ASSEN - Per tre giri, Sylvain Guintoli, è stato al comando del mondiale. Lo è stato fino a quando, in gara 2, il pilota dell’Aprilia ha alzato la mano indicando alla Direzione Gara che così non si poteva più andare avanti. L’acqua in pista era troppa, l’aquaplaning era l’unica costante. In più, quelli dietro non vedevano nulla. Il suo è stato un bel gesto. Sportivo, fatto in nome della sicurezza di tutti. L’acquazzone che si è abbattuto sul tracciato di Assen, gli ha giocato un brutto scherzo. La doppietta, la prima della carriera, era alla sua portata, perché la pista olandese è una delle sue preferite e sul bagnato lui va molto forte. Non gli piace l’acqua, ma ci va forte. Solo che questa volta ha peccato un po’ di presunzione, perché una volta tornati in pista, dopo aver recuperato su Rea nelle prime fasi della seconda gara - partita dopo un’attesa di oltre un ora per aspettare che spiovesse un po’ - è finito a gambe all’aria, sprecando una gran bella occasione per piegare le Kawasaki, in difficoltà con l’acqua. Se ci fosse stato il sole, con buona probabilità, avremmo assistito ad altre due gare in verde Kawasaki. Sykes e Baz avevano un passo notevole sull’asciutto, ma le condizioni mutevoli del meteo hanno rimescolato le carte. Così dopo tre round è Guintoli il rivale di Sykes. È il francese dell’Aprilia ad essere il più vicino al campione del mondo. Rispetto allo scorso anno è un pilota più maturo, più veloce, tant’è che ha già vinto due gare contro l’unica conquistata nel 2013. Ed anche quando è caduto in gara 2 è risalito come un gatto in sella alla sua moto, abbastanza malconcia, ed è riuscito a recuperare fino alla nona posizione. Per un’Aprilia che va forte ce n’è una che continua a stentare: quella di Marco Melandri. L’articolo completo di Giulio Fabbri lo potete leggere sul numero 17 di Motosprint, in edicola da martedì 29 aprile.