Polvere di Stelle: Case tedesche di breve durata

Polvere di Stelle: Case tedesche di breve durata

Dalla poliedrica Phänomen alla Stock-Kardan,dalla Hartmann & Richter alla Renner Original, l’ultima puntata dedicata alle Case della Germania orientale

11 luglio

Quinta e ultima puntata della storia delle motociclette costruite nell’est della Germania fino alla Seconda Guerra mondiale. Le Marche, ancora una volta, saranno per la maggior parte a voi sconosciute, ma sono rappresentative di un periodo di grande creatività, concorrenza e ambizione.

Polvere di Stelle: la scoperta dell'elettricità

Phänomen


Quella che apre la rassegna si chiama addirittura Phänomen (Fenomeno), ma pur con un nome del genere, almeno in campo motociclistico non fece molta strada. Karl Gustav Hiller, nato nel 1863 nella famiglia di un falegname di Zittau, in Sassonia, cominciò presto a lavorare in una fabbrica di passamaneria. La sua genialità si espresse subito inventando macchine che facilitavano la produzione di palline di pon-pon, quindi altri strumenti e attrezzi per l’industria tessile e anche per la casa, che brevettò e dei quali curò in esclusiva la vendita, dopo aver fondato la ditta “Gustav Hiller”, ricavandone sensibili guadagni.

Alla ricerca di nuove opportunità, viaggiò in Inghilterra ed ebbe modo di concludere un contratto per la rappresentanza generale delle biciclette Rover in Germania, ma l’iniziativa commerciale, che ebbe comunque successo, non gli bastò: deciso a migliorare le caratteristiche delle Rover fondò nel 1894 una società con due fabbri di Zittau e avviò la produzione delle bici da lui concepite con il marchio Phänomen. Nei primissimi anni del 1900 si cimentò anche nella realizzazione di biciclette a motore, dapprima con propulsori Fafnir monocilindrici, poi, già dal 1903, con motori propri, tra cui un bicilindrico a “V” longitudinale montato su una motocicletta competitiva con i migliori modelli della concorrenza.

Tuttavia le “ammiraglie” non erano al primo posto nel progetto imprenditoriale di Gustav Hiller. Il suo obiettivo era la motorizzazione popolare e commerciale. Così nel 1907 presentò il “Phänomobil”, un triciclo con motore (bicilindrico a “V”) trazione e sterzo sulla ruota anteriore. Questo strano veicolo ebbe successo sia nella versione per passeggeri che in quella per trasporto merci; negli anni fu sottoposto a diverse modifiche migliorative e nel 1910 fu motorizzato con un quattro cilindri in linea con raffreddamento forzato ad aria, il primo del genere prodotto in Germania. In quel periodo però Gustav Hiller portò avanti anche il progetto di un’automobile, ma in questo campo non ebbe successo e dovette presto arrendersi. Nel 1913 Gustav Hiller morì prematuramente e la direzione dell’azienda fu presa inizialmente dal cognato, poi dal figlio Rudolph, che nel 1927 avviò la produzione di furgoni e autocarri leggeri, versatili e robusti in una gamma che anno dopo anno si arricchì di modelli sempre più pesanti e potenti fino al “Granit 30” del 1936, con portata di 2,5 tonnellate. Alla fine degli anni Trenta riprese anche la costruzione di motociclette; in catalogo figurò la gamma completa delle motoleggere Bob in diverse versioni, anche per donna, con motori Sachs 98 e Ilo 120. Qui termina la storia della marca Phänomen. La fabbrica di Zittau durante la guerra produsse camion e materiale bellico, poi, nel 1946, fu smantellata dai russi e potè riprendere, nazionalizzata, la produzione di camion soltanto nel 1950.

Stock-Kardan


La Stock-Kardan produsse motociclette dal 1924 al 1933. La decisione di diventare un’industria motociclistica fu presa dal proprietario, Richard Kahn, che dal 1916 era costruttore di macchine agricole. Curioso l’inizio dell’attività: nel 1924 la Stock cominciò a produrre e a vendere le biciclette a motore Evans, prodotte già dal 1919 a Rochester, nello stato americano di New York, dalla Cyclemotor Corporation, che avendo cessato l’attività cedette la licenza a un costo senz’altro molto vantaggioso. Evidentemente la bicicletta a motore Evans era un veicolo molto ben concepito, infatti aveva incontrato il gradimento del pubblico anche in Francia, Italia e Inghilterra e la Stock la mantenne in catalogo fino al 1928, quando Kahn decise di trasferire l’azienda da Berlino a Heidelberg, dove possedeva altre industrie. Qui assunse come responsabile tecnico l’ingegner Josef Heuss, che realizzò una motocicletta dalle caratteristiche altamente innovative sia dal punto di vista meccanico che stilistico.

Le nuove Stock fecero la loro apparizione nel 1931 in due versioni di motore: 200 e 300 cm³ entrambe a due tempi con doppio scarico, trasmissione finale ad albero e telaio a doppia culla. Erano motociclette di lusso, dotate di impianto elettrico completo e di strumentazione illuminata comprendente anche un orologio. Purtroppo il loro costo di produzione si rivelò talmente elevato da impedirne un’adeguata diffusione in un momento di crisi economica internazionale. La Stock, finita in preda alla Deutsche Bank, fu da questa chiusa nel 1933.

Hartmann & Richter


Hartmann & Richter non è un marchio motociclistico, ma il nome dell’impresa fondata nel 1921 a Oderwitz, in Sassonia, da due soci che l’intitolarono con i rispettivi cognomi. L’azienda produsse biciclette a motore e motociclette fino al 1929 con ben tre diversi marchi: Heros, Ares e H&R. Oltre ai motori ausiliari, in catalogo c’erano monocilindrici a quattro tempi da 155 a 248 cm³ con distribuzione a valvole laterali. Motorizzazioni Heros 175 furono adottate anche dalla milanese Ranzani, che nella prima metà degli anni Venti produsse una gamma di motociclette nei tipi “Viaggio”, “Sport” e “Corsa” prima di passare ad altri propulsori forniti da Norman, Blackburne e Jap.

Renner Original


Sono invece pochissime le informazioni disponibili sulla Renner Original. Fu fondata a Dresda dai soci Renner e Poppe e fu attiva dal 1924 al 1932. In questi pochi anni produsse una gamma molto vasta di modelli, da 200 a 1000 cm³, quasi tutti con motori a quattro tempi di produzione britannica. Particolarmente riuscita fu una 350- 500 con propulsore Barr & Stroud, ma il rapporto più stretto fu con il fornitore Jap, che realizzò i motori di piccola cilindrata, ma anche i suoi famosi e potenti bicilindrici a “V” longitudinale di 996 cm³. Un modello supersportivo fu poi la 500 di cilindrata spinta dal motore tedesco a valvole in testa progettato e costruito da Richard Küchen, uno dei più prolifici e geniali ingegneri tedeschi di quel periodo. Anche la Renner Original fu condannata alla chiusura dalle conseguenze del crollo della Borsa di Wall Street nell’ottobre del 1929.

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