PHILLIP ISLAND - Claudio Corti sapeva già che sarebbe stata dura a Phillip Island. Sapeva che avrebbe dovuto seguire lo sviluppo della moto, la MV Agusta F4, ancora in stato embrionale. «Il nostro obiettivo in Australia è arrivare davanti alle moto EVO» aveva detto prima di arrivare a Phillip Island. Ma almeno in questi due giorni di test, di EVO davanti, ne ha tre: la Ducati di Canepa e le Kawasaki di Salom e Foret. La F4 è in crescita, ma nel secondo giorno di prove, Corti, è stato protagonista di un volo alla velocissima curva 11, per fortuna senza conseguenze, che non gli ha permesso di migliorarsi. Sviluppare una moto da zero non è facile. E non è facile nemmeno debuttare nel mondiale. E questo lo hanno capito subito nel team EBR, dove i piloti Yates e May (nella foto) sono stati costantemente il fanalino di coda della classifica. I due americani ieri pomeriggio non hanno girato, perché il team ha preferito lavorare sulle moto, finite proprio prima di arrivare in Australia, mentre martedì hanno girato parecchio. I tempi sono ancora molto alti, perché May si è fermato a più di cinque secondi da Sykes mentre Yates è a sei secondi e mezzo, ma che il distacco dai primi sarebbe stato elevato, nel team, lo sapevano ancora prima di partire. L’obiettivo è quello di ridurlo durante la stagione, ad iniziare da Aragon, quando per le moto arriveranno i primi aggiornamenti. Il problema principale, però, è che EBR 1190 RX sono ancora parecchio lente sul dritto, circa 40 km/h in meno rispetto alle migliori Superbike. Una differenza che sulla pista spagnola, sarà anche superiore, visto il lungo rettilineo. Giulio Fabbri