Quella (s)volta che: serbatoi troppo...espansivi

Quella (s)volta che: serbatoi troppo...espansivi

Serbatoio illegale: lo stop di Bolliger durante la 24 Ore di Le Mans ha ricordato un episodio legato al TT

Una faticaccia di 24 ore, a cui vanno sommati i giorni, anzi le settimane di test, gli interventi sulla moto e la gestione del team. Non vorremmo essere nei panni del tedesco Jan Buhn, dello svedese Jesper Pellijeff e del ceco Ondrej Jezek, piloti del Team Bolliger Switzerland #8 che ha concluso l’ultima edizione della 24 Ore di Le Mans in quarta posizione. Ma soprattutto in quelli di Kevin Bolliger, che in inverno ha rilevato dal padre Hanspeter la gestione. Poche ore dopo la conclusione della gara transalpina il team svizzero è stato squalificato per la non conformità del serbatoio della Kawasaki ZX10R. Al 4° posto è così salito il National Motos mentre la formazione italiana No Limits Motor Team è balzata al 6°.

La stagione del Team Bolliger non era iniziata nel migliore dei modi perché a maggio il tedesco Nigel Walraven, il suo pilota più esperto, è caduto violentemente nei test di Hockenheim rimediando un infortunio alla spalla. Al suo posto a Le Mans avrebbe dovuto correre Marcel Brenner, impegnato però nel secondo round dell’IDM, il campionato tedesco, a Most, in Repubblica Ceca (per lui un 3° posto in Gara 1 e un ritiro in Gara 2). Il Team Bolliger ha così ingaggiato Jezek che in qualifica si è dimostrato più lento di un secondo di Buhn e di mezzo secondo di Pellijeff. Ciò nonostante hanno completato 831 tornate, chiudendo quarti a 24 giri dallo Yoshimura SERT Motul. Venticinque i pit stop effettuati dal team svizzero, così come quelli del BMW Motorrad World Endurance Team giunto terzo. Meno soste hanno effettuato soltanto i vincitori, il No Limits e il team ufficiale Honda, anche se questi ultimi due hanno perso per le soste oltre un’ora.

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Verifiche tecniche fatali


La Kawasaki numero 8 ha invece lasciato in corsia box appena 34 minuti, 15 secondi e 842 millesimi, un valore infinitesimale. Meglio hanno fatto soltanto i vincitori mentre il Webike SRC Kawasaki France Trickstar e il National Motos, secondo e quinto (pre-squalifica) al traguardo hanno impiegato oltre 41’. A parità di moto, i secondi classificati hanno avuto bisogno di due soste per 7’41” in più del Team Bolliger, anche se i ritmi sono stati decisamente diversi: il miglior giro di Jeremy Guarnoni, Erwan Nigon e David Checa è stato di 2”3 migliore del personal best degli svizzeri. D’altro canto, con 305,4 km/h il Team Bolliger ha fatto segnare al 693° giro il picco di velocità massima della gara, a pari merito con la Yamaha YART. Le verifiche tecniche hanno però vanificato ogni sforzo del team svizzero che un anno fa, a Le Mans, si era dovuto accontentare del 21° posto. Una delusione cocente se confrontata con il terzo posto del 2015, i quarti del 2006, 2011 e 2018 e i quinti del 1994, 2004 e 2019. Prestazioni che dimostrano la forza di questo storico team, creato da Hanspeter Bolliger nel 1975 (manager e pilota della squadra) e impegnato nell’Endurance dal 1982, quando fu 10° alla 24 Ore di Imola e 7° alla 24 Ore del Montjuic.

Il precedente nella Formula One TT


Peraltro, c’è chi per il serbatoio fuori norma ha pagato un prezzo peggiore. Nel 1985, al Tourist Trophy, nella Formula One TT vinta da Joey Dunlop, in terza posizione chiuse Steve Parrish, poi squalificato perché il suo serbatoio fu trovato più grande del consentito di 1,35 litri. E pensare che pochi mesi prima alla 200 Miglia di Daytona lo stesso serbatoio era stato misurato e trovato in eccesso per appena 0,1 litri, non abbastanza per essere sanzionato. Secondo il britannico l’unica ragione fu l’espansione attraverso i vapori della benzina a causa del Sole che quel giorno fu particolarmente caldo all’Isola di Man. Oltretutto Parrish non trasse alcun beneficio al TT perché come i rivali si fermò per due rifornimenti. Se non altro, come ama ricordare, prima della squalifica si tolse la soddisfazione di essere premiato al TT assieme alla Leggenda. A conferma della beffa, in precedenza non era mai salito sul podio al TT e non sarebbe più riuscito a ripetersi. Diverso il caso del Team Bolliger, vice campione del Mondo nel 2005 e 2010 dietro al SERT, e che di podi iridati ne ha colti una dozzina, capitalizzando gli errori dei team ufficiali. Per una volta che è accaduto il contrario non è il caso di farne un dramma.

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