Negli anni vi ho sempre parlato della sicurezza alla guida: lo ammetto, finché facevo da zavorrina andavo in moto in pantaloncini corti e infradito, non soltanto in città ma anche fuori. Quando ho preso la patente, però, qualcosa dentro di me è cambiato. Sono diventata più consapevole e attenta. Gli ultimi fatti accaduti in MotoGP e soprattutto i commenti che ne sono scaturiti, mi hanno dato molto da pensare. Fabio Quartararo è stato a lungo nell’occhio del ciclone per aver compiuto alcuni giri della pista di Barcellona, durante la gara, con la tuta aperta e senza la protezione per il petto. Come tutti avrete visto, il pilota Yamaha è stato penalizzato di tre secondi (più altri tre per aver tagliato la chicane), una penalizzazione arrivata dopo alcune ore.

Per quale ragione è stato necessario riflettere così tanto? Perché non è stato deciso nell’immediato di esporre la bandiera nera mettendo “al sicuro” Quartararo?

MotoGP Catalogna, Alpinestars e la tuta di Quartararo: “Tutto funzionante”

Penalità discutibile


La penalizzazione, a mio avviso, non è stata affatto giusta: senza voler entrare nel merito, sul fatto che Fabio avesse o meno sganciato di proposito la tuta (e non ci crediamo), per quanto accaduto non doveva ricevere una “punizione” e quindi la penalità, ma doveva rientrare ai box per la sua sicurezza. Cadere in quelle condizioni a 300 km/h? Non vogliamo neppure immaginare cosa avrebbe comportato. Eppure in tanti, tra cui ex piloti così come persone comuni, hanno “osannato” la gara a torso (quasi) nudo di Quartararo: Jorge Lorenzo ha addirittura postato sui social una foto del francese paragonandolo a Rambo. Immagine che ovviamente è diventata virale. Tanti, poi, hanno notato più il gesto “eroico” rispetto a quello “diseducativo”.

Ma Quartararo, pilota che apprezzo molto, in tale occasione è stato proprio questo, un cattivo esempio. La sua voglia di continuare la gara è stata dettata dall’adrenalina del momento e dalla voglia di ottenere il risultato, per difendere il primato nel Mondiale, ma la MotoGP è vista in tutto il Mondo non soltanto da motociclisti, ma anche da tifosi e bambini. Per questo mi sono detta: non dovrebbe esistere un’etica del motociclismo? Lo sport, qualunque esso sia, forma i bambini e i giovani portandoli non soltanto a confrontarsi con gli altri, ma anche a comportarsi rispettando le regole. Ecco quindi che il buon esempio si ripercuote anche sul tema sicurezza e i piloti del Mondiale dovrebbero ricordarlo.

Io guido da sola: LucyRider unisce utile e dilettevole