazioni per Madonna di Campiglio, si inizia a bordeggiare il fiume Sarca per inoltrarsi negli affascinanti territori del Parco Naturale Adamello Brenta. Una splendida riserva d’alta quota, caratterizzata da boschi, foreste, laghi e ghiacciai, in cui orsi bruni e stambecchi vivono indisturbati sotto lo sguardo severo di imponenti vette. Superata Pinzolo, soprattutto se la giornata non è particolarmente trafficata, le belle curve che si arrampicano verso il Passo Campo Carlo Magno invitano ad alzare il ritmo. Prima, però, il suggerimento è di programmare una sosta al ristorante Speck Stube Alimonta (a Sant’Antonio di Mavignola, tel 0465/50.70.40) per affondare i denti nella migliore tradizione culinaria del territorio. Madonna di Campiglio, a 1550 metri d’altezza, nella bellissima conca tra il gruppo delle Dolomiti di Brenta e i ghiacciai dell’Adamello e della Presanella, preannuncia la salita al Passo Campo Carlo Magno (1682 metri), circondato da abeti aguzzi e prati verdissimi. Subito dopo, si inizia a scendere attraverso i boschi della Val di Meledrio e, doppiata Folgarida, si gustano, uno dietro l’altro, i tornanti in picchiata fino alla Val di Sole, all’altezza di Dimaro.

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Val di Non


Senza esitare, si svolta a destra sulla SS42 in direzione Lago di Santa Giustina, pronti a immergersi tra le dorate atmosfere della Val di Non, con i suoi meleti e i paesaggi bucolici. Un territorio di sorprendente bellezza, del quale Cles è il punto nevralgico. Dopo una visita al famoso Palazzo Assessorile e aver girovagato tra le vie del centro storico, da non perdere è il castello, che si affaccia in posizione panoramica sul vicino lago di Santa Giustina, il più grande bacino artificiale di tutto il Trentino. Si torna a piegare in direzione Tuenno, pronti a immergersi nuovamente nel cuore verde del Parco Naturale Adamello Brenta fino al lago di Tovel, incoronato da un fitto bosco di abeti a 1178 metri d’altezza. Le sue acque cristalline, con cromie cangianti dal turchese al verde smeraldo (un tempo si colorava anche di rosso a causa di una particolare alga), invitano a fare un tuffo; la temperatura dell’acqua, un po’ meno.

Si torna indietro di qualche chilometro fino a Tuenno, e si svolta a destra alla volta del Lago di Molveno, che si raggiunge dopo aver inanellato una serie esaltante di pieghe e tornanti (prima lungo la SP73, poi sulla statale 421). Più volte proclamato “lago più bello e più pulito d’Italia” da Legambiente e dal Touring Club, Molveno è uno di quei luoghi che si lasciano sempre malvolentieri. Nel caso, non fatelo, nessuno vi obbliga. 

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