Terza puntata della storia delle industrie che prima della Seconda Guerra mondiale produssero moto in Sassonia, Turingia e Slesia, le tre regioni che al termine del conflitto furono incorporate nella Germania Orientale. I numerosi Marchi operanti in questo territorio raramente raggiunsero notorietà oltre i confini nazionali; in gran parte furono geniali assemblatori, come abbiamo visto nelle precedenti puntate di questa rubrica, ma tale non fu la Wanderer, il cui stemma, una “W” alata, simboleggiò sempre, in Germania come in tutt’Europa, grande qualità, nonché design originale e innovativo. Johann Baptist Winklhofer, nato a Monaco di Baviera nel 1859, era figlio di un contadino, ma nutriva grande passione per la meccanica. A soltanto tredici anni lavorò come apprendista nella fabbrica di apparecchiature scientifiche Böhm & Wiedemann di Monaco, perfezionando le sue nozioni di disegno tecnico, fisica e chimica, quindi si impiegò come tornitore, infine fu operaio in una fabbrica di detonatori per l’esercito giapponese.

Nei primissimi anni ’80 del secolo XIX iniziò a occuparsi professionalmente di biciclette, diventando rappresentante locale delle inglesi Rudge. Fu in questo ruolo che nel 1884 conobbe Richard Adolf Jaenicke, un esperto tecnico di Chemnitz, in Sassonia, che dopo aver girato il Mondo per il suo lavoro intendeva aprire un’officina per la riparazione di biciclette nella sua città natale. L’idea piacque anche a Winklhofer; i due si associarono e fondarono nel 1885 la “Wanderer Werke” iniziando, due anni dopo, a costruire propri modelli che si fecero subito notare per l’alta qualità costruttiva unita a un prezzo competitivo.

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Un periodo di crescita


L’azienda prosperò in breve tempo e dovette aumentare più volte la superficie del suo stabilimento; nel 1894 venne acquistata una nuova area operativa a Schönau, sempre nei dintorni di Chemnitz, e nel 1902 venne presentata la prima motocicletta Wanderer, una monocilindrica da 1,5 CV. Seguita l’anno dopo, in questa politica di diversificazione che aveva allargato il panorama costruttivo a macchine utensili e a forni per la tempra dei metalli, dall’inizio della produzione di macchine da scrivere, vendute con il marchio Continental. In quello stesso 1903 venne avviato il progetto della prima automobile Wanderer, che si concretizzò nel 1913 con il lancio – coronato da successo – della vettura Puppchen. Nel frattempo la produzione motociclistica aveva accresciuto la sua importanza nel bilancio dell’azienda.

La gamma era stata incrementata: i monocilindrici nel 1905 avevano raggiunto la potenza, allora considerevole, di 5 CV, e nel 1909 era stata avviata la produzione dei bicilindrici con motore a “V” longitudinale di 45°, in cilindrate da 500 a 616 cm³. Le Wanderer si distinguevano non soltanto per modernità e potenza dei propulsori, ma anche per un’estetica raffinata e la presenza, su alcuni modelli, di sospensioni su entrambe le ruote.

Le vicende successiva


Con lo scoppio del conflitto mondiale, Winklhofer lasciò Chemnitz e si stabilì con la moglie Johanna – sorella dell’ex socio Jaenicke – a Monaco, dove fondò una fabbrica di munizioni. La Wanderer non ne risentì, anzi divenne la principale fornitrice di motociclette dell’esercito tedesco, tanto che oltre la metà delle moto militari schierate dal Kaiser nella Grande Guerra recarono sul serbatoio il marchio della doppia V. Tornata la pace, la Wanderer riprese la produzione civile concentrandola soprattutto su biciclette, motociclette, automobili e macchine da scrivere. A metà degli anni Venti, gli stabilimenti di Chemnitz e Schönau contavano oltre 6000 dipendenti e nel catalogo moto fece la sua comparsa un nuovo monocilindrico orizzontale di 196 cm³ con testa a quattro valvole, seguito da un bicilindrico di 750 cm³ con analoga distribuzione.

Tutti i prodotti Wanderer godevano di ottimo apprezzamento e contendevano il mercato alle principali aziende tedesche concorrenti, tra cui NSU e BMW. Finanziariamente però la Casa di Chemnitz soffrì di più la pesantissima crisi economica che aveva colpito la Germania in conseguenza della sconfitta militare. Alla fine del 1923 l’inflazione aveva toccato vette impensabili: basti dire che un chilo di pane costava 399 miliardi di Marchi… Poi, con l’aiuto soprattutto degli Stati Uniti, l’economia germanica si era ripresa e nel 1925 il momento più difficile era stato superato. In previsione di un forte rilancio del mercato, la Wanderer nella seconda metà degli anni Venti investì una considerevole somma nel rinnovamento della produzione e soprattutto nella costruzione di un nuovo stabilimento a Siegmar, nei pressi di Chemnitz, dove fu allestita anche una costosa catena di montaggio per le automobili. Fra le moto nel 1928 ne fu presentata una altamente innovativa, la K500 Kardan, progettata da Alexander Novikoff aveva un elegante telaio in lamiera stampata con appeso un motore monocilindrico verticale di 500 cm³ raffreddato ad aria con distribuzione a due valvole in testa comandate da aste e bilancieri, cambio in blocco a tre rapporti con frizione a secco e trasmissione finale ad albero.

Nacque con qualche difetto di affidabilità, ma la Wanderer non ebbe tempo di correre ai ripari: con il crollo della Borsa di Wall Street l’economia mondiale collassò e l’azienda, gravata dal peso degli investimenti fatti, si ritrovò sull’orlo del fallimento. A farne le spese fu dapprima il comparto motociclistico: un membro del consiglio d’amministrazione della Casa, il barone Klaus Detlof von Oertzen, aprì nel 1929 una trattativa con la NSU che in breve portò alla cessione del ramo d’azienda e del suo stabilimento alla Casa di Neckarsulm. Questa vendette nel corso dello stesso anno la licenza costruttiva delle moto Wanderer al tecnico boemo Frantisek Janecek il quale, unendo le prime due lettere del suo cognome alle prime due del marchio Wanderer, diede vita a Praga a una nuova industria: la Jawa. L’attività mediatrice di Klaus Detlof von Oertzen non si fermò qui.

Nel 1932, anche il comparto auto della Wanderer perse la sua indipendenza: grazie all’opera del Barone, le Marche Horch, Audi, Wanderer si riunirono alla DKW di Jorge Skafte Rasmussen e le quattro insieme diedero vita al marchio Auto Union; von Oertzen firmò anche l’emblema dei quattro anelli che ancora oggi compaiono sulle auto Audi e fu il primo presidente del neonato Gruppo. Le auto con marchio Wanderer furono prodotte fino al 1941, quando lo stabilimento venne convertito esclusivamente alla fabbricazione di veicoli militari. Nell’ultimo decennio d’anteguerra sul mercato fecero la loro comparsa motoleggere NSU-Wanderer con motore Sachs a due tempi di 98 cm³, quindi, dal 1945 auto e moto della grande Casa tedesca uscirono di scena.

continua

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