Manubri Larghi: le battaglie di Andrea Riva in TrialGP

Manubri Larghi: le battaglie di Andrea Riva in TrialGP

"Il divario fra Trial2 e TrialGP è notevole, ma per me è stata una bellissima sfida. In allenamento vado forte. Non riesco ancora a fare altrettanto bene in gara", ci ha spiegato il bergamasco

Matteo Grattarola si presenterà a Tolmezzo, apertura del mondiale 2021, nuovamente nella classe regina, la TrialGP, dopo i tre anni in Trial2 che gli hanno fruttato due titoli mondiali e una posizione di vice campione. Ma in tempi recenti Grattarola non è stato l’unico italiano a correre la TrialGP.

Proprio mentre il lecchese era impegnato a difendere il titolo in Trial2, il giovane bergamasco Andrea Riva, classe 1997, ha compiuto il salto. Nel 2019 pur correndo soltanto tre prove – Italia, Francia (nella foto) e Olanda – Riva ha concluse al 15° posto la stagione, con un onorevole decimo posto in Olanda. Oggi è pilota TRRS semi-ufficiale, attraverso l’importatore Alex Favro, di Susa, ed è assistito dall’amico Roberto Mazzola che lo segue dai tempi del mondiale di Bike-trial, suo primo amore dal quale portò a casa il titolo mondiale nel 2012. Si tratta di un pilota della nuova generazione: molto coraggioso, spavaldo nell’osare su ostacoli al limite del possibile, ma ancora troppo discontinuo per trovarsi ai primi posti delle classifiche.

Manubri Larghi: il calendario TrialGP

Il salto in TrialGP


Andrea, come spieghi il salto in TrialGP del 2019?

Per correre in Trial2 avrei dovuto prendermi una 250 cm³, perché con la 300 non era permesso, poi non mi sono mai spaventato di fronte a zone dure, anzi patisco di più il fatto di non dover sbagliare su zone facili. Mi era già successo all’Italiano dopo aver fatto 4° in TR2 nel 2016 e 2017, sono passato in TR1 l’anno dopo e per due stagioni sono arrivato nuovamente al quarto posto, poi l’anno scorso quinto ma a pari punti con il quarto”.

È stata un’esperienza positiva?

“Assolutamente sì. Il divario fra Trial2 e TrialGP è notevole, ma per me è stata una bellissima sfida. In allenamento vado forte. Non riesco ancora a fare altrettanto bene in gara”.

Cosa manca in gara per arrivare sul podio dell’Italiano?

“Sto cercando di combattere uno stato d’ansia e ora che ho un lavoro (meccanico presso un concessionario Suzuki, ndr) mi sento molto più tranquillo. Anche se si traduce in meno tempo per allenarmi – lo faccio nell’intervallo del pranzo e di sera – lavorare significa poter essere autonomi economicamente, e questo mi fa stare meglio”.

Ti piace di più correre in Italia o al Mondiale? E preferisci il regolamento stop o no-stop?

“Preferisco potermi fermare e posizionarmi meglio. Ricordiamoci che ho cominciato tardi per via della bici: in moto ci sono andato a 15 anni e mi sono portato dietro lo stile di guida a scatti e spostamenti. Al Mondiale ho sempre faticato a guidare in modo continuo”.

Cosa ricordi con più piacere della tua carriera?

“Il podio all’Indoor dell’Italiano a Marradi nel 2016. Era la mia prima gara Indoor di un certo peso e mi è piaciuta moltissimo”.

E cosa invece ritieni sia stato negativo?

“Tante cose (ride...). Il passaggio dalla bici alla moto me l’aspettavo un po’ più facile, invece c’è voluto parecchio tempo per ottenere buoni risultati”.

"Il Trial è cambiato"


Cosa cambieresti del Trial?

“Favorirei le riprese video. Ormai le dirette con Instagram o Facebook si riescono a fare con semplicità e i costi sono contenuti. In Spagna il sito Trialworld trasmette le gare in diretta”.

Quali sono i tuoi obiettivi per il 2021?

“Mi piacerebbe salire sul podio dell’Italiano: in fondo, dietro Grattarola che sta guidando in modo eccezionale, siamo tutti molto vicini. E poi vorrei fare bene nel mondiale Trial2”.

Tempo fa ci incontrammo al Mondiale, e ci “accusasti” di intervistare soltanto vecchi piloti un po’ nostalgici del Trial di una volta.

Ma sì, a forza di dire sempre che una volta il Trial era diverso, migliore di oggi, si finisce per scoraggiare le nuove generazioni. Non si può tornare indietro. Il Trial è cambiato, che piaccia o no. Le moto sono diverse, la guida è molto differente. Si fanno cose incredibili che alla gente in fondo piace vedere”.

Trial: Matteo Grattarola ci racconta i suoi segreti

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