Passa le giornate ad allenarsi, perché un pilota deve sempre farsi trovare pronto, ma per Ayrton Badovini la stagione che sta per iniziare è quella della verità, quella che non ammette errori. Il piemontese ha concluso in anticipo la stagione 2014, per l’estromissione della Bimota dal campionato (leggi QUI)  e ha rischiato di restare a piedi. Poi è arrivato l’ingaggio da parte di un team nato da poco: il JR, presentato a Magny Cours, ma con base in Germania a Rosenheim e cuore e portafoglio a Santo Domingo. Un bel puzzle nel quale colpiscono la fantasia le iniziali, JR, le stesse del proprietario José Robinson e della figlia Jocelin che sarà di fatto la team manager. Ma non sarà la sola donna in tenuta JR, visto che Emma Voces ricoprirà il ruolo di coordinatrice della squadra. Con loro l’ex pilota Troy Corser, consulente e icona nel box. Badovini spera molto nella nuova avventura, perché ha bisogno di uscire da una stagione che ha avuto i contorni di un incubo con retrogusto frustrazione... Ayrton, quanto è stata difficile la stagione passata? «Siamo partiti con il progetto Bimota che, sulla carta, non doveva neppure iniziare, ma con l’entusiasmo di Francesco Batta (il team manager, ndr) ci siamo riusciti. E sono arrivati anche i risultati: tra le EVO eravamo i più forti e, anche se non prendevamo punti, la competitività c’era. Ma c’era anche il fastidio nel sentire affermare “ho vinto” da chi invece era arrivato secondo. Non è il massimo dello stile. E neppure quello che è successo con la Bimota. Mi sono ritrovato a piedi, forse ho sbagliato a non accettare le proposte che mi erano arrivate, ma sono rimasto fedele a Batta al quale devo tanto». Ora, però, basta con il passato: pensiamo al futuro. Come vedi la stagione che, a suon di test, sta incominciando? «Vedo un bel campionato e spero che il regolamento, magari con qualche altro piccolo aggiustamento, assicuri un grande livellamento e gare spettacolari. Speriamo che non salti fuori una moto troppo più forte della altre». Guiderai una BMW. Con questa marca hai vinto in Superstock; il motore tedesco era anche sulla Bimota. Che idea ti sei fatto sulla competitività della BMW e dei rivali? «La Kawasaki ha molto da fare per adeguarsi al regolamento, ma ha un’ottima base e due piloti veloci, la Ducati è forse quella più a posto già adesso, mentre Honda e Suzuki dovranno fare un lavoro maggiore, perché la prima è la meno racing del lotto, mentre la seconda è un progetto un po’ datato. Però conosco la Superbike e so che i test non sono sempre veritieri. I veri valori in campo non si vedranno nemmeno all’incontro di inizio stagione, a Phillip Island, ma quando cominceranno le gare europee. Prima dell’Europa c’è spazio per gli exploit - vedi la Suzuki in Australia lo scorso anno - e per chi rischia di più; dopo no, conta davvero il pacchetto». Cosa pensi della tua nuova squadra, un po’ esotica? «Per adesso non ho visto fisicamente la sede del team e non ho avuto molti contatti. So che si stanno dando molto da fare e che sgobbano molto, ma sono troppo nuovo per dare giudizi: ho firmato il contratto solo una settimana fa! Immagino che avere la “testa” a Santo Domingo complichi un po’ le cose sotto il profilo burocratico, ma forse è una mia impressione». E con la BMW come ti trovi? «È un marchio con cui sono molto in sintonia. Di solito mi trovo bene in ogni realtà, ma con loro è sempre andata bene». È stato un finale di stagione incredibile, con la rimonta di Guintoli su Sykes che sembrava impossibile. Come l’hai vissuta? «Male. Da quando la Bimota è stata estromessa, ho seguito il Mondiale solo guardando i risultati sul computer. È difficile ritrovarsi da pilota a spettatore sul divano dal giorno alla notte! Poi ho deciso di guardare in TV la gara del Qatar e l’ho vissuta con un’agitazione incredibile. Si vede che non sono uno da divano... Non pensavo che Sylvain riuscisse nell’impresa: è stato davvero al di sopra delle aspettative. Sykes, invece, ha avuto una stagione double face: mostruoso nella prima parte, contratto nella seconda». Stiamo vivendo un cambio epocale in SBK: le Case ufficiali vanno via e restano i team, cosa ne pensi? «Più che l’ufficialità è importante l’impegno. Ricordiamo cosa fece un team privato (l’Althea, ndr) con Carlos Checa nel 2010. Vinse il titolo mondiale, battendo le moto ufficiali. E se una Casa aiuta le squadre è meglio, perché ci possono essere sei moto competitive e non solo due». Cosa c’è che non ti piace? «La flessione del numero degli spettatori; bisogna riportare il pubblico sulle tribune, magari dimezzando il prezzo del biglietto. La Superbike è nel motorsport la specialità più vicina alla gente e ha bisogno della sua presenza in circuito. La MotoGP è molto più mediatica ed è giusto che abbia milioni di spettatori in TV, la Superbike deve averne molti anche a bordo pista». Quando vedremo le BMW del team JR in azione nei test? «Di sicuro nei test di gennaio, ma stiamo lavorando per provare prima, la voglia di esserci dopo l’incubo di restare a piedi è ovviamente tantissima». Marco Masetti