Più volte ho citato su questa rubrica Giosuè Giuppone, probabilmente il più forte in assoluto fra gli assi italiani del periodo pionieristico. Egli, ma anche Anzani, Lanfranchi e altri italiani e stranieri, sono stati ingiustamente dimenticati per aver compiuto le loro grandi imprese prima della Grande Guerra, l’evento che con la sua tragica pazzia ha cancellato dalla memoria fatti e uomini che l’hanno preceduta e che avrebbero meritato di entrare da protagonisti nella storia moderna. Nato a Borgosesia nel 1878, Giosuè Giuppone cominciò a correre in bicicletta dimostrando subito un notevole talento. Nel 1901 colse la sua prima affermazione vincendo a Novara il campionato provinciale di Resistenza; nel 1902 passò fra i professionisti e nei successivi due anni si laureò campione italiano di Resistenza e per due volte conquistò il record nazionale dell’ora. In quel biennio si misurò spesso anche in corse motociclistiche, e fu subito chiaro che anche con il motore al posto dei pedali era un vincente.

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Una carriera fatta di successi


Nel 1904, infatti, si impose, guidando moto Peugeot, nel campionato italiano di Velocità e anche in quello di Resistenza. Per la Peugeot, che già lo aveva appoggiato nei trionfi ciclistici, quel pilota altrettanto bravo alla guida di allenatori meccanici (le moto che tagliavano l’aria ai ciclisti nelle gare della specialità) e dei bolidi motorizzati in corsa nei velodromi era un tesoro da non lasciarsi sfuggire. La grande Casa di Sochaux blandì Giuppone al punto giusto da convincerlo a trasferirsi alla fine del 1904 a Parigi dove subito stabilì al Parco dei Principi il record mondiale dell’ora per motociclette leggere. Emigrato, ma per realizzare i suoi sogni, Giosuè – “Joseph” per i francesi – nel 1905 si trovò subito a lottare contro i più quotati campioni del motociclismo, tra cui Anzani, che guidava una Alcyon-Buchet e il suo compagno di squadra Cissac. Quell’anno, portando in gara una Peugeot bicilindrica da 12 CV, conquistò a Ostenda il nuovo record mondiale sul chilometro lanciato a 132 km/h di media, vinse numerose corse e stabilì il nuovo primato sul giro del velodromo Buffalo di Parigi, tempio mondiale della velocità, a oltre 100 km/h di media.

Corse e vinse in motocicletta anche in Italia, Spagna, Belgio e Inghilterra, inserendosi d’autorità fra i motociclisti più famosi del Mondo. Continuò a correre in motocicletta e a vincere molte delle più celebri competizioni continentali, tra cui il Circuito delle Ardenne, nel 1906 e per buona parte del 1907, ma la Peugeot, dopo averlo messo alla prova nella Coppa Vetturette disputatasi nel novembre del 1906, in cui si piazzò terzo e primo della sua squadra, decise che per Giuppone era giunto il momento di passare alle quattro ruote.

Dalle due alle quattro ruote


Corse in moto per gran parte della stagione 1907, poi in settembre si dedicò al volante e colse le prime vittorie in gare su strada e in salita. Giuppone divenne così pilota di automobili da corsa, ma non abbandonò subito le moto. Nel 1909 lo troviamo infatti fra i partecipanti al terzo Tourist Trophy dove, sempre in sella a una Peugeot derivata dal modello di serie da 5 CV, si classificò 12°. Il torinese fu il primo italiano a correre nell’Isola di Man. Sempre nel 1909, Giuppone corse in auto in Sicilia sul durissimo percorso della Coppa Vetturette che lo aveva già visto vincitore di categoria l’anno prima. La cronaca dell’evento riporta che mentre era al comando finì il carburante e corse a piedi per cinque chilometri filati fino al box. Salì quindi su una bicicletta, con una pesante latta di benzina sulle spalle e, pedalando da ex campione ciclista qual era, ritornò fino all’auto, la rifornì e ripartì con il fiato grosso, riuscendo comunque a cogliere il secondo posto. Fu poi retrocesso al terzo perché durante la gara aveva usato un mezzo diverso dall’automobile…

All’inizio del 1910 il pilota Giuppone aveva ormai una notorietà internazionale, unico a essersi dimostrato vincente in bicicletta, motocicletta e automobile. Il 16 settembre 1910 si recò a Boulogne sur Mer per disputare una prova del campionato francese per “Vetturette” alla guida di una Peugeot ufficiale. Durante le prove, un ciclista, incurante del divieto e del sopraggiungere di Giuppone, gli tagliò la strada; per non investirlo, il pilota sterzò bruscamente, perse il controllo del mezzo e l’incidente gli fu fatale. L’atto generosissimo, che il famoso disegnatore Beltrame immortalò sulla copertina della Domenica del Corriere del 25 settembre 1910, gli valse la richiesta di una Medaglia d’Oro al Valor Civile, che lo stato francese non ritenne di accogliere, forse perché Giuppone, pur vivendo in Francia da tempo, non aveva mai richiesto la nuova cittadinanza.

I suoi tifosi francesi però vollero egualmente attestargli il loro affetto, tanto che in ben tremila accompagnarono la salma del pilota alla stazione di Boulogne sur Mer per il suo trasporto in Italia nella città natale. Probabilmente molti motociclisti italiani in questo periodo, alla ricerca di posti nuovi e di una temperatura sopportabile, andranno con le loro moto in Inghilterra e in Scozia. Mi permetto di consigliare loro una sosta prima di attraversare la Manica: giunti a Calais, costeggino il Canale fino a Boulogne sur Mer (34 km), quindi si portino all’interno per altri 12 km fino a raggiungere il paese di Wirwignes. Qui troveranno il cippo commemorativo posto dai suoi sostenitori nel luogo dell’incidente che gli costò la vita.

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