Manubri Larghi: TrialGP, come allevare i campioni?

Manubri Larghi: TrialGP, come allevare i campioni?

L’eterno dilemma tra un inizio con moto piccole e uno con mezzi di grande cilindrata

Parlando della categoria TrialGP 125, i due scelti dal direttore tecnico Fabio Lenzi per far parte del progetto Pata Talenti Azzurri FMI sono in testa al campionato italiano nella TR125, e quindi si tratta di quanto meglio si abbia a disposizione. Giacomo Brunisso è giunto due volte tredicesimo, e Mirko Pedretti ventunesimo e diciottesimo. Entrambi fanno parte del Gruppo Sportivo Fiamme Oro e guidano una Beta 125. Il distacco dai primi della classe, di maggioranza inglese, è stato notevole in entrambi i giorni. Se i futuri protagonisti della classe regina devono passare da qui, è facile pronosticare un ritorno ai vertici di quella scuola britannica che per ultima si è arresa al predominio spagnolo. Proprio dagli inglesi, tutto il Mondo ha appreso i rudimenti del Trial, applaudendo i primi campioni negli anni ‘70. Un filone proseguito con il sette volte iridato Dougie Lampkin, oggi impegnato in un’intensa attività di istruttore. Chissà che non sia stata proprio la sua scuola a sfornare questa nuova generazione di ragazzi che non soltanto sanno palleggiare sulla ruota dietro – come richiede la legge dei video sui social – ma sanno anche mettere a frutto in gara le malizie apprese.

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Una categoria che si sta ripopolando


Con un primo e un secondo posto nel GP Italia, il leader iridato è il sedicenne Jack Dance su GASGAS. Alle sue spalle un altro classe 2005, Harry Turner (Scorpa), quarto sabato e primo domenica. Terzo in campionato il quindicenne Harry Hemingway, figlio di Dan, che con il fratello Ben ha corso per anni il massimo campionato britannico, ed entrambi continuano a disputare in modo eccellente la Scottish. Per Harry un secondo e un quinto posto. La categoria Trial125 si sta lentamente ripopolando, dopo che qualche anno fa sembrava destinata a sparire. In queste due prove iniziali sono stati 27 i partenti, a cui viene richiesto di avere almeno 14 anni e una cilindrata della moto non superiore a 125 cm³. Eppure le opinioni sulla necessità di programmare la maturazione dei giovani con un passaggio graduale attraverso questa cilindrata sono contrastanti. C’è chi sostiene che tale iter sia indispensabile per la formazione completa del ragazzopilota. La storia insegna come negli anni d’oro del Trial, un ruolo determinante lo avesse recitato proprio la Fantic 50. Un “motorino” che consentiva di unire la passione per lo sport con la quotidiana necessità di usare un mezzo per andare a scuola. Un campione del calibro del compianto Diego Bosis seppe strabiliare la platea del Palazzetto dello Sport di Torino, dove in un Indoor internazionale a cui non poteva partecipare per l’età, venne invitato per un fuori programma, provando con successo diverse zone di quella gara proprio con il cinquantino. Ancora Bosis, successivamente con una 125, dimostrò come si potesse guidare ugualmente ad alti livelli.

Una seconda scuola di pensiero sostiene che se si vogliono allevare campioni già da piccoli, allora i ragazzi devono poter utilizzare le moto dei grandi, ovvero quelle con 300 cm³. Ogni tanto si vedono sui social video di giovanissimi che coraggiosamente si cimentano su ostacoli molto più grandi di loro. Bambini di corporatura esile che insieme a una moto così grande, ci fanno temere a ogni movimento rovinose cadute. Il ragazzo precoce è giusto che ci sia e ben venga se diventerà il Toni Bou della situazione, ma ricordiamoci che non vi è nulla di meglio che gareggiare per maturare: il suo potenziale potrà crescere proprio traducendo in zona tutta la tecnica imparata in allenamento. Poco importa se va in gara con una cilindrata inferiore, se tanto corre alla pari con coetanei. Ci metterà pochissimo a comprendere il nuovo dosaggio del gas quando guiderà la moto più grande, ma avrà già appreso la mentalità, fondamentale nel Trial, di fare bene in quel preciso momento.

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