Il mondo che gira intorno ai paddock delle due ruote è davvero ostico, specialmente se sei una donna che vuole entrare a farne parte. Ne hanno parlato ultimamente le grid girls, ma anche piloti e addetti ai lavori: se i commenti che ne sono scaturiti hanno affibbiato etichette come “sessista” e “maschilista”, vorrei provare a evidenziare anche il lato buono, parlando di chi ce l’ha fatta a realizzare i propri sogni, senza per forza dover accettare compromessi che vanno al di là della propria etica.

Io guido da sola: ombrelline, punto di arrivo o di partenza?

Un ruolo fondamentale 


Una recente intervista pubblicata sul sito motogp. com ha messo in luce l’operato di Carolina Mico, ovvero colei che ormai dal 2000 lavora al fianco del CEO della Dorna, Carmelo Ezpeleta. Il suo lavoro, che si svolge prevalentemente “dietro le quinte” richiede precisione, estrema attenzione ai particolari, ma anche resistenza, per le tante ore che deve trascorrere in ufficio: "Le giornate iniziano alle 8 di mattina - racconta - e non finisco mai prima delle 20. Nel mio ruolo è importante non commettere errori". Oltre che per il suo talento, Carolina merita di essere considerata anche per un altro aspetto: negli anni è riuscita a rendere il paddock sempre più accessibile alle donne. "Quando iniziai – prosegue – eravamo pochissime e ogni sera cenavamo assieme. Mai avrei immaginato che un giorno ci sarebbero state tante donne, che ricoprono incarichi così differenziati, come avviene effettivamente oggi". Ma come è riuscita Carolina a entrare a far parte del mondo della MotoGP? Amava molto viaggiare, anche se da piccola sognava di diventare insegnante. Originaria di Ontinyent, comune della provincia di Valencia, iniziò a studiare lingue straniere e poi pubblicità e pubbliche relazioni, volando a Parigi e New York per lavoro.

"Rientrai in Spagna e venni chiamata per un colloquio di lavoro con un’azienda chiamata Dorna – svela –. Mi chiesero la disponibilità a lavorare come receptionist. Accettai". Da qui, le sue mansioni sono cambiate nel corso degli anni,
ma ciò che Carolina ricorda con maggiore entusiasmo è il primo GP che visse in prima linea, nel 2000 in Sud Africa. "Il momento più emozionante – conclude – è in griglia di partenza, con la tensione prima che il semaforo si spenga.
È davvero unico". Non per forza, come dimostra la spagnola, i compromessi da accettare a livello lavorativo, devono andare a ledere la dignità di una donna. Neppure nel paddock a due ruote.