Quattro punti nei primi quattro GP stagionali e una situazione migliorata di poco dopo Le Mans: il disastroso avvio di 2021 di Valentino Rossi ha non pochi precedenti tra gli ex campioni del Mondo della classe regina.

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Jorge Lorenzo e gli altri


Jorge Lorenzo nella seconda annata in Ducati, per esempio, cadde in Qatar e a Jerez, e rimediò un 15° posto in Argentina e un 11° ad Austin: totale sei punti.

Invece Nicky Hayden, nel 2015 con la poco competitiva Honda del Team Aspar fu 17° in Qatar e Spagna, 16° a Termas de Rio Hondo e tredicesimo in patria, raccogliendo appena tre punti. Kenny Roberts junior, nel 2007 con la KR212V motorizzata Honda, fu 16° in Spagna e Turchia, 15° in Cina e tredicesimo in Qatar, per quattro punti in tutto. Sei i punti di Eddie Lawson nel 1992 con la Cagiva e di Franco Uncini nel 1984 con la Suzuki del Team Gallina ma ai tempi i sistemi di punteggio erano diversi: con l’attuale, l’americano e il marchigiano avrebbero avuto rispettivamente 17 e 16 punti dopo quattro GP.

Il 1985 di Uncini


Persino peggio l’inizio del 1985 per Uncini, penultimo italiano iridato della 500 (l’ultimo è stato Rossi, con lui nella foto), complice una moto decisamente limitata. Proprio per la scarsa fiducia, in inverno Uncini sembrò vicino a passare alla Yamaha campione del Mondo con Lawson, grazie all’offerta presentatagli da Giacomo Agostini. Ma poi ci ripensò: “La Suzuki ha fatto veramente cose notevoli per avermi in squadra – dichiarò a Motosprint in quell’inizio di 1985 – Gallina e la HB altrettanto. Lo hanno fatto perché la Suzuki torna alle corse: anche se i giapponesi non lo dichiarano ufficialmente, è un ritorno al 100%. C’è questa ferma volontà della Suzuki di tornare al vertice”. Un abbaglio clamoroso, scaturito dall’enorme fiducia in Roberto Gallina, con cui nel 1982 aveva vinto il titolo.

Uncini parlò senza aver visto la moto dell’85: la prima uscita avvenne a inizio febbraio a Jarama perché il team fu presentato a Barcellona, complice l’ingaggio di Sito Pons che portò lo sponsor Campsa. I due però girarono con le XR 45 e soltanto a fine febbraio in Sud Africa, a Welkom, ebbero modo di testare la nuova moto. Diverse le novità, a partire dal carter motore passando per il sistema di alimentazione a valvole e ancora gli ammortizzatori e il telaio con la parte posteriore ricavata dal pieno.

Uncini non sembrò particolarmente preoccupato, anzi: “Se io e Sito potremo disporre fin dalla prima gara di una moto in ordine, un pensierino al Mondiale lo potremo anche fare”. Le attese furono ridimensionate un mese dopo, nel GP inaugurale a Kyalami, dove divenne evidente come la partecipazione ufficiale della Casa di Hamamatsu fosse un bluff. In prova Uncini fu decimo a 3”2 da Freddie Spencer mentre Pons fece un filo meglio: ottavo a 2“49 dalla Honda. In gara l’iberico fu di nuovo 8° ma a un minuto e 26 secondi da Eddie Lawson mentre Uncini chiuse 11°, addirittura doppiato: “Brutto? Altroché. È umiliante essere doppiati”. Sotto accusa finì la scarsa cavalleria della moto: “Quando mi ha raggiunto Lawson nel misto avrei potuto anche tenerlo, però sul dritto mi sverniciava”.

Franco si riscattò vincendo la prima gara dell’Italiano, a Imola, ma a Jarama si ripresentò lo stesso copione del Sud Africa: in qualifica Pons 10° a 2”49 da Lawson e Uncini 14° a 3”91. E mentre Sito agguantò due punti con il nono posto, l’italiano finì gambe all’aria nel giro di riscaldamento e non riuscì a ripartire: “Per terra era umido e quando ho accelerato sulla striscia gialla la moto mi è sgusciata da sotto il sedere”. A terra era anche il suo umore e lo scenario non cambiò nel terzo GP, a Hockenheim: 14° in qualifica e poi ritirato, dopo essere rientrato ai box due volte, condizionato dalla gomma posteriore.

“Se fossi rimasto in gara, per cosa avrei lottato, per un 12° posto? Prendere rischi per uno o due punti non ha senso”. Uncini cancellò lo zero in classifica al GP Nazioni con l’8° posto a 1’20” da Spencer e riuscì a concedere il bis soltanto a Misano, dove chiuse sesto ma attardato di 1’18”. E così a fine anno Uncini si ritirò, mettendo in pratica quanto aveva dichiarato a febbraio: “Correre nel Mondiale senza una moto competitiva non ha più senso”.

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