Gianluca Tournour (GASGAS) è vice campione europeo nella classe regina pur con gli stessi punti e gli stessi risultati del campione, il norvegese Sondre Haga (Beta). Premesso che il campionato continentale si è svolto unicamente su due prove a causa delle rinunce della Francia a Breal Sous Monfort, tappa programmato per Pasqua, e della Germania a Grossheubach il primo agosto, il piemontese e lo scandinavo si sono aggiudicati una prova ciascuno e sono arrivati secondi in quella non vinta, ma Haga ha conquistato la più recente. E questo ha fatto la differenza. Spesso snobbato da piloti, costruttori e perfino media – non possiamo negarlo – quello europeo è un campionato dal quale sono emersi tanti grandi campioni. Nel suo secondo anno di istituzione, il 1993, fu Dougie Lampkin, futuro vincitore di sette mondiali Outdoor, a conquistare il titolo continentale, poi fu il turno di Adam Raga nel 2000 e quindi Toni Bou nel 2003, ancora alla guida della Beta. Nei momenti migliori l’Europeo poteva contare anche su sei prove in sei Nazioni differenti.

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Tradizione italiana


Esisteva quasi una rivalità nei confronti del campionato del Mondo. L’Europeo poteva avvalersi di un ambiente più familiare, dove si cimentavano anche piloti di livello più basso. Non soltanto, fu anche il primo campionato ad aprire ai giovani su moto di cilindrate non ancora permesse per l’età, con il vincolo di gare disputate in aree chiuse al traffico. Negli anni ‘90 i costruttori erano presenti ufficialmente sui campi di gara. Una lenta regressione dello sport motociclistico dell’equilibrio, ha portato inevitabilmente a tagliare i costi e pian piano dall’Europeo sono “svaniti” i camion di assistenza e i piloti hanno trovato soltanto più supporto al Mondiale o nei campionati nazionali.

Oggi il campionato continentale rimane una fucina dalla quale si sfornano i campioni del futuro e nel contempo altri piloti – ai quali il Mondiale ha chiuso la porta per l’eccessiva necessità di risorse – riescono a trovare un po’ di gloria. L’Italia vanta una tradizione atavica sia di partecipazione che di organizzazione: non dimentichiamo che ancora oggi la sede della FIM Europe è a Roma e che il compianto dottor Vincenzo Mazzi è stato presidente e contributore alla nascita della UEM, Unione Europea di Motociclismo. L’assidua partecipazione dei Talenti Azzurri – con altri nomi nel passato – ha portato a risultati brillanti. Si registrano tre titoli per Matteo Grattarola, con tre moto differenti: nel 2004 alla guida della Sherco, nel 2012 con la GASGAS e nel 2018 sulla Montesa. Tournour portò a casa il titolo nel 2015 dopo una lotta serrata con lo spagnolo Francesco Moret. L’occasione per riprovarci quest’anno gli è stata fornita dalla nuova GASGAS Italia che ha riposto in lui la massima fiducia. Ma questa maledetta pandemia ha falsato i valori in campo.

Le gare


Due gare per assegnare un campionato sono troppo poche. E dire che l’inizio a Cortenova (LC) era stato favorevole. Programmata per disputarsi vicino a Grosseto, la manche italiana è stata all’ultimo momento dirottata nel comune della Valsassina, per problemi di permessi in questo altalenante periodo pandemico. Con estrema rapidità la Federazione italiana ha trovato un altro sodalizio e un’altra località, salvando un campionato che correva il rischio di naufragare come l’anno passato. Nell’occasione Tournour si è distinto conducendo la gara fin dall’inizio, relegando al terzo posto il pluricampione italiano Grattarola (Beta), apparso un po’ rilassato nel primo dei due giri di 15 zone. Sfortuna ha voluto che fra i due si sia inserito Haga, capace anche di recuperare due punti su Tournour nella seconda tornata. Altri italiani hanno ben figurato, come Lorenzo Gandola (Vertigo) quarto, Carloalberto Rabino (Beta) sesto e Andrea Gabutti (TRRS) settimo. Ma tra loro, soltanto Gabutti si è presentato alla seconda e ultima prova disputata nei pressi del circuito di Motocross di Kramoline in Repubblica Ceca, l’8 agosto. Il sogno di Tournour di replicare il titolo del 2015 è svanito quasi subito osservando i punteggi sensazionali di Haga: 3, 5 e 6 nei tre giri di 10 zone, confrontati con i suoi 17, 12 e 10.

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