Safety, Service and Security. Sicurezza, servizio e protezione. È il motto della California Highway Patrol, l’agenzia statale resa celebre dalla serie TV "Chips" che esordì in Italia nel 1981. Ma quarant’anni fa, oltre al debutto nelle nostre case, si verificò un evento i cui destini si intrecciarono con quelli del telefilm.

Il 30 maggio, al Costa Mesa Speedway andarono in scena le selezioni americane per il Mondiale di Speedway. Bruce Penhall si aggiudicò tutte le cinque manche guadagnando il pass per le Overseas Finals, il quarto di finale riservato a britannici, statunitensi, australiani e neozelandesi, nel quale vinse Dave Jessup davanti a Chris Morton e Penhall. I migliori 10 si qualificarono per la Finale Intercontinentale di Vojens (Danimarca) in cui Penhall replicò l’en plein precedendo i padroni di casa Erik Gundersen e Hans Nielsen.

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La storia di Bruce


Nato nel 1957 a Balboa Island, un’isola artificiale nel porto californiano di Newport, Penhall era solito gareggiare il venerdì sera sul minuscolo ovale da 190 yard finché nel 1978 non ebbe un colpo di fulmine vedendo a Londra il trionfo iridato del danese Ole Olsen, come raccontò in seguito: "Ero un ragazzino con i denti da latte il cui unico pensiero era vincere un campionato nazionale a Costa Mesa. Ma da quella notte in cui vidi la folla a Wembley, concentrai le mie energie sulla conquista del Mondiale". Un traguardo che sembrava vicino nel 1980 (nella foto), ma nella finale di Goteborg Bruce rimediò un deludente quinto posto che lo fece scoppiare in lacrime davanti alle telecamere. Avrebbe voluto dedicare il successo ai genitori morti in un incidente aereo sei anni prima.

La sua popolarità continuò a crescere, anche grazie al ruolo di prima guida di Cradley Heath nella Lega Britannica, e un anno dopo, il 5 settembre di quarant’anni fa, si trovò a disputare la seconda finale proprio a Wembley con una cornice di 92.500 spettatori: “Sentivo che tanti tifosi mi sostenevano, l’80%, anche se quelli provenienti da Halifax (sede di un club rivale, ndr) mi odiavano”. Non si può certo dire che arrivò riposato a quell’appuntamento perché nei nove mesi precedenti aveva disputato la bellezza di 157 meeting. I suoi principali sfidanti erano l’inglese Kenny Carter e Olsen, che aveva conquistato due dei suoi tre titoli iridati proprio nello stadio londinese. Lo statunitense entrò in scena nella terza batteria, in cui fu al comando fin dal via conquistando i primi tre punti.

Tornò in sella per la settima manche e trovò ad attenderlo proprio Olsen, che alla prima uscita aveva raccolto due punti. Il danese prese subito il comando mentre Penhall riuscì a guadagnare la seconda piazza ai danni di Hans Nielsen soltanto a metà della prima curva. E con due giri a tutta, lo statunitense riuscì a sopravanzare Olsen proprio sul traguardo scatenando il boato del pubblico. Bruce si aggiudicò pure la manche numero 9 e tornò in pista per la numero 14. Partito a fionda, Tommy Knudsen gli fece sudare sette camicie.

Con un’ultima curva a vita persa all’esterno, grazie a uno splendido controllo della moto imbizzarrita, Penhall però lo passò sotto la bandiera a scacchi. Olsen e Knudsen chiusero le loro fatiche, raggiungendolo a quota 12, Penhall aveva però da giocarsi l’ultima manche, in cui finì secondo in scioltezza dietro a Carter, evitando ogni contatto che avrebbe potuto costargli il ritiro: "Ci odiavamo, era il tipo di persona che avrebbe deliberatamente cercato di mettermi fuori corsa".

Gli USA tornarono così in cima al mondo dopo 44 anni di astinenza. “Vincere la finale Mondiale del 1981 ha cambiato la mia vita - ha raccontato spesso Penhall - mi ha aperto porte che non conoscevo”. Fra queste, la recitazione, con la parte di Bruce Nelson nella sesta e ultima stagione dei Chips, prima come cadetto, poi a fianco del celebre Frank Poncherello: iniziò le riprese nel 1982 dopo il secondo titolo iridato individuale e l’oro a squadre. Lo pagavano 4mila dollari a episodio, un’inezia rispetto ai guadagni sulle due ruote, anche se la celebrità presso il grande pubblico è arrivata grazie al piccolo schermo.

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