Con quattro costruttori impegnati ufficialmente nel mondiale Superbike, oltre a team che lavorano sodo, l’Italia è senza dubbio una grande potenza del campionato. La Ducati è la Casa che ha vinto di più nella storia delle derivate di serie, l’Aprilia quella che ha dominato negli ultimi cinque anni, mentre la MV Agusta si è affacciata solo da poco, mettendo in mostra però – oltre al grande fascino del marchio – una notevole intraprendenza. Ci sarebbe, anzi c’è, anche la Bimota, ma la situazione della Casa romagnola andrà rivista a metà agosto, quando verrà decisa la sua posizione nel campionato dopo aver verificato il numero minimo di moto prodotte. Il sospetto è che vincere piaccia a tutti, come è naturale, ma che battere un rivale nazionale sia ancora più bello rispetto a dare la paga alla concorrenza giapponese. Non è un caso che, con l’uscita del nuovo regolamento, le reazioni più interessanti siano venute proprio dagli italiani, mentre i giapponesi, rappresentati dai team che schierano le varie Honda, Suzuki e Kawasaki, hanno accettato con maggior distacco le nuove regole. La SBK che verrà (il prossimo anno) sta già dividendo il paddock: le limitazioni tecniche che frenano lo sviluppo, i presunti vantaggi dati ai motori bicilindrici e la scomparsa, ad un solo anno dalla nascita, della EVO, stanno disegnando nuovi scenari. Bene, cerchiamo di scoprire cosa ci aspetta attraverso le dichiarazioni dei protagonisti, iniziando con una domanda molto diretta: il nuovo regolamento favorisce la Ducati e svantaggia l’Aprilia?

Romano Albesiano (Aprilia)

L’uomo a capo dell’attività sportiva Aprilia, la situazione non è per niente positiva. Romano Albesiano (Ducati) «Questo regolamento è l’ultimo tassello di un’evoluzione della SBK che toglie opzioni alla nostra RSV4 e ne offre ad altri. La nostra moto nasce con il ride by wire a doppio motore, possiamo spostare il motore nel telaio, cambiare molto nella ciclistica, abbiamo il cambio estraibile. Bene, il cambio estraibile non servirà più a nulla visto che ci sarà una sola scelta di rapporti. E questo penalizzerà non poco i 4 cilindri perché con una sola scelta di rapporti in uscita da certe curve saremo penalizzati rispetto a chi ha 200 cm3 (e quindi una coppia maggiore) in più. Inoltre non si può lavorare in senso racing più di tanto sul motore».  

Luigi Dall'Igna (Ducati)

Sulla sponda Ducati, le reazioni al nuovo regolamento sono ben diverse. «Come sempre è frutto di compromessi – spiega Gigi Dall’Igna, l’ingegnere che è a capo del Racing Ducati, MotoGP e Superbike –. Da un lato limita la libertà dei tecnici e a noi questo non piace, ma dall’altro tiene conto della crisi. Era necessario fare un passo indietro, non facciamo finta che la crisi non ci sia. Fino allo scorso anno ho avuto team satellite in SBK e facevano molta fatica a trovare il budget per la stagione. Adesso stiamo andando verso una SBK meno sofisticata, ma nemmeno così semplice come le attuali EVO; un buon compromesso, direi. So che non tutti sono felici di queste regole, ma per noi va bene: c’era bisogno di qualcosa di più restrittivo. Anche a noi spiace dover buttare il progetto EVO di quest’anno, e dovremo preparare una nuova moto di serie come base per la prossima stagione, tutte cose alle quali siamo preparati». Il resto completo lo potete leggere su Motosprint in edicola da martedì 5 agosto.