Consultando l’ordine d’arrivo del secondo Circuito Motociclistico di Brescia, svoltosi nell’aprile 1921, ho notato che vincitore della classe 750 figurava Mario Castagno su motocicletta Hazlewood. Non conoscevo il pilota, ma ho subito rimediato trovando il suo nome fra quelli elencati, con curriculum, nel volume “Italia Motociclistica 1901-1950”, e stranamente non mi ero mai imbattuto neanche nella Marca di quella moto, e ho subito pensato che si trattasse di un errore.

Invece Castagno – stando al libro citato – nel 1921 vinse anche la sua classe nella Sassi-Superga con la stessa moto, e successivamente nel mio archivio ho trovato che si piazzò nono alla Parma-Poggio di Berceto, ancora una volta su Hazlewood 750. A questo punto la curiosità mi ha spinto a fare ricerche su questa misteriosa Marca, e grazie a Internet qualcosa è venuto allo scoperto. Non molto, a dire il vero, ma tra un link e l’altro il materiale per raccontarvi questa storia sono riuscito a raccoglierlo.

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Coventry proiettata nel futuro


Nella seconda metà del 1800, Coventry era nota in tutto il Mondo per essere un centro industriale proiettato nel futuro e in particolare per il primato nella fabbricazione di orologi e biciclette (poi sarebbero venute le motociclette e le automobili). A Coventry verso il 1830 era nato James Hazlewood, che per non smentire le inclinazioni dei suoi concittadini aveva scelto il mestiere di fabbro e si era fatto notare per la particolare abilità. Ma Hazlewood non era soltanto bravo a lavorare il ferro: mentre picchiava sull’incudine o azionava il mantice della fucina, pensava con la mentalità di un imprenditore e rifletteva sull’enorme sviluppo che si sarebbe prospettato per l’industria delle biciclette migliorandone l’efficienza meccanica e la sicurezza. Cominciò quindi, per approfondire l’argomento, a collaborare con le officine ciclistiche Haynes e Jeffries di Coventry che producevano i bicicli Ariel e, maturata sufficiente esperienza, decise di mettersi in proprio fondando, con i figli James Junior e William, una sua fabbrica di biciclette.

Nacque così, nel 1876, la Hazlewood Cycle Company che, pochi anni dopo, quando i connazionali Harry John Lawson e John Kemp Starley inventarono la “Bicicletta di sicurezza” – quella con le ruote di eguali dimensioni e la trasmissione con moltiplica sulla ruota posteriore – puntò subito su questa importante novità e fece fortuna sul mercato. Per crescere ulteriormente, nel 1887 James Hazlewood entrò in società con un altro fabbricante di Coventry, John Warman, che godeva di ottima reputazione con i marchi “Rival”, “Albion” e “Triumph”; va detto che quest’ultimo non aveva nulla a che vedere con quello che sarebbe diventato uno dei marchi più noti al Mondo in campo motociclistico. La Hazlewood & Warman nel 1889 ricevette dalla Sweeting Cycle Company di Philadelphia (USA) un ordine di 4000 biciclette Rival, un affare da record per l’epoca, e dato che anche altri ordini arrivarono dall’America, Paese che diventò il loro principale cliente, i due soci decisero di aprire una filiale a Chicago e nel 1892 Warman si trasferì nell’Illinois con la famiglia per gestire l’azienda negli USA. Nel volgere di un anno, però, gli affari volsero al peggio e Warman fu costretto alle dimissioni. Mancano a questo punto informazioni sull’eventuale prosieguo dell’attività di Hazlewood in America, mentre a Coventry la fabbrica continuò a lavorare a pieno ritmo con nuovi soci, producendo biciclette di sicurezza con il marchio “Coventry Cross” fino al 1899, quando dissidi interni al consiglio di amministrazione portarono alla divisione in due società indipendenti: la “New Coventry Cross” e la Hazlewood Ltd. Delle due, dopo due anni sopravvisse soltanto la seconda.

La crescita della Hazlewood


James Hazlewood e i suoi figli, continuando a investire nel futuro della tecnica, nel 1905 affiancarono alla produzione di biciclette quella di carrozzette per le moto, finché nel 1911 operarono un ulteriore salto in avanti presentando la prima motocicletta con il marchio Hazlewood che all’interno recava in latino il motto "Mi spezzo ma non mi piego". Questo modello d’esordio montava un motore JAP da 2,75 CV con cambio Armstrong a tre rapporti, forcella Druid e trasmissione a cinghia, era quindi una motocicletta a tutti gli effetti e non una bicicletta a motore. Due anni dopo, visto il successo del primo modello, la gamma si arricchì di una bicilindrica a “V” longitudinale in due modelli entrambi con motori JAP, uno da 3,5 CV con cambio identico al modello del 1911 e uno da 5 CV con un nuovo cambio, sempre a tre rapporti, ma dotato di contralbero e con trasmissione primaria a catena. Quella finale venne mantenuta a cinghia. Di questo cambio venne dotato anche un altro modello presentato nel 1914, un monocilindrico JAP da 3,5 CV. Durante la guerra, la produzione di motociclette fu sospesa e la Hazlewood in quel periodo fabbricò biciclette e munizioni per l’esercito. Una moto tornò a uscire dallo stabilimento nel 1920: una 650 bicilindrica, ancora con motore JAP da 5-6 CV, che l’anno dopo fu posta in vendita sia con la tradizionale trasmissione a cinghia che con l’innovativa catena. Ed è molto probabilmente questa che Castagno condusse alla vittoria della classe 750 a Brescia nel 1921. È lecito supporre che in quel caso a prevalere sia stato il talento del pilota, visto che la moto non presentava caratteristiche tali da far presumere una superiorità tecnica sulle Frera che si piazzarono alle sue spalle. La stessa possibilità di scegliere fra i due sistemi di trasmissione fu offerta per la nuova 1000 bicilindrica posta anch’essa in catalogo nel 1921, e in quello che fu l’anno più prolifico per la Hazlewood, furono presentate anche una 300 e una 500 cm³ monocilindriche.

Le cose comunque non andavano bene per l’azienda di Coventry, stretta da una concorrenza interna agguerritissima, e lo dimostrò, nel 1923, l’eliminazione dal catalogo di diversi modelli a esclusione della 300 monocilindrica e della 650 bicilindrica; quest’ultima fu l’unica prodotta nel 1924 e segnò la fine dell’attività del marchio motociclistico Hazlewood. Un rilancio fu tentato nel 1926 sotto il nome “New Hazlewood Cycle Co.”, ma non sopravvisse oltre i due anni. Sembra che oggi nelle varie collezioni siano presenti soltanto sette Hazlewood, tra cui una bicilindrica con sidecar nel Museo dei Trasporti di Coventry. Le fonti consultate sono concordi nell’affermare che le Hazlewood erano moto poco conosciute anche in Inghilterra, essendo destinate soprattutto all’esportazione nelle colonie.

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